Giornata internazionale del Caffè: il giro del mondo con Volagratis.com fra curiosità e segreti

Una tazza di caffè non è mai semplicemente una bevanda: è un modo per viaggiare in giro per il mondo, attraverso aromi e sentori. Lo sa bene Volagratis.com che in occasione dell’International Coffee Day che si celebra il 1 ottobre, ha deciso di stilare un itinerario alla scoperta delle mete legate alla storia e alla cultura del caffè.

Il giro del mondo con una tazzina di caffè

Da Venezia e Napoli, passando per il Vietnam e la Svezia, sino all’Etiopia, sono 10 i luoghi selezionati da Volagratis.com fra leggende, storia e arte dei chicchi di caffè.

Un caffè a Venezia

Venezia fu, secondo una teoria, la prima città italiana in cui arrivò il caffè. Leggenda vuole che nel 1585, Francesco Morosini, di stanza a Costantinopoli, portò il caffè in Laguna dopo un lungo viaggio. Nel 1683, in Piazza San Marco, venne fondata la più antica Bottega del Caffè d’Europa e in 70 anni in città ne nacquero altre 206, così tanto che il Senato dovette intervenire per limitarle. Tra queste c’è il leggendario Caffè Florian, fondato nel 1720, luogo di passaggio di artisti e intellettuali come Charles Dickens, Ernest Hemingway, Silvio Pellico e Rousseau. Fu proprio in questo locale che venne servita l’ultima tazzina a Casanova, prima che abbandonasse Venezia.

Un caffè a Trieste

Trieste vanta una storia lunghissima legata al caffè, così tanto da aver dato origine a un vocabolario particolare legato alla tazzina. Se si visita la città, infatti, per ordinare un espresso bisognerà chiedere “un nero”, mentre aggiungendo all’ordinazione “in bì” lo potrete avere servito in vetro. Chi non può rinunciare al cappuccino invece dovrà ordinare un caffelatte.

Un caffè a Napoli

A Napoli il caffè si diffuse ufficialmente dopo la metà del ‘700. In realtà la bevanda era conosciuta da tempo e, per via del suo colore nero, veniva considerata opera del diavolo. Sino a quando, nel 1771, il caffè venne servito durante un banchetto nella Reggia di Caserta insieme al kipferl (il cornetto). L’accoppiata fu così fortunata che si diffuse in tutto il Regno e nelle vie di Napoli iniziarono a spuntare locali che servivano il caffè. Fra i più famosi troviamo il Gran Caffè Gambrinus, il Gran Caffè La Caffettiera e il Gran Caffè Cimmino dove si trova la “Bibbia del Caffè”.

Un caffè in Svezia

In Svezia, la pausa caffè è chiamata Fika ed è un fenomeno sociale che ricorda la pausa caffè all’italiana, assumendo però una ritualità diversa. Obbligatoria in tutti i luoghi di lavoro, la Fika viene considerata un modo per socializzare ed essere produttivi. Proprio per questo gli svedesi si prendono tutto il tempo di cui hanno bisogno, sorseggiando una tazza di caffè filtrato, scuro e senza zucchero, accompagnato a torte e pasticcini, denominati Fikabröd.

Un caffè in Turchia

Chiamato anche Turk Kahvesi e considerato “patrimonio immateriale dell’umanità”, il caffè turco è un’istituzione. In passato, quando veniva servito presso il Sultano, prevedeva l’arrivo dei “gran caffettieri” (kahveci başı), considerati più importanti anche del primo ministro. Alla bevanda è legata poi un’antica tradizione che riguarda la richiesta di matrimonio. Il pretendente e la sua famiglia si presentano a casa della futura sposa per chiederne la mano al padre e durante l’incontro la giovane prepara il caffè. Le tazzine sono zuccherate, tranne quella dello sposo in cui viene messo del sale. L’uomo deve berlo senza lamentarsi, testimoniando così la pazienza che avrà nella vita coniugale.

Un caffè in Austria

Presso la corte asburgica fu Franz Koltschitzky, grande viaggiatore, a riconoscere il potenziale del caffè. Si fece regalare dei sacchi dall’Imperatore, fiutando l’affare, e aprì “Zur blauen Flasche”, la prima bottega in Occidente in cui veniva servito il famoso “vino d’Arabia. Inizialmente i viennesi non apprezzarono la bevanda, così l’imprenditore decise di aggiungerci latte e miele, dando vita al Wiener Melange che si diffuse con successo.

Un caffè in Vietnam

In Vietnam la preparazione del caffè avviene con ritmi lenti e la bevanda è ricca di aromi e note di mandorla con la presenza del burro di cacao e dello zucchero nella tostatura. Il caffè tipico vietnamita, denominato ca phe nau, viene servito con del latte condensato e ghiaccio, ma è possibile assaporare anche le varianti con uovo o yogurt. Nel Paese inoltre si trova il World Coffee Museum, un museo che racconta l’antica tradizione del caffè vietnamita.

Un caffè in Colombia

In Colombia possiamo trovare ben 14 diverse varietà di caffè, una per ogni dipartimento. La prima e più antica testimonianza sulla pianta nel Paese è del sacerdote gesuita José Gumilla che nel 1723 ne parlò nel libro “El Orinoco ilustrado”. Non solo: dal 1927 la Colombia vanta un gruppo di coltivatori di caffè visionari: la Federación Nacional de Cafeteros (Fnc), dove a ricoprire ruoli di prestigio sono soprattutto donne.

Un caffè in Brasile

In Brasile il caffè è arrivato grazie a un mazzo di fiori. Secondo un’antica leggenda nel Settecento un diplomatico portoghese donò alla moglie di un governatore un bouquet. Al suo interno inserì anche alcuni chicchi di caffè nella speranza di riuscire a sedurla. Il seguito della storia non è conosciuto, da quel momento però la passione per il caffè si diffuse in tutto il Paese. Nelle caffetterie del Brasile non si beve un espresso, ma il Caffè Brasiliano, dove gli ingredienti principali sono caffè, latte, cacao e Baileys. L’amore per questa bevanda è così forte che nel 2001 è stato creato un francobollo all’aroma di caffè.

Un caffè in Etiopia

Secondo la leggenda in Etiopia il caffè sarebbe stato scoperto dal pastore Kaldi. L’uomo aveva notato il comportamento strano delle sue capre dopo aver mangiato delle bacche rosse. Decise dunque di assaggiare i frutti e ne scoprì l’effetto energizzante. Oggi il caffè in Etiopia è legato a tradizioni e cerimonie uniche. I chicchi vengono lavati e tostati, poi si brucia dell’incenso in una ciotola di coccio. L’infuso viene bollito e lasciato raffreddare, arricchito con spezie e servito nelle tazzine dai colori accesi, le “Fingiàn”.

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