Cosa cambia dopo la terza dose di vaccino per i viaggi

Per uscire da questa pandemia da Covid-19 e per cercare di vivere nella maniera più normale possibile, è ormai necessario sottoporsi alla terza dose di vaccino. Ma cosa cambia per chi ha già fatto la dose booster a livello di viaggi? Facciamo chiarezza.

Cosa cambia in Italia con la terza dose di vaccino

In Italia chi si è sottoposto alla dose booster contro il Covid-19 non ha molti più privilegi (ad eccezione di quelli relativi alla salute) rispetto a chi ne ha ricevute solo due. Ciò che cambia relativamente ai viaggi, nei fatti, è il prolungamento della scadenza del Green Pass e le regole per la quarantena nel caso di contatto con un positivo.

Per i positivi asintomatici che hanno già ricevuto la dose booster, la durata dell’auto-isolamento è di 7 giorni. Dopo questo periodo è necessario sottoporsi a un test antigenico o molecolare, con risultato negativo, al fine di sbloccare il propio Green Pass. Esito da trasmettere alla Asl del proprio territorio, anche con modalità elettroniche.

Nel caso di positivi sintomatici con dose booster, l’isolamento dura invece 10 giorni. Anche in questa circostanza è necessario eseguire alla fine della quarantena un test antigenico o molecolare negativo.

Con la terza dose di vaccino non è obbligatorio mettersi in quarantena nel caso di un contatto stretto con un positivo. Si è però sottoposti ad auto-sorveglianza con l’obbligo di indossare la mascherina FFP2 fino al decimo giorno dall’ultimo contatto con il soggetto positivo. Se non compaiono sintomi non è necessario eseguire un tampone per uscire dall’auto-sorveglianza.

Nell’eventualità in cui dovessero comparire i sintomi dopo un contatto stretto con un positivo, è necessario sottoporsi a un tampone e, se ancora positivo, a un altro al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto. In questo caso per terminare il periodo di auto-isolamento è obbligatorio trasmettere il proprio referto negativo alla Asl.

Viaggiare con la terza dose di vaccino, le regole

Tuttavia, alcuni Paesi hanno deciso di “ammorbidire” le proprie regole di viaggio – anche interne – per coloro che si sono sottoposti alla terza dose di vaccino contro il Covid-19, vediamo alcuni esempi.

Austria, niente tampone per chi ha la dose booster

Secondo la normativa attualmente vigente in Austria e in vigore fino al 31 gennaio, per entrare nel territorio al confine con l’Italia è necessario presentare il Green Pass da vaccinazione o guarigione, ma anche l’esito negativo di un tampone molecolare eseguito entro le 72 ore dal viaggio.

In assenza di quanto richiesto, è obbligatorio sottoporsi a un isolamento fiduciario di 10 giorni, che può essere interrotto a seguito di un test molecolare con esito negativo da effettuare non prima di 5 giorni dopo l’ingresso. I vaccinati con terza dose, invece, possono entrare nel Paese senza dover presentare il risultato negativo di un test per verificare un’infezione da Covid-19.

Germania, terza dose anche per i ristoranti

Il neo cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha annunciato che è in arrivo una stretta sulle regole anti-Covid per entrare nei ristoranti, nei bar e nei pub. Stando a quanto dichiarato, anche i vaccinati senza terza dose e i guariti dovranno esibire un test negativo, rispettando il cosiddetto 2G plus, versione più rigida del Super Green Pass.

Gli inoculati con dose booster, invece, avranno libero accesso alle attività suddette. Inoltre, nel Paese si sta discutendo anche della possibile introduzione dell’obbligo generalizzato del vaccino anti-Covid.

Emirati Arabi Uniti, divieto di viaggio per chi non ha la terza dose

Gli Emirati Arabi Uniti vietano ai propri cittadini non vaccinati contro il Covid-19 di viaggiare all’estero a partire dal 10 gennaio. Ad annunciarlo sono state le Autorità del Paese.

I cittadini con doppia dose, invece, per poterlo fare devono sottoporsi alla terza inoculazione, stando a quanto riferito dall’Autorità nazionale per la gestione delle crisi e delle emergenze e il ministero degli Affari esteri.

Repubblica Ceca, niente test per chi ha la dose booster

Per entrare in Repubblica Ceca i viaggiatori vaccinati devono presentare l’esito negativo di un test Prc effettuato nelle 72 ore precedenti al viaggio. I non vaccinati, invece, devono sottoporsi a 2 test: uno prima della partenza, un secondo tampone Pcr tra il quinto e il settimo giorno dopo l’arrivo e, in attesa del risultato, indossare sempre la mascherina FFP2, senza valvola, anche all’aperto.

Diversa la situazione per chi ha la dose booster. In questo caso, infatti, non vi è alcun obbligo di sottoporsi a tampone.

Terza dose in Europa, a che punto siamo

Il Paese Ue che se la sta cavando meglio nella somministrazione della terza dose è la Danimarca. Qui oltre la metà della popolazione ha già effettuato il richiamo (oltre il 50 per cento). Ben messe per il momento anche l’Irlanda e l’Austria, entrambe a circa il 45 per cento di popolazione vaccinata con terza dose.

Germania e Francia, dal canto loro, hanno già somministrato il richiamo rispettivamente al 39,1 e al 36,1 per cento della cittadinanza, collocandosi nella fascia medio-alta della classifica. Tra gli altri principali Stati del continente si segnalano i ritardi di Spagna e Polonia, entrambe al di sotto del 20 per cento della popolazione vaccinata tre volte.

La maglia nera è invece della Bulgaria, l’unico Paese Ue ad aver somministrato il richiamo a più o meno il 5 per cento della popolazione. Per quanto riguarda l’Italia, circa un 36 per cento dei concittadini si è sottoposto alla terza dose di vaccino contro il Covid-19.

Inoltre, in Francia e in Germania si consiglia di fare la dose booster al terzo mese dalla seconda, mentre in Grecia la scadenza per il richiamo è stata definitivamente fissata a 3 mesi.

Quarta dose di vaccino sì o no

Il Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI), il comitato di consulenza del governo di Londra sui vaccini, ha fatto sapere che, per il momento, la quarta dose di vaccino Covid non è necessaria. Questo perché la terza garantisce un’alta protezione dalla malattia grave provocata dalla variante Omicron nelle persone più anziane.

Secondo quanto riportato dal Guardian, per gli over 65 a 3 mesi dalla terza dose di vaccino la protezione dal rischio di ricovero in ospedale rimane attorno al 90%. Un numero che fa emergere una differenza piuttosto evidente rispetto alla vaccinazione ordinaria: a 3 mesi dalla seconda dose, la protezione scende al 70%. A 6 mesi, arriva al 50%.

Alla luce di questi dati, il JCVI ha raccomandato al governo di continuare a privilegiare la terza dose booster per tutti gli adulti e di congelare eventuali pieni relativi alla somministrazione della quarta dose agli over 80 o agli ospiti delle Rsa.

In Israele, che ha da poco riaperto i suoi confini anche ai viaggiatori italiani, è invece in atto per tutti gli over 60 la quarta vaccinazione che ha riguardato finora oltre 200mila persone. E, secondo i primissimi risultati di uno studio clinico condotto all’Ospedale Sheba di Tel Hashomer (sobborgo di Tel Aviv) per testare la nuova iniezione, una settimana dopo il quarto vaccino il livello degli anticorpi appare quintuplicato rispetto a quello rilevato quattro mesi dopo la terza dose.