Milano, nell’hub anti-spreco premiato con l’Earthshot Prize dal principe William: carne, pasta e latte ai sommersi dalla crisi

Il furgoncino della Croce Rossa stipato di pacchi parcheggia sul retro. Dalla parte opposta, varcato l’ingresso principale, Marisa gira tra gli scaffali per una spesa un po’ speciale. Loro, insieme a volontari, aziende donatrici e finanziatori, sono l’anello di una catena solidale e anti-spreco che abbraccia, in un quartiere difficile, circa 270 famiglie. Qui, al Gallaratese, racchiuso nel triangolo di edifici che si affacciano su via Appennini, via Consolini e via Bolla, in una strana convivenza tra edifici nuovi e vecchi giganti popolari fatiscenti, c’è uno dei tre hub di quartiere contro lo spreco alimentare.

(fotogramma)

Insieme a Isola e Lambrate, questo punto di raccolta e distribuzione di cibo oggi si gode la sua ribalta: perché direttamente da Londra, per mano del principe William, di Kate e della loro Royal Foundation, ha ricevuto l’Earthshot Prize, il premio internazionale che incorona, alla voce “un mondo senza sprechi”, queste tre realtà milanesi, nate nella cornice della Food Policy che Palazzo Marino coltiva dai tempi dell’Expo. Lambrate e Isola, ad oggi, hanno garantito il recupero e la redistribuzione di 20 tonnellate di cibo al mese, l’equivalente di 40 mila pasti, di cui stanno beneficiando più di 500 nuclei familiari.

Quello del Gallaratese è l’ultimo nato, operativo da settembre. Qui, in questa struttura del Comune abbandonata e appena rimessa a nuovo, arrivano derrate alimentari di ogni tipo, fresche o in scatola: i furgoni viaggiano tra supermercati e aziende, ritirano la merce in avanzo e la portano qui. Una volta immagazzinati, gli scatoloni di biscotti, pasta, sughi, pannolini, omogeneizzati ma anche carne, latticini e prodotti ortofrutticoli, arrivano nelle dispense di chi ha bisogno. Da una parte ci sono le associazioni come QuBì o Mamme Scuola che portano i pacchi direttamente a casa, dall’altra sono le stesse famiglie a fare la spesa. I sacchi, infatti, si riempiono in un piccolo ma fornito market dove si compra con una tessera a punti: le latte di spezzatino di vitello che Marisa sta mettendo da parte, ad esempio, sono due punti a testa. A lei, come ad altre 200 famiglie residenti nel Municipio 8, è stata consegnata una scheda del valore di circa 200-250 euro al mese: “Ho sempre svolto lavori in casa, ma con il Covid non ho più trovato un impiego e con il reddito di cittadinanza riesco a malapena a pagare le bollette”.

La sua è un’emergenza da risolvere, un buco nero da cui aiutarla ad uscire e nella sua situazione sono in tanti. Una famiglia filippina che ha bisogno dei pannolini per il più piccolo dei quattro figli o Giovanni, che faceva il cameriere in un ristorante del centro e si è ritrovato a casa dalla sera alla mattina. “La missione di questo posto non è garantire una forma di assistenzialismo continuato, ma è di dare una mano a chi si trova in emergenza per poi accompagnarlo in un percorso di ritorno all’autonomia lavorativa d economica”, spiega Davide Bessegato di Ibva, l’associazione che gestisce il market. Tant’è che la distribuzione di cibo è il punto di partenza di una rete che offre agli assistiti tanti servizi: il nutrizionista, lo psicologo, l’assistenza alle mamme giovanissime e ai loro bambini, i corsi di italiano per stranieri. “Non è semplice entrare in contatto con chi ha bisogno”, racconta Raffaele Izzo di Terre Des Hommes, la capofila che per quattro anni si occuperà di questo spazio: “Dal cibo, bisogno primario, partiamo per seguire queste famiglie a 360 gradi per mantenerle attive nel loro cammino verso il riscatto”. Che passa anche attraverso la lotta agli sprechi alimentari.

Ed è proprio in questa direzione che il Comune e i vari partner stanno andando: uno dei progetti in cantiere, insieme all’apertura di un nuovo hub al Corvetto, sarà infatti l’apertura, nella sede di Ibva in via Santa Croce, di un laboratorio di trasformazione. Qui, dopo averli cucinati, saranno abbattuti e surgelati gli alimenti in scadenza raccolti, allungandone il ciclo di vita. Per chiudere il cerchio verso l’obiettivo dello spreco zero.

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