Dalla Rai alle pensioni, così si riducono le poltrone dei partiti in Parlamento – Il Sole 24 ORE

I punti chiave

3′ di lettura

Come è noto, dalla prossima legislatura con il taglio dei parlamentari saranno 345 gli scranni di Camera e Senato che non saranno più nella disponibilità delle forze politiche. Con una conseguente ricaduta anche sull’agibilità dei lavori delle Commissioni parlamentari permanenti, che, almeno in alcuni casi, dovrebbero essere accorpate per effetto dell’attesa riforma dei regolamenti dei due rami del Parlamento, su cui però la maggioranza non ha ancora trovato una quadra. Meno posti di prestigio, dunque, per i partiti. Che saranno probabilmente costretti a rinunciare anche a molte ambite poltrone nelle cosiddette “Bicameraline”, ovvero le Commissioni di controllo che hanno un peso non trascurabile nella vigilanza su “sfere” sensibili per la politica, come quella della Rai e degli enti di previdenza e assistenza, Inps in testa, dai quali transitano i circa 400 miliardi destinati al Welfare, al netto della sanità. A prevedere la riduzione da 40 a 30 dei componenti delle principali Commissioni bicamerali, Copasir escluso, e dai 4 ai 10 membri per quelle meno “affollate”, è la proposta di legge, di cui è primo firmatario il forzista Simone Baldelli, che è stata licenziata dalla commissione Affari costituzionali della Camera e attende ora di ricevere il primo via libera dall’Aula di Montecitorio.

Con le prossime elezioni il battesimo del taglio dei parlamentari

A seguito dell’esito del referendum popolare del 20 e 21 settembre 2020, con l’avvio della prossima legislatura, in calendario la prossima primavera (a meno di un’interruzione repentina di quella attuale), scatterà la riduzione dei parlamentari, che scenderanno da 630 a 400 a Montecitorio e, per quanto riguarda i senatori elettivi, da 315 a 200 a Palazzo Madama. Una riduzione che imporrà un ripensamento delle 14 Commissioni permanenti in ciascuno dei due rami del Parlamento. Un ripensamento sul quale le forze politiche si stanno confrontando da settimane nell’ambito del tentativo di riforma dei regolamenti di Camera e Senato, ancora però non andato a buon fine per la mancanza di un accordo complessivo.

Loading…

Il nodo Bicamerali

Una ricaduta diretta dello sfoltimento di deputati e senatori ci sarà anche sull’attività delle commissioni Bicamerali di controllo. Che non potranno che essere ridimensionate almeno nel numero, a meno di non voler notevolmente diluire i loro lavori. Escluso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), quelle potenzialmente interessate da una potatura sono otto: Commissione parlamentare per le questioni regionali; Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (la cosiddetta “vigilanza Rai”); Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza; Commissione parlamentare per la semplificazione; Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale; Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Commissione parlamentare per il controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale; Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Il taglio con la proposta Baldelli

<

p class=”atext”>A fine marzo ha concluso positivamente il cammino in commissione Affari costituzionali alla Camera la proposta di legge a prima firma Baldelli (Fi), che è anche il relatore del provvedimento. Il provvedimento adegua il numero dei componenti della “Bicamerali” (senza toccare però il Copasir) alla riforma costituzionale che ha previsto la riduzione dei parlamentari. Il testo dovrà ora essere votato dall’Aula di Montecitorio, probabilmente a maggio dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà stilato il nuovo calendario.

Scendono da 40 a 30 le poltrone per vigilare sulla Rai e da 18 a 14 quelle per monitorare la previdenza

Il testo Baldelli “tocca” Commissioni strategiche per l’esercizio del potere (anche d’interdizione) dei partiti, come quelle sulla Rai, sugli enti gestori di previdenza, sulle questioni regionali e anche sul federalismo fiscale. E il taglio previsto non è trascurabile perché vengono ridotti a 30 parlamentari (15 deputati e 15 senatori) gli organismi attualmente composti da 40 membri (20 deputati e 20 senatori), come appunto le commissioni su vigilanza dei servizi radiotelevisivi, questioni regionali, infanzia e adolescenza e semplificazioni. Dovrebbero invece scendere da 30 a 20 i parlamentari della Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, da 20 a 16 quella sull’attuazione dell’accordo di Schengen e da 18 a 14 la Commissione per il controllo dell’attività degli enti gestori di previdenza e assistenza. Mentre quella sull’Anagrafe tributari dovrebbe essere composta da soli otto parlamentari, tre in meno rispetto agli attuali undici.

di Livio Acerbo #greengroundit #notizie – fonte