La misteriosa scoperta che getta nuovi dubbi sulle origini dell’uomo

Sulle nostre origini ci sono ancora tante domande irrisolte, ma per fortuna la nostra fame di conoscenza, l’evoluzione e l’avanzamento tecnologico, giorno dopo giorno ci permettono di apprendere qualcosa in più. E in particolare è appena avvenuta una scoperta tanto curiosa quanto misteriosa, e soprattutto che apre nuove strade sulla comprensione delle origini dell’uomo.

Scoperti i resti di un’intera famiglia Neanderthal

Per la prima volta in assoluto sono stati rinvenuti i resti di un’intera famiglia Neanderthal, un ritrovamento che ha dell’epocale e che è stato effettuato tra i monti Altai, in Siberia. Un’enorme notizia scientifica che però nasconde anche un grande velo di mistero.

Il ritrovamento è avvenuto grazie al lavoro svolto da un gruppo di ricercatori guidati dal recente premio Nobel per la medicina Svante Pääbo, e di cui fa parte anche Sahra Talamo dell’Università di Bologna, unica italiana del team. Ma l’assoluta particolarità in tutto questo è che i ricercatori hanno sequenziato e datato per la prima volta il genoma di un intero gruppo di Neanderthal, non solo di una singola persona come era avvenuto fino a questo momento.

Stendo agli studi condotti, i 17 resti rinvenuti all’interno delle grotte sono di individui vissuti più di 50 mila anni fa. Ulteriori analisi sul Dna hanno poi portato a identificare una data ancor più precisa: circa 54 mila anni fa. I tredici resti ritrovati nella grotta di Chagyrskaya appartenevano a sette uomini e sei donne Neanderthal: otto adulti e cinque tra bambini e adolescenti, e tutti parenti stretti. In particolare sono stati identificati un padre e la figlia, e una coppia composta da un ragazzo e una donna adulta, forse la cugina o una zia, o probabilmente la nonna.

L’alone di mistero su questa scoperta

C’è però un grande alone di mistero che si aggira intorno a questa scoperta: dal momento che le ossa sono state rinvenute nella stessa grotta, si può dedurre che queste persone siano morte tutti insieme o a breve distanza temporale l’uno dall’altro.

E la domanda ovviamente sorge spontanea: come è successo? Secondo gli studiosi è possibile avanzare solo alcune ipotesi, come il fatto che a sterminarli tutti sia stata una malattia, oppure un tragico evento improvviso come un’eruzione o un’alluvione che ha ostruito la caverna impedendogli di uscire. Ma la verità è che, probabilmente non lo sapremo mai. Ciò non toglie che i loro resti raccontino comunque molto dell‘organizzazione sociale dei Neanderthal, argomento di cui finora sapevamo molto poco.

Cosa si è compreso dalla scoperta

Secondo Laurits Skov, dell’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva e primo firmatario dell’articolo pubblicato su Nature, gli individui presentavano una variabilità genetica molto bassa che fa supporre si trattasse di un gruppo composto da non più di 10-20 individui, di dimensioni simili ai gruppi di specie in via di estinzione.

Non erano, tuttavia, una comunità isolata: nella seconda grotta, quella di Okladnikov, gli altri quattro resti hanno mostrato un collegamento del Dna mitocondriale (ereditato dalle madri), quindi avvenuto tramite la migrazione femminile.

Dati che si sono rivelati importantissimi e che devono farci riflettere sul ruolo che la donna ha sempre avuto sin dall’inizio della storia evolutiva. Ciò vuol dire che erano le donne che si spostavano da una comunità all’altra anche al fine di mettere su famiglia.

Infine, c’è da sottolineare che questa scoperta è avvenuta in una zona dove dove alcuni anni fa venne identificato una nuova specie umana, i Denisoviani, che vivevano nello stesso periodo dei Neanderthal e dei Sapiens, anche se i resti ultimamente riportati alla luce non mostrano alcun segno di mescolamento con i Denisoviani.