Conferenza sul clima a Milano, arriva Greta Thunberg. Vasco Molini: «Io dal G8 alla Banca Mondiale, così cambio il sistema dall’interno»

Forse è vero che i fiori seminati allora iniziano a germogliare. Il 22 luglio del 2001 il movimento No global si spegne lasciando Genova sotto le macerie di un G8 fallito da ogni punto di vista. Vent’anni dopo, è cambiato il cast e pure la trama. Il movimento acceso da Greta Thunberg ha picconato i temi del cambiamento climatico nelle agende della politica mondiale. L’attivista svedese atterra a Milano e domani mattina aprirà la plenaria di Youth4Climate che anticipa la tre giorni della conferenza PreCop, da giovedì a sabato. Vent’anni dopo, due movimenti allo specchio. Come le storie di un 20enne che sfilava a Genova, Vasco Molini, e di una sua coetanea che oggi è portavoce italiana di Fridays for Future, Martina Comparelli.

Vasco Molini
Vasco Molini

Ha 46 anni. La sua vita si è rovesciata grazie alle battaglie che hanno costruito la sua adolescenza. A Genova Vasco Molini voleva cambiare il pianeta in cui viveva. Oggi è un uomo della Banca Mondiale.
«Quella che contestavo, ma che sto cercando di cambiare dall’interno».


Chi era 20 anni fa?
«Un ragazzo iscritto a un dottorato in Economia dei Paesi in via di sviluppo. Che sentiva quel momento come una vetrina dove far luce sulle disuguaglianze. Sono i temi che mi sono portato dietro fino ad arrivare alla Banca Mondiale. Prima a Washington, poi in Italia. Lavorando al fianco di tanta gente che era passata da Genova».

Avete spianato la strada al movimento di oggi?
«Oggi si vive l’onda lunga di quello che stava nascendo allora. Alcune idee hanno attecchito in vari punti della società».

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L’emergenza climatica non era il tema principale: oggi viene raccontato meglio?
«La differenza è che per i No global al centro c’erano aspetti più economici. Attaccavamo il consumismo che fa danni all’ambiente. Oggi hanno una narrativa più diretta e vincente, perché disperata: quella del mondo avviato all’autodistruzione. E io per certi versi mi sento in colpa».

In che senso?
«Abbiamo contribuito a lasciare un mondo peggiore. Se fossi in piazza con loro oggi capirei la frustrazione e l’urgenza».

Sembrano aver messo in fila gli obiettivi, cosa che a voi non era riuscita…
«Ho tre figli: quello più grande di 9 anni parla di ambiente a scuola. Un passaggio essenziale per crescere gli adulti del futuro. Il grande merito di Fridays for Future è avere una grande chiarezza che gli consente di parlare anche ai piccoli».

Voi non avevate i social network a disposizione?
«I social consentono di uscire da piccoli gruppi interconnessi e arrivare a tutti. Siamo comunque stati il primo movimento ad usare Internet. E la forza delle immagini in Rete iniziava grazie a siti come Indymedia».

Cos’hanno in meno i collettivi di oggi?
«Faticano a formulare una proposta politica, anche perché sono giovani. Un gigante movimento con una grossa rivendicazione etica. Meno politicizzati e più società civile. Forse anche grazie a questo sono considerati più alleati e meno nemici dalle istituzioni. Noi non consideravamo un interlocutore quella classe politica».

27 settembre 2021 | 08:22

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