Il virologo Massimo Galli indagato per bandi pilotati all’università Statale di Milano. Altri 32 sotto inchiesta

Sono scattate stamattina decine di perquisizioni in tutta Italia per quello che sembra essere un nuovo scandalo che colpisce il mondo universitario. Un’inchiesta della procura di Milano e dei carabinieri del Nas che vede indagati 17 docenti della Statale di Milano, e sette in altri atenei: uno dell’università Bicocca (sempre a Milano) e un docente ciascuno per l’università di Pavia, Tor Vergata e Sapienza a Roma, Torino, Palermo. Con loro anche cinque ricercatori, favoriti nell’ottenere contratti. La procura avrebbe individuato “un sistematico condizionamento delle procedure per l’assegnazione dei titoli di ricercatore e di professore ordinario e associato all’interno della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università degli studi di Milano”, si legge nel decreto di perquisizione. Condotte di “addomesticamento di gran parte dei concorsi banditi”.

Al centro dell’inchiesta – partita ben prima della pandemia, nell’aprile 2018, da un caso di corruzione di un dentista che chiede a un docente di favorire i figli nel corso di laurea di Igiene dentale – c’è l’ospedale Luigi Sacco, uno degli avamposti della guerra al Covid. E tra i ventiquattro docenti indagati e destinatari di perquisizione, c’è anche Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive proprio al Sacco, accusato di aver pilotato insieme ad altri colleghi quattro dei tredici bandi sotto la lente degli investigatori. Ma nell’inchiesta, coordinata dagli aggiunti Eugenio Fusco e Maurizio Romanelli e dai pm Luigi Furno e Carlo Scalas, ci sono anche altri nomi di primo piano del mondo accademico. Indagati – a vario titolo per associazione a delinquere, turbativa e falso ideologico e materiale – per il ruolo di presidenti o membri di commissioni d’esame, o come beneficiari della procedura irregolare per loro o per i propri protetti.

I professori indagati

Gli altri 16 docenti della Statale indagati: Riccardo Ghidoni (ordinario di Biochimica presso il dipartimento di Scienze della salute); Pierangela Ciuffreda, Gianguglielmo Zehender, Manuela Nebuloni (ordinari presso il dipartimento di Scienze biomediche e cliniche presso l’ospedale Sacco); Paola Viani, Alessandro Ennio Giuseppe Prinetti, Sandro Sonnino (ordinari presso il dipartimento di Biotecnologie mediche e medicina traslazionale); Agostino Riva, Antonio Schindler (associati presso il dipartimento di Scienze Biomediche e cliniche del Sacco); Cristiano Rumio (associato presso il dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari); Pietro Allevi (ordinario presso il dipartimento di Scienze biomediche, chirurgiche e odontoiatriche); Antonella Delle Fave (ordinario presso il dipartimento di Fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti); Francesco Auxilia, Gagliano Nicoletta (ordinari presso il dipartimento di Scienze biomediche per la salute); Tiziana Borsello, Angela Maria Rizzo (ordinari presso il dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari).

Sette indagati arrivano da altri atenei: Claudia Colomba (associata presso il dipartimento di Promozione della salute, medicina interna e specialistica di eccellenza dell’università di Palermo), Giuseppe Riva (ordinario presso il dipartimento di Psicologia alla Cattolica di Roma), Guido Angelo Cavaletti (ordinario di Anatomia umana e prorettore alla Ricerca alla Bicocca di Milano), Vittorio Luciano Bellotti (ordinario presso il dipartimento di Medicina molecolare a Pavia); Claudio Maria Mastroianni (ordinario presso il  dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive alla Sapienza di Roma), Giovanni Di Perri (ordinario presso il dipartimento di Scienze mediche a Torino), Massimo Andreoni (ordinario di Malattie infettive presso dipartimento di Medicina dei sistemi a Tor Vergata, a Roma).

