L’incredibile scoperta al largo del Mare d’Irlanda

Tutti conoscono il Titanic e la sua drammatica storia: il transatlantico, nel corso del suo primo viaggio verso l’America, colpì un iceberg e affondò nel giro di pochissime ore, inabissandosi nelle profondità oceaniche portando con sé circa 1.500 persone che non riuscirono a mettersi in salvo. Ma non molti sanno che la sua travagliata vicenda è strettamente legata a quella di un’altra nave, che un secolo fa scomparve nel nulla. Finalmente, il suo relitto è stato oggi trovato.

La nave che tentò di salvare il Titanic

Facciamo un tuffo indietro nel tempo, tornando al 15 aprile 1912: il Titanic, con il suo carico di umanità accomunata dal desiderio di vivere un’avventura meravigliosa dall’altra parte dell’oceano, sta navigando tranquillamente in quello che è il suo viaggio inaugurale, ignaro della sorte che lo attende. Poche ore prima della tragedia, l’equipaggio della SS Mesaba invia un messaggio al transatlantico, con l’obiettivo di avvisare del pericolo incombente. In quel tratto oceanico, vi sono iceberg giganti dai quali tenersi alla larga. Il messaggio, in effetti, raggiunge il Titanic, ma per qualche motivo non viene trasmesso al ponte. E il resto è storia, una storia terribile che ancora oggi ricordiamo con dolore.

Ma che ne è stato della Mesaba, la nave mercantile britannica che tentò di mettere in allarme il transatlantico, purtroppo senza riuscire ad impedirne il tragico destino? Varata a Belfast nel settembre 1897, iniziò ad operare l’anno successivo attraversando più e più volte l’oceano Atlantico. Nonostante alcuni incidenti di percorso, continuò i suoi viaggi sino a quando, nel settembre 1918 (ovvero 6 anni e mezzo dopo la tragedia del Titanic), venne silurata e affondata da un sottomarino tedesco al largo della contea di Wexford. Ben 20 membri dell’equipaggio persero la vita, mentre altri 78 riuscirono a salvarsi. Da quel momento, della nave non si ebbero più notizie.

Il ritrovamento della SS Mesaba nel Mare d’Irlanda

Gli esperti sapevano che la Mesaba era affondata al largo del Mare d’Irlanda, ma la posizione precisa del relitto non è mai stata scoperta. Fino a quando un team di ricercatori della Bournemouth University e della Bangor University non sono riusciti nell’impresa. Per individuare ciò che resta della nave mercantile, gli scienziati si sono affidati alla tecnologia: utilizzando il sonar multibeam, un ecoscandaglio multifascio di ultima generazione, è stato possibile mappare il fondale marino nei dintorni dell’area in cui si credeva che il Mesaba si fosse inabissato.

Prima di identificare la nave mercantile che stavano cercando, gli esperti hanno scandagliato le profondità del Mare d’Irlanda individuando ben 273 relitti, tutti situati in un’area di circa 20mila km quadrati. “Siamo riusciti a sviluppare un metodo relativamente economico. Prima dovevamo immergerci più volte per identificare un relitto: ora, invece, ci basta collegare le informazioni che riceviamo dal sonar con quelle storiche, senza dover interagire fisicamente con ogni nave affondata” – ha spiegato Innes McCartney, uno degli scienziati coinvolti nella scoperta.

In effetti, una delle principali difficoltà è che negli abissi marini è molto buio, quindi non è possibile vedere ciò che si ha davanti fin quando non ci si avvicina molto. Il sonar, in particolar modo quelli più all’avanguardia, permette di scandagliare i fondali individuando anche ciò che non si riesce a vedere ad occhio nudo. Ed è così che, finalmente, abbiamo aggiunto un nuovo tassello alla storia della SS Mesaba, che era rimasta dimenticata sott’acqua per oltre un secolo.