Giordania, alla scoperta di Irbid, Capitale della cultura araba

Nell’estremo Nord della Giordania, a pochi chilometri dal confine con la Siria, c’è un gioiello che merita di essere scoperto. A un’ora e mezza da Amman e a tre quarti d’ora dall’antica città di Jerash, Irbid è uno dei siti storici meno noti del Paese e che nasconde un vero tesoro. E dire che sarebbe la seconda città più grande della Giordania, dopo la Capitale naturalmente.

Il Ministero della cultura e della gioventù giordana ha eletto Irbid Capitale della cultura araba. Con le sue radici culturali, che risalgono a secoli fa, la città di Irbid è stata un centro di poesia, arte, teatro e canto e ha donato al mondo arabo diverse icone.

Questo titolo appena conferitole fornisce l’occasione per andare alla scoperta di Irbid ed esplorare i contributi storici e contemporanei della città alla cultura.

Per tutto l’anno, la città ospiterà eventi culturali e mostre per mettere in luce quelle figure politiche, letterarie e sociali che hanno contribuito a elevare lo status di questa città come modello culturale per tutto il mondo arabo.

Fonte: Wikimedia Commons – Sana JanakatUn’antica casa a Irbid

Perché visitare Irbid

Dove oggi sorge la città di Irbid, sono stati ritrovati reperti della prima età del bronzo e tombe dell’età del ferro, a testimonianza del fatto che si tratti di un’area abitata fin dai tempi antichi.

Irbid è anche menzionata nella Bibbia con il nome di “Beth Arbel”, mentre durante l’Impero Romano, quando veniva chiamata con il nome di “Arbela” o “Arabella”, fu una città di secondo piano rispetto alla vicina Abila (Quwayliba), oggi uno dei più importanti siti archeologici della Giordania, risalente, secondo i ritrovamenti rinvenuti, al 3.500 a.C… Entrambe, però, facevano parte della cosiddetta Decapoli, un insieme di dieci città ubicate collocate nei pressi di quella che un tempo era la frontiera orientale dell’Impero Romano, fra le attuali Giordania, Siria e Israele.

Ma l’antico passato di questa città giace ancora nascosto sotto strade e edifici moderni. Ed è un vero tesoro quello che molto probabilmente cela ancora oggi.

A parte il tell (“tumulo”) che sorge nel centro della città, oggi sopravvivono pochissime testimonianze dell’illustre passato di Irbid. Molto di ciò che è stato recuperato negli anni è esposto all’interno del Museo archeologico che racconta la storia non soltanto della città ma di tutta la Giordania, a partire dalle prime suppellettili risalenti a 9.000 anni fa portati alla luce nei pressi dell’odierna Amman.

Anche il Museo Dar as Saraya, ricavato in una splendida villa d’epoca dell’800 costruita dagli Ottomani nel tipico stile dei caravanserragli come prigione, ospita manufatti locali che raccontano la lunga storia di Irbid.

Un luogo inaspettato

Irbid è sede di una delle più importanti università della Giordania, la Yarmouk University, e attira tantissimi giovani da ogni angolo del Paese, e non solo. Non sono moltissimi i turisti che la visitano, ecco perché può essere ancora apprezzata per la sua autenticità: lo stile di vita degli abitanti, i luoghi da loro frequentati non sono ancora stati contaminati dal turismo di massa. I locali dove mangiare, gli stand di street food, i bar dove fumare il narghilè sanno di Giordania.

Punto di partenza per esplorazioni

Irbid è anche il punto di partenza ideale per esplorare una parte di Giordania lontana dalle rotte più turistiche e dalle orde di gente. Basti pensare che dista più di quattro ore d’auto da Petra, il sito più visitato del Paese.

Da qui si possono invece visitare alcuni siti molto belli come Umm Quais, l’antica città Romana di Gadara, sui rilievi che dominano la Valle del Giordano, con le sue magnifiche rovine e i due teatri antichi. Sarebbe anche il luogo dove, secondo la Bibbia, Gesù compì uno dei suoi miracoli più prodigiosi, liberando due uomini posseduti dai demoni. Per questo motivo Gadara è anche una meta di pellegrinaggio.

Da Irbid si raggiunge facilmente anche il sito archeologico di Pella, i cui scavi hanno rivelato la presenza di insediamenti risalenti a 11mila anni prima della nascita di Cristo. La parte visitabile attualmente è molto piccola rispetto a ciò deve ancora essere scoperto e si cela nel sottosuolo.