Jovanotti e la campagna anti-tumori: «Mia figlia Teresa, forza che mi ha sorpreso. Le mie gambe cedevano»

«Niente ferma il rosa, niente ferma le donne». Lo ripetono in molti giovedì al teatro Manzoni di Milano. L’occasione: l’appuntamento organizzato dall’Istituto europeo di oncologia, «Ieo per le donne». Lo dicono le pazienti, condividendo le loro storie di lotta contro il cancro al seno. Lo sottolinea anche Jovanotti, ospite speciale della mattinata. Il cantautore racconta di come la figlia Teresa Cherubini abbia affrontato il tumore di Hodgkin che le è stato diagnosticato a luglio 2020. «Mia figlia si era accorta di avere un linfonodo che le faceva male» spiega. Dopo un primo esame, il suggerimento di fare ulteriori approfondimenti a cui la 22enne si sottopone allo Ieo. Si arriva così alla diagnosi. Da quel momento «è iniziata un’avventura che è durata dall’estate scorsa per sei mesi difficili che si sono conclusi bene — dice il cantante —. Ora la malattia è scomparsa e Teresa ha ripreso la sua scuola».

Coraggio, speranza e fiducia

Del periodo di cura, trascorso tra la casa di Milano e lo Ieo, Jovanotti ricorda: «Mia moglie e Teresa hanno affrontato questo viaggio con una forza che mi ha sorpreso. Pensavo di essere io quello forte del gruppo e invece mi sono accorto che avevo le gambe che cedevano». Mesi duri, che ora riesce a riguardare «in maniera un po’ più razionale. Quello che ho imparato da padre è che queste cose si affrontano, con strumenti evoluti e complessi, un giorno alla volta, con un obiettivo davanti e guardando al futuro, con coraggio, speranza e fiducia. Queste sono tre parole fondamentali, insieme all’amore».


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«Bella» e «Chiaro di luna»

Poi imbraccia la chitarra e canta un paio di suoi successi, «Bella» e «Chiaro di luna». Ma il cuore dell’evento sono le testimonianze delle pazienti e gli inviti alla prevenzione come ricorda Paolo Veronesi, direttore del programma di Senologia dell’istituto e figlio di Umberto, fondatore dello Ieo. «È un’emozione riproporre l’evento dopo due anni e mezzo di stop — dice —. La capienza in sala è ridotta, ma l’energia di queste donne riempie anche le sedie vuote. C’è chi vive la malattia in una fase avanzata, chi l’ha scoperta presto. Alcune parlano di nuovi inizi e interessi. È un grande risultato anche riuscire a combattere la rassegnazione che prima accompagnava il tumore». Sul palco tante giovani pazienti. «Per questo è importante anticipare la prevenzione — per Veronesi — e fare i primi controlli dai 30 anni se in famiglia ci sono già stati casi».

L’effetto Covid sugli screening

Il periodo della pandemia ha inciso sulle attività di screening. «Ora è necessario fare ancora più di prima». Ed esplorare altre frontiere, come dice Manuelita Mazza, medico oncologo della Divisione di senologia medica. «I social network possono essere usati per ascoltare i bisogni inespressi dei pazienti — spiega —, per indirizzarli e dare i giusti consigli in caso di problemi “soft”. Oppure possono essere sfruttati per la farmacovigilanza. Sono una risorsa».

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7 ottobre 2021 | 13:10

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