Milano, in centinaia al presidio della Comunità ebraica al Memoriale della Shoah dopo il corteo dei No Green Pass a Novara: “Non sanno che cosa è stata la deportazione”

Giovani e anziani, ex partigiani e figli di deportati, volontari delle associazioni e rappresentanti delle chiese cristiane. Erano in centinaia a manifestare davanti al Memoriale della Shoah alle 18, come chiesto dalla Comunità ebraica di Milano e dalla Comunità di Sant’Egidio. Un presidio di solidarietà dopo il corteo dei No Green Pass a Novara che hanno sfilato con pettorine che richiamavano i colori delle casacche a righe azzurre dei prigionieri dei campi di sterminio nazisti, un lugubre e offensivo corteo tenuto assieme da un finto filo spinato.

C’erano i vertici della Comunità ebraica milanese e i rappresentanti delle istituzioni, Comune e Regione in primis. C’era il Pd e tanti politici di diversa ispirazione, fra questi l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino e il deputato del Pd Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz che ha parlato dal palco e ha criticato “chi osa paragonare le decisioni prese dal Parlamento in uno stato stato democratico in materia sanitaria a quanto fecero i nazifascisti contro gli ebrei e gli oppositori politici”. Fiano ha concluso che di “fronte a un paese che ha vissuto nell’ignoranza sia mio dovere di parlamentare promuovere, questa settimana, una mozione, spero firmata da tutte le forze politiche, per aumentare il numero di ore di storia che si studia nelle superiori”.

C’era Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, la quale non potendo essere presente di persona  ha mandato un messaggio di ringraziamento ai presenti attraverso Milena Santerini, la coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo della Presidenza del Consiglio. “Sono fortunate queste persone a poter mimare la sofferenza – ha detto la senatrice a vita – Sono fortunati a non sapere di che cosa stanno parlando quando accennano alla deportazione di chi fu prima escluso, poi deportato e infine annientato”. Parole che hanno commosso la folla, esplosa in un lungo applauso per chi ancora oggi, a 91 anni, è impegnata nell’opera di testimonianza sulla Shoah e di difesa della Storia.

Dopo Roberto Jarach, presidente del Memoriale della Shoah, e dopo Milo Hasbani, presidente uscente della Comunità ebraica, dopo Giorgio Del Zanna della Comunitòà di Sant’Egidio, ha preso la parola anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: “Io credo fosse un dovere civile essere qui per dichiarare come Regione Lombardia ritenga assolutamente inaccettabile quello che è stato fatto ed è emerso da quella manifestazione. Forse non stiamo facendo a sufficienza per fare capire fino in fondo cosa è stata la Shoah, per fare riflettere i nostri giovani su quanto si debba fare per impedire che una cosa di questo genere possa mai essere presa in considerazione, se non come la più grave tragedia che ha vissuto l’umanità nello scorso secolo”.

Per il Comune di Milano, visto che il sindaco Sala è dovuto volare a Roma, erano presenti molti assessori, fra cui Lamberto Bertolé e Tommaso Sacchi, che ha la delega alla Cultura che ha condannato l'”atto scellerato e folle di cancellazione della memoria” e ha sottolineato che “non è un travestimento indossare la casacca di chi ha perso la vita, di chi ha subito una tentata cancellazione di quella portata – ha proseguito – è un atto gravissimo che rischierebbe, se lasciato passare, di fare passare indenne chi l’ha compiuto, invece Milano non vuole questo. Noi abbiamo una responsabilità fortissima nei confronti delle nuove generazioni: ho sentito troppe volte parlare di scherno e di una leggerezza, ma non è questo, e la Cultura a Milano nei prossimi cinque anni servirà come antidoto a questo tipo di comportamenti”. Dura anche la condanna da parte di Dario Venegoni, presidente dell’associazione ex deportati Aned, e Roberto Cenati, presidente dell’Anpi provinciale di Milano che ha definito “intollerabili” le continue manifestazioni che si tengono a Milano da molti mesi e ha ringraziato le forze dell’ordine per come cercano di contenere le violenze, mettendo in guardia contro chi “pensa che la libertà sia un concetto individualistico”.


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