Movida a Milano, tra divertimento e spaccio il supermarket corso Como arriva all’alba del fine settimana

“Zio, zio”. Perché “capo” è fuori moda ormai, quando vieni abbordato, prima in maniera discreta, poi sempre più sfrontata, dai pusher (anzi, “dealer”, anche qui c’è stata un’evoluzione lessicale) che pascolano in corso Como per tutta la notte. Ma se si è un po’ decisi nel respingere le proposte da 50 euro una dose di bamba (il prezzo standard in città per mezzo grammo) alla fine sono innocui, e diventano parte del colore della movida più chic della città, che coinvolge corso Como, le griffe, i bar eleganti, piazza Gae Aulenti, il Tocqueville e l’Hollywood.

Ma proprio davanti all’Hollywood dallo chic si è passati allo choc sabato scorso, quando una donna uscita dal locale è stata accoltellata ed è stata ricoverata al Niguarda. Subito ecco voci contro la nightlife selvaggia e incontrollata. Ma tutto sta a capirsi. Se per “incontrollata” si intende “senza controlli” va bene, se si intende “senza controllo”, un po’ meno. Certo, sabato scorso è spuntata la lama. Ma è stato un episodio (grave), per il resto la situazione regge. E basta andare a controllare nel weekend successivo, ovvero tra venerdì e sabato.

Chiasso molto, e solo finché sono aperti i bar del corso, coi loro mojito, i narghilè, il sushi messicano (!), i quadratini di pizza al trancio. Quindi fin verso le 2,30. Poi le serrande si abbassano e sale l’alcol nelle teste, le voci si fanno gracchianti, le parole strascicate, la palpebra pesante. I più vanno a letto, qualcuno si appisola sulle panchine della via. E c’è chi dorme proprio; davanti all’Avery Perfume Galery, un clochard, sui 60 anni, avvoltolato nel sacco a pelo, che spesso apre un occhio quando sente qualcuno che passa, il classico sonno vigile. Ma se si azzarda a passare la notte lì, è difficile definire la zona pericolosa. I giovani, età media massimo 25 anni, sembrano sapersi autoregolamentare, parlano anche a voce alta ma non urlano, non devastano. Semplicemente, vivono assieme ai loro amici.

Poi ecco, c’è la situazione controlli: a meno che vigili, carabinieri e poliziotti siano in borghese, semplicemente non esistono. Nessuno che passi anche solo per farsi vedere e tenere tutti calmi, niente, zero. I lampeggianti che si vedono sono solo di ambulanze in viale Pasubio. Giusto verso le 3 compaiono guardie giurate che stazionano davanti a singoli locali che evidentemente li hanno ingaggiati. Ma hanno la tipica faccia della persona annoiata, non serve quella da cattivo. Va bene così, evidentemente. E non sta a loro, come non starebbe nemmeno alle forze dell’ordine, impedire ai ragazzi di seminare bicchieri ancora mezzi pieni, di plastica ma anche di vetro, cartoni della pizza, cartacce e rifiuti vari, su qualunque muretto e panchina del corso, per la gioia degli addetti Amsa che passeranno a rassettare il salotto buono prima della sua riapertura al mondo, col sorgere del sole.

Inciviltà che però è comune a qualunque luogo di vita notturna un po’ vissuto, a Milano e non solo. Ovunque, dopo una certa ora, diremmo le 3, la gente sciama verso casa magari con un piccolo aiuto degli amici che sostengono ai lati (barcollo ma non mollo, insomma), o facendo riflessioni esistenziali, si ride a qualunque battuta altrui, specie se non è una battuta, si concimano in vari modi giardinetti e punti meno illuminati. E certo, l’aria che si respira forse contiene ancora cellule di Covid ( mascherine viste indossate nei vari assembramenti: due), ma di sicuro contiene un aroma dolciastro, che a qualcuno ricorderà Amsterdam, ad altri la Giamaica, e insomma bastano due-tre vasche del corso per farsi una canna solo col fumo passivo. E di sicuro i tipi che ti dicono “zio zio” e offrono un po’ di divertimento chimico a prezzi che man mano calano (si arriva a 40 e trattando probabilmente anche a meno) diventano col passar del tempo un po’ molesti. Ma siamo lontani da un accoltellamento di cui nessuno, anche a chiedere, ha sentito parlare. E anzi se chiedi si stupiscono. “Ma qui? Davvero? Un posto così tranquillo”, biascicano sotto i fumi di qualche cocktail. E poi vanno verso casa, sperando di ricordarsi dov’è.

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