Baci da Torino: all’Eurovision 2022 la musica non ha genere. Achille Lauro non va in finale

Love me gender. Il rimescolamento di generi della musica non è solo crossover e contaminazione, ma anche dei generi sessuali. Libertà totale abbondantemente praticata nelle canzoni dell’Eurovision song contest. Dopo la seconda semifinale, un discreto numero dei concorrenti rimasti – ma clamorosamente non Achille Lauro, eliminato a sorpresa – ne fa un elemento chiave artistico oltre che di immagine e di vita. A volte sbandierato, a volte sottinteso. La serata lo spiega bene all’inizio, coi norvegesi The Rasmus, petti nudi, tatuaggi, trucco e un trash mix di giallo e nero che sembra il Borussia Dortmund. E poi l’israeliano Michael Ben David, ammiccante cavaliere mascarato dandy dalle movenze jacksoniane nei balletti. Senza contare una canzone, I.M., che è il racconto della sua vita difficile da adolescente gay discriminato e bullizzato.

In seguito in serata arrivano altri. La maltese Emma Muscat, ex di Amici con I am what I am, che non solo è un inno ad accettarsi ma ha lo stesso titolo di una canzone di Gloria Gaynor (era nel musical La cage aux folles, in Italia il film Il vizietto). Ovviamente il circa sanmarinese Achille Lauro, che ripete pari pari le prove, tra pizzi, boa trucchi e le vampate di fuoco, aggiungendoci – prima di salire a montare il toro meccanico Roberta – un bacio sulla bocca al suo chitarrista Boss Doms. Come a Sanremo 2021. Troppo? Forse, vista l’esclusione al televoto. Subito dopo di lui l’australiano Sheldon Riley, con Not the same, autobiografia di un ragazzo gay e autistico che trova la forza di andare avanti (e infatti passerà).

Eccezioni a parte però il tutto – forse perché più condiviso e comunemente accettato nella società – è più sottinteso. Né negato né rinnegato, ma neppure così squadernato come anni fa, e basti ricordare la barbuta Conchita Wurst del 2014.
Molti non dicono e lasciano che gli altri pensino come credono. Mahmood e Blanco, ovviamente. Ma anche il trio di sorelle islandesi Systur, che cantano genericamente di speranza ma in conferenza stampa ammettono che è anche quella delle persone trans, commuovendo un giornalista biondo in tacco 12.

Si apre contro i luoghi comuni anche extra sesso, Cattelan ironizza sulle battute straniere sulla gestualità italiana. Laura Pausini spiega in inglese la “strizza”, la paura di essere su quel palco. Non c’è neanche tempo di averla: si prosegue a tambur battente con Serbia, Azerbaijan, Georgia, Malta. Poi un omaggio a Sanremo (che potrebbe ricambiare prendendo nota di come si rispettano i tempi, anzi far pure in anticipo). Poi Cipro, Irlanda, Nord Macedonia – applausi malgrado l’eliminazione dell’Italia del calcio – e l’estone Stefan con Hope, che in barba al gender si dà a un country alla Johnny Cash, da maschione senza se e senza ma. Finale dei concorrenti con Romania, Polonia, Montenegro, Belgio, Svezia e Cechia.

(reuters)

Mentre si vota, i conduttori Mika e Laura Pausini duettano sulla pace nel mondo. Si teme che Putin non cambierà idea vedendoli intonare Fragile di Sting e People have the power di Patti Smith. Forse avrà riflettuto sul suo status internazionale con La solitudine, che chiude l’intermezzo. A quel punto tocca al Volo, malgrado il Covid trovato mercoledì in Gianluca Ginoble, che è in collegamento video mentre i negativi Gianluca Boschetto e Piero Barone sono sul palco. Eccoli con Grande amore, che nel 2015 vinse Sanremo e quasi l’Eurovision (prima nei voti popolari, bocciata dalla giuria di qualità). Una versione rock sinfonica virtuale e virtuosa. Magari la prossima volta si potrebbe lasciarli tutti a casa e verrebbe anche meglio, chissà.

Alla fine, i qualificati. Nella prima semifinale erano passati Boys do cry di Marius Bear (Svizzera), Snap di Rosa Linn (Armenia), Meo haekkandi sol di Systur (Islanda), Sentimentai di Monika Liu (Lituania), Saudade saudade di Maro (Portogallo), Give that wolf a banana di Subwoolfer (Norvegia), Die together di Amanda Georgiadi Tenfjord (Grecia), Stefania della sempre più favorita Kalush Orchestra (Ucraina) e De diepte di S10 (Paesi Bassi). Giovedì sera si sono aggiunti Miss you di Jérémie Makiese (Belgio), Lights off di We are Domi (Cechia), Fade to black di Nadir Rustamli (Azerbaijan), River di Ochman (Polonia), Jezebel dei Rasmus (Finlandia), Hope di Stefan (Estonia), Not the same di Sheldon Riley (Australia), Hold me closer di Cornelia Jakobs (Svezia) e Llàmame di Wrs (Romania) e In corpore sano dei Konstrakta (Serbia).

social experiment di Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait – fonte originale qui

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