Irene Pivetti, l’indagine per riciclaggio e le tre Ferrari: sequestro da 4 milioni di euro

di Redazione Milano

Lo ha eseguito giovedì mattina la Guardia di Finanza a Milano: «L’ex presidente della Camera poteva moltiplicare gli affari illeciti». Tra gli indagati anche il pilota Leonardo «Leo» Isolani, la moglie, la figlia, un notaio e due imprenditori. L’indagine ipotizza il ruolo di intermediazione del gruppo Only Italia

Sequestrati 4 milioni di euro a Irene Pivetti e a un suo consulente, Pier Domenico Peirone. Il blitz, giovedì mattina, della Guardia di Finanza a Milano. L’ex presidente della Camera è tra gli indagati per riciclaggio e frode fiscale in un’indagine del pm Giovanni Tarzia su una serie di operazioni commerciali, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo, che sarebbero servite per «ripulire» i proventi di un’evasione fiscale. Sono contestati due reati tributari: il riciclaggio e l’autoriciclaggio. Pivetti, scrive il pm nel decreto di sequestro, avrebbe avuto ancora la «concreta possibilità di spostare il denaro sui conti correnti accesi all’estero ed intestati alle società del cosiddetto Gruppo Only Italia, ovvero su conti di altri prestanome o di cosiddette tesorerie fiduciarie» per «moltiplicare» gli affari «illeciti» che «tale opaco reticolato di società è in grado di realizzare». Queste operazioni sporche, scrive ancora il pm Tarzia, hanno già «permesso» all’ex presidente della Camera di «ottenere, in modo occulto, una significativa somma di denaro, successivamente spostata su differenti conti ed infine reimpiegata nella propria attività economica».

Il pilota Leo Isolani

Le stesse accuse rivolte a Irene Pivetti sono contestate, tra gli altri, anche all’ex pilota di rally e gran turismo Leonardo «Leo» Isolani, alla moglie di Isolani, Emanuela Mascoli, e alla figlia Giorgia Giovannelli

. La somma sequestrata coincide con il profitto dei reati ipotizzati. L’indagine ipotizza il ruolo di intermediazione del gruppo Only Italia, presieduto da Pivetti, in operazioni delle società di Isolani per nascondere al fisco alcuni beni, tra cui le Ferrari. I fatti risalirebbero al 2016. Isolani, che ha un suo «team racing», avrebbe venduto tutti i beni (attrezzature, marchio e sito web) di una sua società indebitata con l’erario per diversi milioni di euro al fine di svuotarla. Quei beni sarebbero poi finiti a un’altra sua società con base a San Marino, la quale avrebbe rivenduto gli stessi beni, e in più le tre Ferrari, a una società di Hong Kong riferibile a Pivetti. Una lavatrice contabile. Quest’ultima società avrebbe poi ceduto nuovamente gli asset al Gruppo Daohe del magnate cinese Zhou Xi Jian. La cessione è stata festeggiata con un evento a Palazzo Brancaccio a Roma organizzato dall’ex esponente leghista.

Gli avvisi di conclusione delle indagini

In tutto gli indagati sono sette. Pivetti, Isolani, la moglie e la figlia dell’ex pilota, il notaio e due imprenditori (di cui uno cinese). Gli avvisi di conclusione dell’indagine sono stati notificati in vista della richiesta di rinvio a giudizio. Le tre auto Ferrari da competizione, del valore complessivo di oltre 1 milione di euro, sono sottoposte a sequestro preventivo (una è già sottoposta a misura cautelare reale). Il provvedimento è stato emesso in via d’urgenza: 3,5 milioni di euro come «profitto della frode fiscale» e 500mila euro «quale profitto delle condotte di riciclaggio dei proventi» dell’evasione. Dagli accertamenti sono emersi ricavi per «circa 8 milioni di euro» realizzati attraverso la compravendita in particolare delle Ferrari e «sottratti a tassazione in Italia attraverso la fittizia interposizione di veicoli societari esteri».

La rotta Italia-Hong Kong

Oltre a dirottare a Hong Kong «proventi imponibili» in Italia, spiegano gli investigatori, il patrimonio di una società automobilistica che faceva capo a Isolani sarebbe stato sottratto alle «procedure di riscossione coattiva per debiti tributari insoluti, pari a oltre 5 milioni di euro». Le indagini sono state estese, negli ultimi mesi, a «decine di giurisdizioni estere» attraverso rogatorie (verso Hong Kong, Cina, Macao, Svizzera, San Marino, Malta, Monaco, Gran Bretagna, Polonia e Spagna). È emerso che «parte del profitto della frode fiscale» era stato movimentato «sempre estero su estero».

Chi è Irene Pivetti

Ex politica, conduttrice televisiva e giornalista, sorella maggiore dell’attrice Veronica, Irene Pivetti è stata eletta deputata con la Lega e presidente della Camera nel 1994 (al quarto scrutinio). Poi è passata all’Udeur ed è rimasta in Parlamento fino al 2001. È figlia del regista Paolo Pivetti e dell’attrice e doppiatrice Grazia Gabrielli. Laureata con lode in Lettere (indirizzo filosofico) alla Cattolica di Milano, dopo l’università ha lavorato come consulente editoriale per Motta Editore, Selezione, Mondadori, Club degli Editori e De Agostini. Oggi cura un blog e lavora come imprenditrice.

Il caso mascherine

Nell’aprile 2020, durante la prima ondata Covid, la Guardia di Finanza aveva sequestrato circa mezzo milione di mascherine importate dalla Cina dalla Only Logistic, l’azienda di Irene Pivetti. Erano state ritenute non idonee e di scarsa qualità. Gli inquirenti erano risaliti a quattro fatture emesse dalla sua società alla Protezione Civile per la cessione di 15 milioni di mascherine (valore totale: 25 milioni di euro). Sulla base di quest’inchiesta erano stati bloccati 1,5 milioni di euro sui conti correnti della società e Pivetti era stata indagata — assieme ad altre quattro persone — con l’accusa di frode in commercio, falso ideologico, uso di atto falso, ricettazione, fornitura di prodotti non conformi, violazione di dazi doganali e reati fiscali. Un procedimento era stato aperto anche dalla Corte dei conti a Roma. Sul caso mascherine indaga anche la Procura di Milano.

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18 novembre 2021 (modifica il 18 novembre 2021 | 15:59)

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