Dagli immigrati in Lombardia 2,2 miliardi nelle casse del Fisco. Cisl-Milano: "I loro contributi …

Dei migranti si dice spesso che lavorano in nero e che frodano il fisco perché vengono pagati sottobanco. Ma questo sembra non essere del tutto provato, almeno stando ai dati dell’ultimo rapporto stilato dalla rinomata Fondazione Leone Moressa di Mestre. Nella nostra regione i cittadini arrivati dall’estero lavorano, dichiarano i loro redditi, contribuiscono al Pil e pagano anche le tasse.

Gli immigrati secondo l’ultimo Dossier statistico Idos sono in Lombardia oltre 1 milione e 142 mila pari all’ 11,5 per cento della popolazione. Nell’annuale rapporto sugli aspetti economici legati al fenomeno migratorio, risulta però che nel 2021 sono il 12,2 per cento dei contribuenti lombardi. E hanno pagato tasse per 2,2 miliardi di euro. Oltre un quinto del gettito Irpef di tutti gli stranieri residenti in Italia. C’è stato il Covid, che soprattutto nel 2020 ha impedito a molti di lavorare, o per lo meno di farlo ai livelli precedenti. E questo si vede nelle dichiarazioni dei redditi del 2021, quelle appunto su cui ha studiato la Fondazione Moressa, che spiega come il differenziale tra redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimanga piuttosto elevato: i contribuenti stranieri in Lombardia sono stati 884.648 e mediamente hanno dichiarato un reddito di 16.550 euro, circa 10 mila meno del reddito medio dei lombardi.

Lavori più faticosi e meno retribuiti, questo si sa e lo dicono tutti gli studi. Lavori che sono mancanti durante il Covid, tanto che per la prima volta nel decennio, i redditi sono calati e così anche i versamenti al fisco. Nel 2020, per la prima volta, diminuisce infatti rispetto all’anno prima il numero dei contribuenti nati all’estero (- 1,8 per cento). L’impatto della pandemia è ancora più evidente sul volume dei redditi dichiarati (-4,3 per cento) e su quello dell’Irpef versata (-8,5 per cento).

Detto questo, la Lombardia rimane in vetta alla classifica delle regioni dove i cittadini stranieri guadagnano meglio, circa 2 mila euro all’anno più della media nazionale. Questo spiega perché la regione, e Milano in particolare, attirino lavoratori nati all’estero con le percentuali più alte d’Italia, anche se l’altra faccia della medaglia è l’alto costo della vita.

Tornando a spulciare le tabelle, si scopre che ogni lavoratore straniero in regola ha pagato 3.860 euro di tasse in un anno, contro i 6.600 dei lombardi.
La provincia di Milano da sola guida la classifica delle città italiane per numero di immigrati che pagano le tasse (oltre 334 mila), prima di Roma, Torino, Brescia, Firenze e un’altra sfilza di capoluoghi. Nell’area metropolitana, dove la quota di residenti stranieri si attesa attorno al 9 per cento, i contribuenti stranieri risultano essere oltre il 14,5 per cento.

Insomma, più contribuenti che residenti, in percentuale, almeno.Il reddito medio dell’immigrato che abita nel Milanese sale a 17.680 euro, quindi più della media regionale, ma oltre 13 mila euro meno del reddito medio corrisposto agli italiani che vivono nell’area provinciale. Subito dopo vengono le province di Brescia, Bergamo e Varese, altre zone dove le aziende hanno molto bisogno della manodopera straniera.

Sempre nel Milanese, il gettito Irpef prodotto dagli immigrati supera il miliardo: la media annuale versata al fisco dal lavoratore straniero è oltre i 5 mila euro, 3.400 euro meno dell’italiano che abita e dichiara nella stessa zona. ” A livello provinciale, il primato non spetta a Milano ma a Prato, con 23,4 contribuenti stranieri ogni cento – si legge nel rapporto della Fondazione Moressa – . Oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Mediamente i contribuenti stranieri rappresentano il 10,1 per cento del totale, ma al Centro- Nord i valori si alzano. I contribuentinati all’estero ” più ricchi”sono in Lombardia”.

Legge i dati con soddisfazione Maurizio Bove, responsabile immigrazione della Cisl Milano metropoli: ” È la conferma che di immigrati c’è un gran bisogno: versano i contributi che servono per pagare le pensioni dei nostri anziani, mentre la stragrande maggioranza di loro non godrà mai dei benefici di questi versamenti. L’immigrazione fa bene alle casse dell’Inps e del fisco”. E i pagamenti in nero? “Loro pagano di più di noi le tasse perché sono molto più controllati – spiega il sindacalista – . Quando vanno a rinnovare il permesso di soggiorno, la Questura incrocia la banca dati dell’Inps e quella dell’Agenzia delle entrate per verificare se tutto viene pagato in regola. Credo che ci sia meno evasione fiscale e previdenziale da parte degli immigrati rispetto agli italiani. E per loro non ci sono nemmeno accordi bilaterali con i Paesi di provenienza che garantiscano la possibilità di andare in pensione tenendo conto anche dei contributi versatia casa prima di espatriare”.
 

di Livio Acerbo #greengroundit #notizie – fonte