Gls, indagato il colosso della logistica: «Frode fiscale sui lavoratori»

di Luigi Ferrarella

I pm: risparmi sulla manodopera tramite l’uso di cooperative, a vita breve e legalmente rappresentate da prestanome. Perquisizioni nel gruppo da 4,5 miliardi di fatturato

Non solo i pasti recapitati dai rider di Uber Italy, o le consegne fatte da Dhl, o i libri movimentati da Ceva: un altro contestato caso di «“esternalizzazione patologica” della forza lavoro, ormai una costante del mondo del lavoro popolato da soggetti che accettano qualsiasi condizione pur di lavorare», per la Procura di Milano investe infatti i trasporti della divisione italiana del colosso della logistica «Gls»: multinazionale da 4 miliardi e mezzo di euro fatturati in un anno nel trasportare 840 milioni di pacchi per 250.000 clienti in 41 Paesi, dove in 1.500 depositi il gruppo internazionale (nato in Germania, con testa in Olanda e controllo nel gruppo postale inglese Royal Mail) impiega 21.000 persone e utilizza 4.000 Tir e 31.000 furgoni.

Una ventina di perquisizioni, operate dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano e dall’Agenzia delle Entrate non soltanto negli uffici del gruppo a San Giuliano Milanese e Assago Milanofiori, ma anche negli uffici del consorzio di cooperative «You Log» a Vimercate e Pero, fanno affiorare il fatto che le società «Gls Italy spa» e «Gls Enterprise srl» (oltre a cinque loro procuratori e a un commercialista) sono indagate, per l’ipotesi di reato di «dichiarazione fraudolenta mediante

uso di fatture per operazioni inesistenti
», in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per reati commessi da dirigenti nell’interesse aziendale.

«Chi viene danneggiato sono i lavoratori e l’Erario, mentre il gruppo Gls trae enormi vantaggi da questa situazione in quanto diminuisce i propri costi per il personale», argomenta l’inchiesta del pm Paolo Storari sull’«utilizzo distorto e strumentale di cooperative a vita breve, legalmente rappresentate da prestanome, che dissimulano somministrazioni irregolari di manodopera a favore di committenti più o meno conniventi, massimizzando guadagni illeciti in virtù del mancato pagamento delle imposte dirette ed indirette, delle ritenute da lavoro dipendente e dei contributi previdenziali ed assicurativi».

Il meccanismo, secondo l’impostazione dell’accusa, sarebbe quello già smontato dalle indagini nei casi precedenti, alcuni già voltisi in virtuosi esempi (come Ceva) di rientro nella legalità, e verrebbe attuato anche «attraverso l’ausilio di diversi professionisti agevolatori, commercialisti e consulenti del lavoro, che curano le formalità contabili e dichiarative al fine di creare le condizioni per la realizzazione degli illeciti». Tra gli uffici perquisiti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate c’è stato anche quello nel quale lavora, quando viene in Italia, l’amministratore unico (non indagato) di «Gls Italy» e di «Gls Enterprise», il tedesco Klaus Schaedle.

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19 novembre 2021 (modifica il 19 novembre 2021 | 08:07)

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