Covid Milano, una città in quarantena: 75 mila chiusi in casa dal virus tra contagiati e contatti stretti

di Sara Bettoni

Isolamenti e quarantene, un milanese su 18 è rinchiuso in casa. Fontana: rivedere le regole per i vaccinati con tre dosi. La task force regionale istituisce le priorità per chi richiede i tamponi, più linee negli hub e orari extra in farmacia

Vacanze da quarantenati o isolati per circa 75 mila milanesi. La corsa del virus costringe a casa 122 mila lombardi classificati come «attualmente positivi» nel bollettino di ieri. Un test li ha dichiarati infetti, un altro test dopo almeno 10 giorni li libererà dalla prigionia domestica, a patto che dia esito negativo. Di questi 122 mila, circa 19 mila abitano a Milano. L’effetto Covid va moltiplicato per i loro contatti stretti, che vengono messi in quarantena per una settimana (se vaccinati) o dieci giorni (se non immunizzati). Calcolando una media di quattro contatti per ciascun infetto, si arriva a quota 75 mila milanesi bloccati per colpa del virus: uno su 18. Visto l’elevato numero di cittadini bloccati dal virus seppur senza sintomi, da più parti arriva un invito a rivedere le regole delle quarantene. Secondo il governatore lombardo Attilio Fontana «è più difficile che coloro che hanno fatto la terza dose si contagino, quindi probabilmente si può rivedere la regola per questa categoria». Fontana sollecita una risposta dal Comitato tecnico scientifico nazionale, che discuterà la questione domani.

La task force tamponi

La crescita dei contagi fa lievitare la domanda di test e manda in tilt la rete di punti tampone pubblica. I pazienti sono costretti ad attendere ore in coda e faticano a trovare disponibilità in tempi ragionevoli. Per limitare i disagi, la Regione ha istituito un’apposita task force. Questi i risultati della prima riunione: tutti dovranno fare uno sforzo in più, dagli ospedali alle farmacie fino ai medici di famiglia. E per la prima volta si daranno priorità diverse ai pazienti, a seconda delle necessità. Il primo rimedio prevede un aumento dell’offerta. Da domani aprirà un nuovo centro massivo a Gallarate, al punto drive through di Trenno a Milano sono già state aggiunte otto linee e si lavora per aprire un hub alla Fiera. Per quanto riguarda gli ospedali pubblici, verranno invitati a riconvertire i propri centri prelievi in punti tampone in alcuni orari dedicati.

Medici e farmacisti

La Regione chiede aiuto anche ai medici di famiglia e ai pediatri. Verranno invitati a proporre il test in studio ai propri pazienti. Finora le due categorie sono state coinvolte solo marginalmente nella macchina-tamponi. Nel Milanese prima di Natale i circa 2 mila professionisti facevano solo 60 test al giorno in ambulatorio (anche a causa di problemi di spazi e regole burocratiche). Nuove adesioni sono arrivate la scorsa settimana, dopo un appello di Ats. Ora la proposta viene estesa a tutti i colleghi lombardi. Mentre ancora non funziona a dovere la possibilità di presentarsi — nei casi previsti — ai centri tampone con la sola prescrizione del proprio curante. I camici bianchi raccontano di pazienti rispediti a casa. L’altro fronte della battaglia dei tamponi è costituto dalle farmacie. Già oggi accolgono quotidianamente centinaia di persone. Ora verranno chiamate a prolungare il servizio alla sera e a dedicare alcuni orari a chi deve fare il test perché è contatto stretto di un positivo. Spiega Guido Grignaffini, coordinatore della task force: «La direzione generale Welfare ha già concordato con Federfarma l’invio di una richiesta formale che l’associazione si prenderà cura di trasmettere urgentemente ai propri associati per le adesioni».

Le priorità per i tamponi

Chiaro però che le forze in campo sono limitate e l’offerta non può essere estesa all’infinito. Serve fare ordine. La task force regionale ha quindi stilato le priorità che verranno applicate d’ora in poi. Al primo posto i casi sintomatici, con prenotazione del medico o di Ats. È importante che abbiano al più presto un esito soprattutto in vista delle cure con i monoclonali, che sono tanto più efficaci quanto prima vengono somministrati. Al secondo posto, coloro che hanno bisogno del test per considerarsi guariti. Terza posizione per i contatti stretti che devono concludere la quarantena, per la sorveglianza delle scuole e per i rientranti dall’estero. Sull’ultimo gradino della classifica troviamo i non vaccinati in coda per ottenere il green pass.

Le vaccinazioni dei giovani

Parallelamente alla corsa ai tamponi, continuano a crescere le vaccinazioni anti-Covid. Gli hub devono fronteggiare molti auto-presentati e a volte li respingono per dare la precedenza ai prenotati: è successo ieri al Palazzo delle Scintille. Anche i giovanissimi da lunedì possono richiedere la terza dose. In meno di 24 ore sono arrivate oltre 27 mila prenotazioni per la fascia 16-19 anni.

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28 dicembre 2021 (modifica il 28 dicembre 2021 | 07:43)

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