Alla «Marching band» di Milano il futuro incerto della scuola di via Vivaio: «Noi costretti a lasciare la sede storica»

di Giovanna Maria Fagnani

La preside Corradini: «Il futuro della nostra scuola è incerto, marciare per i diritti dei bambini è ancora più importante. Che il contratto sarebbe scaduto si sapeva da un anno, ora la situazione viene gestita come un’emergenza e questo ci porta amarezza»

Le note di «Imagine» John Lennon e di «Bambini» di Paola Turci. Striscioni e manifesti, un coro di voci bianche, unito a quelle di genitori e insegnanti. Un’onda colorata e festosa ha invaso piazza Scala venerdì pomeriggio. Erano gli studenti della scuola media Vivaio e le loro famiglie, riuniti nella tradizionale «Marching band» per la Giornata internazionale dei Diritti dei Bambini. La manifestazione di solito si teneva nel quadrilatero attorno alla sede, l’Istituto dei Ciechi, di via Vivaio, ma quest’anno la scuola ha chiesto di poter sfilare fino a Palazzo Marino. Un’occasione, per il coro scolastico, fiore all’occhiello dell’istituto, di esibirsi dopo i due anni di chiusure del Covid. Ma anche una marcia che, seppur gioiosa, quest’anno ha un sapore diverso per le famiglie: in questi giorni è arrivata la conferma che la scuola dovrà lasciare la storica sede di via Vivaio, perché il contratto d’affitto è scaduto e il Comune non intende rinnovarlo. La nuova sede sarà individuata di concerto fra Comune e scuola, fra gli immobili comunali disponibili, tra cui altri istituti comprensivi. Sabato si terrà l’open day della scuola, sono circa 600 gli iscritti alla giornata aperta. «In questo momento in cui c’è un futuro incerto per la nostra scuola, marciare per i diritti dei bambini diventa ancora più importante — dice la preside Laura Lucia Corradini —. Che il contratto sarebbe scaduto si sapeva da un anno e ad oggi questa situazione viene gestita come un’emergenza e questo ci porta amarezza».

Della Vivaio si discuterà anche in Consiglio comunale, a seguito di un’interrogazione presentata dal consigliere di opposizione di Forza Italia Alessandro De Chirico. «È indispensabile che il sindaco o l’assessore Scavuzzo vengano a riferire nell’aula a Palazzo Marino. Il Comune deve continuare a farsi carico dell’affitto almeno per un altro anno. In fatto di parità di diritti è giunta l’ora che alle belle parole di Sala e della sinistra segua il pragmatismo milanese», dice il consigliere. «Ad oggi 250 famiglie non sanno cosa succederà a settembre e dove andranno a scuola i loro figli. Si parla di spostamento, ma non del fatto che questa è una comunità fragile: ci sono alunni autistici a cui occorre dar tempo per abituarsi ai cambiamenti, portarli nella nuova sede con largo anticipo, insieme agli psicologi, educatori e terapisti che li assistono — aggiunge Verbena Roscalla, presidente dell’associazione dei genitori —. Inoltre, occorrono spazi a norma: abbiamo sette allievi tetraplegici che arrivano ogni giorno con i pulmini ed è anche per loro che chiediamo una scuola in centro, equidistante da ogni zona di Milano. E poi ci servono aule per i corsi di musica, di falegnameria e tutte le peculiarità che rendono tale la nostra scuola, che è un modello di eccellenza e che dovrebbe essere esportato nelle altre pubbliche, non lasciato in questa incertezza». La soluzione i genitori provano a suggerirla: «Guardare agli spazi di Città Metropolitana che è accanto alla Vivaio. Così non si perderebbe il legame profondo con l’Istituto dei Ciechi da cui la Vivaio è nata».

19 novembre 2021 (modifica il 19 novembre 2021 | 21:09)

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