La scoperta che riscrive la storia di uno dei luoghi più famosi al mondo

È una scoperta che potremmo definire “epocale” quella che vi stiamo per raccontare. La storia di uno dei più affascinanti, iconici e misteriosi monumenti del mondo, grazie a una nuova ricerca, è stata praticamente riscritta. Un’analisi paleoecologica basata sullo studio di pollini fossilizzati è stata in grado di dare un risposta a una delle domande che, dai secoli dei secoli, si pongono gli essere umani.

Come sono state costruite le Piramidi di Giza

Ci troviamo nella terra dei misteri per eccellenza: l’Egitto, e proprio qui prendono vita alcuni dei monumenti dell’antichità più affascinanti e indecifrabili del mondo, soprattutto per quanto riguarda la loro costruzione: le piramidi di Giza. Un enigma che vive da secoli in quanto queste strutture sono delle opere architettoniche di estrema complessità realizzate migliaia di anni fa, ma solo con l’uso di tecnologie rudimentali.

Vi basti pensare all’imponente Piramide di Cheope, edificata più o meno 4.500 anni or sono, che attualmente vanta circa 140 metri di altezza che svettano nel cielo grazie a oltre 2,3 milioni blocchi di pietra da 2,5 tonnellate ciascuno. Non a caso è inserita tra le Sette meraviglie dell’Antichità, ed è l’unica a essere rimasta in piedi fino a oggi.

E un nuovo studio, pubblicato sulla rivista dell’Accademia nazionale delle scienze statunitense (Pnas) che è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati dal Centro Europeo per la Ricerca e l’Insegnamento delle Geoscienze Ambientali (Cerege), in Francia, ci ha svelato in che modo è stata costruita.

I ricercatori, guidati da Hader Sheisha, hanno esaminato i granuli di polline presenti in carote di terreno estratte dall’attuale pianura alluvionale che un tempo ospitava un ramo del Nilo. In questo maniera sono stati in grado di ricostruire la tipologia di vegetazione che era presente all’epoca e gli innalzamenti e abbassamenti delle acque avvenuti nel corso del tempo.

Un vero e proprio prodigio ingegneristico che si pensa sia stato eretto grazie a un canale del Nilo oggi scomparso, il “ramo di Khufu”, che consentiva di trasportare verso l’altopiano di Giza le pietre, le provviste e degli altri materiali utili attraverso delle grandi chiatte.

In particolare gli scienziati sono riusciti a fare maggior chiarezza sul paesaggio perduto dell’altopiano egiziano determinando con precisione la presenza del canale e le variazioni di profondità nell’arco di 8mila anni.

Lo studio nel dettaglio

Partiamo dal presupposto che all’epoca della realizzazione delle piramidi, tra 2686 e 2160 a.C., il corso d’acqua era ancora navigabile. Consapevoli di questo, i dati ottenuti hanno rivelato che il livello dell’acqua aumentò di molto durante il cosiddetto Periodo Umido Africano (tra circa 14.800 e 5.500 anni fa). Una crescita che portò alla sostituzione di gran parte del territorio desertico del Sahara con graminacee, alberi e laghi e che fu causata da variazioni nell’orbita della Terra attorno al Sole.

Successivamente, il braccio scomparso del Nilo tornò a ridursi, pur rimanendo navigabile per ancora diverso tempo. In questo modo fu possibile utilizzarlo per trasportare merci e costruire, di conseguenza, le maestose piramidi di Giza. Secondo gli autori, questa scoperta apre un’importante finestra sulle condizioni ambientali che hanno favorito la realizzazione dei monumenti faraonici che ancora oggi sono considerati una delle meraviglie del mondo antico.