La campana più grande del mondo è in Italia

Immaginate un suono armonico che, ogni sera, puntuale, parte da un piccolo punto su un colle per cercare di toccare i cuori e la sensibilità del mondo intero. Immaginatelo nell’intento di far vibrare non solo i timpani, ma anche le anime e i cuori di chi lo ascolta: avrete, a questo punto, un’idea di ciò che vuol fare la campana più grande del mondo. Che, per la cronaca, si trova in Italia.

Avrete capito che non si tratta di una campana qualsiasi: non a caso, è chiamata la Campana dei Caduti, battezzata con il nome di Maria Dolens. È dedicata a tutti i caduti di tutte le guerre del mondo, senza alcun tipo di distinzione: né razza, né fede, né sesso, né ideologia. Maria Dolens suona per loro, inneggiando alla pace.

Maria Dolens, la campana più grande del mondo

La Campana dei Caduti troneggia sul Colle di Miravalle, in quel di Rovereto. Circondata da una natura tanto mozzafiato quanto silenziosa, spicca al centro di Largo Padre Jori Eusebio. Arrivarci non è difficile: una passeggiata in salita ed eccola, suggestiva più che mai: alta più di 3 metri, pesa oltre 300 quintali e il colore scuro del meccanismo che la aziona, insieme al suo bronzo, crea un contrasto intenso con i pilastri bianchissimi che la reggono.

Fonte: 123rfCampana dei Caduti a Rovereto

Il contrasto, per altro, è voluto: la campana deve attirare l’attenzione, perché il suo scopo è quello di raccontare, ricordare, di ottenere non solo l’ascolto ma anche lo sguardo di chi la nota. È un monumento che deve dare tanto un senso di continuità quanto restituire la prepotenza della rottura creata dalla guerra. E ci riesce alla perfezione.

La nascita della campana più grande del mondo

Ma come nasce questa campana? Il suo ideatore fu don Antonio Rossaro. Il sacerdote, che operava a Rovereto, era colpito dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale. Gran parte delle famiglie della zona avevano perso i loro cari, per un conflitto sanguinoso. Una volta terminata la guerra, don Rossaro pensò proprio a una campana che doveva essere ricavata da un materiale particolare: il bronzo fuso dei cannoni dei vari Paesi che avevano partecipato alla guerra.

Il sacerdote fece di tutto per perseguire il suo scopo. Prese contatto con ambasciatori e diplomatici e riuscì a fare in modo che il bronzo, già fuso e derivante non solo dai cannoni, ma anche da altre armi e materiale bellico, arrivasse a Rovereto. Fu usata una grande fucina, quella della Fonderia Colbacchini di Trento: nell’ottobre del 1924, la campana venne ufficialmente alla luce.

Decorata dallo scultore trentino Stefano Zuech, la campana più grande del mondo mostrava un bassorilievo con sei aquile, il volto sofferente dell’Ecce Homo e una serie di immagini e frasi volte a celebrare il sacrificio dei caduti. In basso, trentadue figure rappresentavano quattro diverse fasi della guerra: la partenza, la lotta, la morte e la vittoria.

L’inaugurazione, il suono e l’arrivo sul Colle

Il 4 novembre 1925, alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III e di una serie di dignitari italiani e stranieri, la campana venne ufficialmente inaugurata. Attenzione però: la sua prima collocazione non era sul Colle: Maria Dolens rintoccava, infatti, dal torrione Malipiero del Castello di Rovereto, nel centro cittadino. Il suono che però don Rossaro aveva immaginato non corrispondeva a quello della campana: così, si penso a rifonderla e a crearne una seconda versione.

La prima fusione, però, non venne come doveva. Così, si optò per fonderla ancora una volta. I tempi, tuttavia, si erano allungati e, frattanto, era scoppiata un nuovo conflitto: si dovette aspettare così la fine della Seconda Guerra Mondiale per posizionarla al Castello. Una ventina d’anni dopo, però, ecco il nuovo problema: la campana si incrina. Si opta per una quarta fusione, l’ultima. A sostenere i costi economici fu il Lions Club d’Italia, nel 1964.

Nel 1965, la campana è pronta: il suono è perfetto, la sua ultima forma è enorme e ideale per il suo scopo. Mancava solo una cosa: una sede che potesse tenerla al sicuro e darle non solo una casa, ma anche la luce che meritava. Così, si optò per il Colle di Miravalle. Dove, da allora, rintocca ogni sera alle 21.30.