Riforma pensione 2023, le tante interessanti novità di questa ultima settimana – BusinessOnline.it

Quali sono le importanti novità di questa settimana sulla riforma delle pensioni 2023? La riforma delle pensioni 2023 torna ad essere centrale nel dibattito politico pur senza alcuna decisione definitiva presa ancora. Nulla è stato, infatti, inserito nel Def relativamente alle novità pensioni per il prossimo anno e il rischio, ad oggi che tutto ancora tace, è che dal prossimo 2023 si torni a pieno regime alla Legge Fornero sulle pensioni. Vediamo di seguito cosa è accaduto in questa settimana nel dibattito sulla riforma pensioni.

  • Corte dei Conti su riforma pensioni 2023 
  • Qual è la posizione Unione Europea su riforma pensioni 2023
  • Ultime posizioni settimana su riforma pensioni 2023 da partiti politici, Inps, sindacati e tecnici

Corte dei Conti su riforma pensioni 2023

Quest’ultima settimana si è aperta con l’intervento del presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, sulla riforma delle pensioni 2023, con la necessità ribadita di garantire una maggiore flessibilità in uscita con un sistema contributivo che è l’unico capace di garantire sostenibilità economica e di calcolare l’importo della pensione in base alla speranza di vita. 

Per il presidente della Corte dei Conti, bisognerebbe puntare su un’età fissa di uscita, con correzioni, da definire, per il calcolo della componente retributiva dell’assegno, che si basa sulla media delle ultime buste paga percepite dai lavoratori, così come avviene per il calcolo della componente contributiva, che considera invece solo ed esclusivamente i contributi effettivamente versati dal lavoratore nel corso della sua vita lavorativa, e attualizzandole, vale a dire considerando gli andamenti economici del momento.

Qual è la posizione Unione Europea su riforma pensioni 2023

Importante passaggio della settimana sulla riforma pensioni 2023 è stato quello segnato dall’Ue. In questi ultimi giorni, infatti, l’Ue ha ribadito l’urgenza per il nostro Paese di ridurre un debito pubblico, ormai troppo alto. 

Secondo quanto precisato dall’Ue, il rapporto tra debito pubblico e Pil dell’Italia dovrebbe scendere al 143,5% nel 2024 e al 141,4% nel 2025 e la stessa Ue chiede all’Italia interventi importanti in cui non rientra, però, la riforma pensioni 2023 per una maggiore flessibilità in uscita per tutti perché costerebbe troppo a fronte delle effettive disponibilità economiche e dei nuovi obiettivi indicati da Bruxelles.

Del resto, già nelle raccomandazioni per il Recovery Fund la stessa Ue aveva chiesto la piena applicazione della riforma pensioni Fornero, a 67 anni di età e con almeno 20 anni di contributi. Considerando, dunque, il peso dell’Ue, le prospettive di arrivare a definire una concreta riforma delle pensioni 2023 sembrano essere molto negative e probabilmente anche quest’anno si chiuderà con un nulla di fatto sulle pensioni.

Se così fosse, non ci sarebbe alcuna modifica dell’età pensionabile per uscite anticipate, quota 102 (che quest’anno permette di andare in pensione a 64 anni di età e con 38 anni di contributi) si esaurirà e forse anche ape social e opzione donna finiranno, tornando così per tutti ad andare in pensione di vecchiaia a 67 anni di età e con almeno 20 anni di contributi e in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno, 41 anni e 10 mesi di contributi, per le donne e indipendentemente dal requisito anagrafico.

Ultime posizioni settimana su riforma pensioni 2023 da partiti politici, Inps, sindacati e tecnici

Durante quest’ultima settimana, sulla riforma pensioni 2023 si sono susseguite anche diverse posizioni e richieste da parte di partiti politici, Inps e tecnici.

La Lega è, infatti, tornata a rilanciare sulla proposta di quota 41 per tutti, cioè per permettere a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi e a prescindere dal requisito anagrafico e sin dall’inizio del prossimo anno, vale a dire da quando la quota 102 si esaurirà.

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, dal canto suo, pur esprimendo un relativo pessimismo sulla possibilità di approvazione di una effettiva riforma delle pensioni 2023 più flessibile, ha rilanciato la sua proposta di uscita anticipata a 63-64 anni di età con la cosiddetta pensione in due tempi, sistema per permettere a chi lo desiderasse di andare in pensione prima dei 67 anni di età, ricevendo una parte della pensione, quella contributiva, prima dei 67 anni, e una parte della pensione, quella retributiva, una volta maturati i normali requisiti per la pensione di vecchiaia (67 anni di età e almeno 20 anni di contributi). 

Solo una volta maturati comunque i requisiti pensionistici normalmente richiesti si riceverebbe così la propria pensione piena. Inoltre, per andare in pensione a due tempi bisognerà raggiungere almeno 63 o 64 anni di età, aver maturato almeno 20 anni di contributi versati allo Stato e una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. 

Da parte dei sindacati, invece, bisogna assolutamente puntare su una riforma delle pensioni 2023, per garantire non solo flessibilità in uscita per tutti ma anche misure specifiche per giovani e donne, pensioni di garanzia per i giovani, come rendere strutturale l’ape sociale e valorizzare i fondi pensione.

Tecnici e consulenti del lavoro hanno poi avanzato in questi giorni una nuova proposta di flessibilità in uscita tra quota 100 o quota 102 flessibile, capace di combinare anzianità contributiva e requisito anagrafico in maniera flessibile, oscillando, in generale, tra i 61 e i 66 anni di età, per favorire il ricambio generazionale a lavoro, e con un parziale ricalcolo contributivo per i beneficiari di quote retributive di pensione o una riduzione in percentuale in base all’uscita anticipata. 


di Livio Acerbo #greengroundit #notizie – fonte