Roppolo, il piccolo borgo incantato tra lago e montagne

Sorge in un territorio ricco di biodiversità, tra laghi, colline, risaie, boschi e sentieri, l’antico borgo di Roppolo, nel Biellese, posizionato nelle estreme propaggini orientali della collina morenica della Serra Morenica di Ivrea. Da qui è possibile abbracciare con uno sguardo il lago di Viverone e la vallata sottostante.

Tre le ipotesi che ruotano intorno alle origini del nome: si pensa che Roppolo derivi dal latino ‘ara-Apollinis’, ossia ‘altare di Apollo’, in quanto quella zona è stata anticamente abitata da nuclei sia celtici che romani, oppure dal prediale germanico ‘Ropolo, Roptulo’, mentre una terza congettura riguarderebbe il piemontese ‘rocol’, e cioè rocca, arroccamento.

Ciò che si sa con certezza, è che il nome ‘Roptul’ fu attestato per la prima volta nel 936, su una delega dell’imperatore germanico Ottone I di Sassonia sul Vercellese, e consegnato ai nobili del territorio. Qualche decennio più tardi, sarà poi citato come tappa dell‘itinerario di pellegrinaggio della Via Francigena.

Il Castello di Roppolo, principale attrazione del borgo

Tra le attrazioni più belle di questo borgo adagiato sulle colline piemontesi c’è l’affascinante Castello di Roppolo, superstite indenne di invasioni, guerre, assedi, espugnazioni e distruzioni, nonché tappa imperdibile per chi passa lungo il vicino tracciato della Via Francigena. Sin dalla fine del IX secolo si erge sulle sommità dell’anfiteatro morenico, da cui domina tutto il paesaggio circostante, che dai ruderi del Castello di Viverone, conduce lo sguardo ad abbracciare in lontananza le bianche case di Ivrea, la valle e le montagne di Aosta, e il colle di Masino.

La sua posizione strategica ne ha decretato la fortuna nei secoli: numerosi condottieri, infatti, lo utilizzarono come quartier generale, tra cui anche Napoleone Bonaparte. Il castello passò in mano a diverse famiglie nobili cambiando di volta in volta uso: nato come roccaforte diviene dimora fortificata, per poi trasformarsi in alloggiamento signorile e, successivamente, in una elegante residenza di campagna.

La magnificenza del passato sotto la potente famiglia dei conti Bichieri è ancora viva e presente nell’ala duecentesca del maniero, sulla cui parete principale domina lo stemma dei tre bicchieri riempiti di vino a metà, sotto il cappello cardinalizio del Cardinale Guala. Dal 1441 fino alla Rivoluzione Francese, il castello passò sotto la signoria dei piemontesi Valperga, cui si deve la ristrutturazione dell’edificio con l’aggiunta dell’ala Est, in stile rinascimentale, che è andata a definire nei suoi elementi essenziali quella che poi è rimasta fino ad oggi la sua fisionomia. Tuttavia, il nome di Ludovico Valperga è legato ad una oscura storia, tra realtà e leggenda.

La leggenda del ‘murato vivo’

Castello e borgo ritorneranno di proprietà sabauda a causa della storia del ‘murato vivo’. Nel 1800, durante i lavori di restauro di una parete, nella terza stanza della torre fu trovata, dietro un muro, un’armatura completa con tanto di scheletro al suo interno. Le spoglie vennero attribuite a Bernardo Valperga di Mazzè, che scomparve forse per mano del suo vecchio compagno d’armi Ludovico Valperga. Tutto deriverebbe da un contenzioso tra Ludovico e Bernardo: quest’ultimo, caduto in un tranello ordito dal primo ai suoi danni, scomparve improvvisamente nel nulla gettando nella disperazione la giovane moglie Maddalena, che sconvolta vagò per giorni nella campagna circostante alla sua ricerca.

Nello studio realizzato dallo storico Renzo Rossotti risulta che la versione ufficiale della scomparsa di Bernardo Mazzè, attribuita ad annegamento in un fiume, non fu creduta dai Savoia, che confiscarono a Ludovico Valperga il castello, in quanto ritenuto responsabile di omicidio. In seguito all’assassinio, furono sentite urla strazianti nell’edificio, soprattutto nelle notti di luna, tali da alimentare la leggenda arrivata fino ai giorni nostri. Un secolo dopo, una commissione si prese la briga di andare a svelare quel mistero, constatando che si trattava del vento che, formando un mulinello in una stanza dell’ultimo piano, provocava un ululato simile a un lugubre lamento. Tuttavia, nessuna spiegazione fu mai fornita riguardo alle misteriosi apparizioni spettrali.

Relax al Lago di Viverone

Roppolo regala anche esperienze incantevoli in un affascinante contesto naturale, come una gita al lago di Viverone. Inserita nel sistema dei “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino”, l’area fa parte dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Il lago è un’oasi di protezione faunistica, che offre un ambiente naturale ricco di flora e fauna di notevole interesse, ma le sue sponde sono ben attrezzate per l’accoglienza, grazie alla presenza di molti campeggi, villaggi turistici, alberghi e strutture balneari. Qui c’è la possibilità di praticare tante attività all’aria aperta, dall’equitazione al trekking, passando per escursioni in mountain bike e pesca sportiva. Un luogo davvero unico e affascinante.