Le condotte contestate a Galli

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Massimo Galli sarebbe arrivato a influenzare quattro bandi. Uno riguarda il posto da professore di seconda fascia (ovvero da associato) in malattie infettive presso il Sacco: a vincerlo è stato Agostino Riva, uno dei ricercatori che lavorano a stretto contatto con il professore. In un secondo caso, ci sarebbe stato il tentativo di favorire due altre collaboratrici del professore: per loro Galli e il direttore della Asst Alessandro Visconti, anche lui indagato, avevano deciso di “modellare” le procedure di selezione di due dei quattro posti da dirigenti biologici, banditi nell’aprile del 2020 dall’Asst Fatebenefratelli-Sacco. Galli, inoltre, avrebbe dovuto decidere anche la composizione della commissione giudicatrice: una circostanza, quest’ultima che viene impedita da Maria Rita Gismondo, direttrice di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica del Sacco, che aveva minacciato di rivolgersi all’autorità giudiziaria. Galli è anche nella commissione del concorso da professore di prima fascia che è stato vinto da Zehender: in questo caso per gli inquirenti Galli e un altro indagato, il professor Auxilia, avrebbero lavorato per allontanare altri potenziali candidati e per ritagliare il bando sul profilo dello stesso Zehender, un  operazione definita dagli indagati, nelle intercettazioni, “il medaglione”. Infine Galli è indagato anche per una quarta selezione, quella per un posto da associato al dipartimento di Scienze Mediche dell’università di Torino: qui, il verbale finale della commissione giudicante (di cui il luminare del Sacco faceva parte) è considerato dai pm un falso: alla riunione (in via telematica) del settembre 2020 per definire i criteri per l’attribuzione dei punteggi ai candidati, Galli risulta aver partecipato mentre in realtà non avrebbe mai preso parte a quel collegamento on line. Per questo gli investigatori sono convinti che le decisioni non furono prese collegialmente come scritto nel verbale, ma solo da Di Perri.

Il “sistema” dei finti candidati

Un altro dei nomi che ricorre più spesso nel decreto di perquisizione è quello del professor Riccardo Ghidoni. Cinque i concorsi in cui appare la sua mano. Il primo riguarda un posto da ricercatore a tempo determinato, bandito il 20 giugno del 2019, presso il dipartimento di Scienze biomediche e cliniche del Sacco. Selezione per cui risulta vincitrice Roberta Ottria. Ghidoni era il presidente della commissione che doveva valutare i curriculum: secondo l’accusa avrebbe avvicinato e convinto due candidate per convincerle a non partecipare; avrebbe indicato i nomi dei colleghi tra i quali sorteggiare gli ulteriori componenti della commissione giudicatrice; avrebbe individuato i criteri di attribuzione dei punteggi per effettuare il giudizio, calibrandoli sul profilo della persona che doveva vincere; avrebbe concordato con altri docenti di far presentare domanda a candidati “fidati” che nella fase finale avrebbero dovuto rinunciare. Proprio quest’ultima mossa avrebbe consentito di “aggiustare” un altro concorso a tempo determinato, sempre alla Statale presso il dipartimento di Biotecnologie mediche: non è un caso, secondo gli investigatori, che la vincitrice dell’altro concorso, la Ottria, abbia partecipato anche a questo senza essere “realmente interessata” e ritirandosi prima della fase finale.

Per i pm, “inquinamento sistematico” dei bandi

Secondo l’impianto della procura, sono emerse “collusioni e altri metodi di turbativa che hanno inquinato sistematicamente la regolarità delle procedure di selezione, sostituendo logiche clientelari al metodo meritocratico e al principio di imparzialità che dovrebbe orientare la pubblica amministrazione”. Diverse le condotte indicate dagli inquirenti: “in alcuni casi, vi è la nomina di colleghi compiacenti e consapevoli ex ante di dover favorire un determinato candidato”, in altri casi “i criteri di valutazione sono ritagliati sul profilo del soggetto che si intende beneficiare”. E ancora: “in altre occasioni la determinazione dei criteri di valutazione e financo l’attribuzione dei punteggi sono affidate allo stesso candidato che si intende favorire”. In altre situazioni, “vengono scoraggiati i candidati più meritevoli, invitandoli a non partecipare o a ritirare la domanda presentata, con minacce velate o con promesse di future utilità”. E ci sarebbero casi in cui “è stato chiesto anche ad altri candidati di partecipare, con il retrostante accordo che si sarebbero ritirati solo nella fase finale del procedimento, il tutto al fine di simulare una forte concorrenza e di scoraggiare altri candidati indesiderati”.

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