Green Pass: i Paesi che seguono il ‘modello Italia’

Preoccupa l’aumento dei contagi, in vista della stagione invernale oramai alle porte. Mentre in Italia si inizia a ragionare sull’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza e, quindi, l’utilizzo del Green Pass obbligatorio sul lavoro fino a marzo 2022, in alcuni Paesi si torna a parlare di restrizioni, lockdown e coprifuoco. E c’è chi sta prendendo in considerazione l’idea di estendere la certificazione verde basandosi proprio sul modello italiano.

I Paesi che inseguono il Green Pass

In Austria, da lunedì 1° novembre entrerà in vigore l’obbligo di Green Pass sul posto di lavoro, tranne per chi lavora “in solitaria”, come per esempio gli autotrasportatori. Varrà la regola delle “3G”, che stanno per “Geimpft, Genesen o Getestet” (ossia: vaccinati, guariti da sei mesi oppure sottoposti a tampone, sia rapido che molecolare), per tutti i posti di lavoro dove non possa essere escluso il contatto con altre persone. Qualora i ricoveri dovessero aumentare e raggiungere i 400 pazienti in terapia intensiva, allora si passerà al “2.5G”: ciò vuol dire che il Green Pass sarà valido per i vaccinati e i guariti, ma varranno solo i tamponi molecolari.

Ad apprezzare la linea dura italiana è, soprattutto, la Germania, che ha definito “auspicabile” il modello italiano del Green Pass, al momento richiesto per accedere alla maggior parte delle attività che si svolgono in spazi chiusi.

L’obbligo della certificazione verde è stato annunciato anche in Serbia, mentre in Bulgaria dal 21 ottobre è necessario esibire il pass vaccinale per accedere ai locali al chiuso, fatta eccezione per farmacie, banche, negozi di generi alimentari, trasporti e uffici pubblici.

Nel Regno Unito, Boris Johnson sarebbe pronto a mettere in pratica il piano B, laddove il sistema sanitario nazionale dovesse trovarsi in condizioni di “pressione insostenibile”. In quel caso, tornerebbe l’obbligo di indossare mascherine al chiuso, di esibire il Green Pass per l’accesso ai luoghi di svago, ad esempio per partecipare a concerti o manifestazioni sportive, e potrebbe esserci anche un ritorno allo smart working.

QR Code obbligatorio in Russia

In Russia, l’amministrazione di San Pietroburgo ha stabilito un sistema di codici QR per l’accesso ai luoghi pubblici. Le prime restrizioni entreranno in vigore dal 1° novembre, per la partecipazione a sport, convegni e mostre con più di 40 persone.

Sarà possibile accedervi solo presentando un codice QR che attesti l’intero ciclo di vaccinazione contro il Covid 19, l’avvenuta guarigione dal coronavirus, o in alternativa una giustificazione medica che stabilisca che la vaccinazione è controindicata. Per i cittadini russi, non sarà sufficiente un test molecolare negativo per ottenere il QR code.

Dal 15 novembre, l’ambito di applicazione dei codici QR si espanderà a musei e mostre, teatri e concerti, circhi, centri fitness e piscine. Dal 1° dicembre, senza QR code, sarà impossibile entrare nei ristoranti, ad eccezione di quelli situate nelle stazioni ferroviarie e in aeroporto.

Per i visitatori stranieri, dato che i Green Pass rilasciati da altri Paesi a seguito della vaccinazione con sieri diversi da quelli russi non sono accettati, sarà possibile accedere a musei, teatri, mostre, concerti o ristoranti previa presentazione di un test molecolare con esito negativo (valido 72 ore).

Dove non c’è l’obbligo del Green Pass

In Spagna, dove la situazione è considerata di “basso rischio”, il Green Pass non è obbligatorio. Viene tuttavia lasciata libertà alle singole regioni di richiedere o meno il certificato verde in bar, ristoranti e locali notturni.

In Portogallo, la virtuosa campagna di vaccinazione contro il Covid-19 ha dato i suoi frutti e dal 1° ottobre sono state rimosse gran parte delle restrizioni, tra cui il Green Pass per entrare in ristoranti, stabilimenti turistici, alberghi, palestre, terme e Spa. È stato, inoltre, eliminato il numero massimo di commensali a tavola nei ristoranti, di clienti all’interno dei negozi, di partecipanti a spettacoli culturali e di invitati a matrimoni e battesimi.

Misure di ingresso in Italia: cosa bisogna sapere

L’ordinanza del Ministero della Salute ha prorogato fino al 15 dicembre le misure per il rientro dai viaggi all’estero in Italia. Per entrare in Italia con la Certificazione verde COVID-19 i viaggiatori dovranno trovarsi in una delle seguenti condizioni, attestate dalla certificazione:

aver completato il ciclo vaccinale prescritto anti-Covid
oppure, essere guariti dal Covid-19
in alternativa, aver fatto un tampone molecolare o antigenico prima dell’ingresso in Italia con esito negativo.

Prima di partire bisogna ricordarsi di compilare il Passenger locator form, conosciuto anche come modulo PLF.

Chiunque sia stato o abbia transitato nei 14 giorni precedenti all’ingresso in Italia in uno dei Paesi in elenco D deve sottostare ai seguenti obblighi per l’ingresso in Italia senza isolamento fiduciario di cinque giorni:

compilare il Passenger Locator Form – Modulo di localizzazione digitale – prima dell’ingresso in Italia. Il modulo sostituisce l’autodichiarazione resa al vettore e può essere presentata indifferentemente in modalità digitale o cartacea;
sottoporsi a tampone molecolare o antigenico effettuato nelle 72 ore prima dell’ingresso in Italia e il cui risultato sia negativo; nel caso di ingressi dal Regno Unito (qui le nuove regole per l’ingresso), il tampone deve essere fatto entro le 48 ore antecedenti all’arrivo in Italia;
presentare contestualmente al vettore all’atto dell’imbarco e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli la Certificazione verde Covid-19, o certificato equivalente, che attesti il completamento del ciclo vaccinale. Le persone che hanno soggiornato o transitato, nei quattordici giorni antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, in Canada, Giappone e Stati Uniti d’America, possono, altresì, esibire la certificazione rilasciata dalle autorità sanitarie competenti attestante l’avvenuta guarigione. Tali certificazioni possono essere esibite in formato digitale o cartaceo.

Una delle novità è che dal 26 ottobre fino al 15 dicembre, salvo nuove disposizioni, cessa di applicarsi la normativa più restrittiva prevista per Brasile, Bangladesh, India e Sri Lanka. Questi quattro Paesi rientrano quindi, pienamente, nella disciplina dell’elenco E. Precedentemente, il Ministero della Salute aveva imposto il divieto di ingresso in Italia a tutti i viaggiatori che rientrassero da queste quattro mete.

Corridoi turistici Covid-free

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un’ordinanza che istituisce in via sperimentale, e con precisi protocolli di sicurezza, corridoi turistici Covid-free per mete turistiche extra Ue. I corridoi turistici sono operativi verso Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana ed Egitto (limitatamente alle zone turistiche di Sharm El Sheikh e Marsa Alam).

Si intravede, inoltre, la possibilità di un’apertura di nuovi corridoi turistici, verso altre destinazioni ambite come Thailandia, Oman e Capo Verde. E potrebbe, infine, entrare in vigore un cosiddetto “bollino trade”, destinato ai viaggiatori che prenotano viaggi in sicurezza con determinate agenzie di viaggio e tour operator.