Lungo il Cammino di Dante, tra “selve oscure” e scorci “divini”

Il Cammino di Dante è un itinerario che si snoda tra pianure, colline e Appennini, tra argini e foreste secolari, monumenti artistici e naturali. La natura che s’incontra oggi durante il cammino è la stessa con cui Dante si è confrontato nel suo lungo viaggio da Firenze verso Ravenna, per sfuggire alle guardie fiorentine, vagando per strade ripide, su e giù per
l’Appennino.

È un viaggio, da fare a piedi, sulle orme di Dante Alighieri, attraverso i percorsi e le vie medievali che, oggi come allora, collegano la Romagna e la Toscana. Quei luoghi vissuti e citati dal Sommo poeta di cui, nel 2021, ricorre il 700° anniversario dalla morte.

E, proprio in occasione dell’anno dantesco, è uscita la guida “Il Cammino di Dante – Da Firenze a Ravenna e ritorno” (Ed. Terre di Mezzo) scritta da Marcello Bezzi, Silvia Rossetti e Massimiliano Venturelli. Ed è da quest’ultimo che ci siamo fatti raccontare perché vale la pena percorrere il Cammino di Dante.

Il Cammino di Dante è una vostra idea oppure l’itinerario esisteva già?

“È un’idea nata all’interno dell’Associazione il Cammino di Dante dal padre di uno degli autori, Marcello Bezzi, che ha iniziato i primi passi nel 2012. Il progetto prevedeva oltre all’itinerario, che fino a poco tempo fa era un cammino solo di nicchia, anche la pubblicazione della guida”.

Quanto ci vuole per percorrere l’intero Cammino?

“Si può fare interamente, è un percorso ad anello, e noi lo consigliamo a camminatori esperti. Invece, a chi non è esperto consigliamo di farlo solo in parte. Chi l’ha fatto tutto ci ha impiegato circa 15-17 giorni, solo camminando e pernottando, senza visitare i luoghi riportati nella guida”.

Qual è la parte più semplice del Cammino che può essere rivolta a persone meno esperte?

“La parte più facile del cammino è quella che va da Marradi, patria del Marron Buono, verso uno dei luoghi simbolo del cammino, la cascata dell’Acquacheta. Qui, dopo una visita all’abbazia, si riprende il percorso fino a San Godenzo, un borgo famoso per aver ospitato Dante, per poi rientrare a casa o continuare per un altro giorno fino a Dicomano”.

Qual è invece la parte più impervia di tutto il Cammino?

“La parte più difficile è quella di confine a cavallo dell’Appenino, San Benedetto in Alpe, la stessa escursione all’Acquacheta. Sono una ventina di chilometri. Questa è la parte più tosta”.

Quali sono le tappe più turistiche del Cammino?

“Consiglio sicuramente di guardare i percorsi in città perché sono non sono quelli da turisti classici ma insoliti. Anche quello di Firenze o di Ravenna, per esempio, non sono itinerari che si visitano spesso. Anche la parte del Casentino, il Castello di Poppi in provincia di Arezzo è meraviglioso, l’eremo di Camaldoli e il percorso dei castelli dei Conti Guidi lo consiglio vivamente per respirare la spiritualità di un tempo. Uno dei borghi più incantevoli è sicuramente Portico di Romagna che è quello dei Portinari, quindi di Beatrice”.

Quali sono i luoghi danteschi che il Cammino tocca?

“Il Cammino di Dante è stato chiamato così per indicare un periodo storico ben preciso, quello in cui Dante viene esiliato e inizia a peregrinare, quindi è di fatto il Cammino dell’esilio prima di rientrare a Firenze. per esempio c’è San Lorenzo. Nell’”Inferno” viene citata l’Acquacheta quindi deve essere stata visitata dal poeta e poi l’Eremo dei Toschi a San Godenzo”.

Quali sono i luoghi naturali imperdibili durante il Cammino (c’è qualche “selva oscura”)?

“C’è chi paragona la “selva oscura” alle Foreste casentinesi e chi alle foreste che s’incontrano sull’Appennino tra Emilia e Toscana. Località molto belle a livello naturalistico sono sicuramente le cascate dell’Acquacheta che hanno un fascino incredibile. Un altro posto a cui pare che Dante si sia ispirato è la zona di Vulcano, a Tredozio, sulle pendici del Monte Busca, sull’Appennino forlinese, che sorge in località Inferno. È un vulcanetto naturale che emana ancora delle fiamme”.

Il Cammino di Dante si sviluppa in 20 tappe per 380 km. Per circa il 70% si snoda su sentieri non asfaltati, tra pianura, collina e montagna, in zone ricoperte da “selve oscure“. I dislivelli in salita e discesa sono netti in molte tappe: non bisogna dimenticare che si tratta di un percorso che passa dall’Appennino, pertanto è consigliato un buon allenamento prima di partire. I mesi migliori per mettersi in cammino sono maggio, giugno, settembre e ottobre e, più in generale, quelli primaverili, estivi o autunnali.

Dante Alighieri è un simbolo della nostra cultura e della nostra identità. La sua opera è un viaggio nell’animo umano e, da 700 anni, continua a raccontare, attraverso parole dal fascino senza tempo, i tormenti, le aspirazioni e le speranze che animano l’esistenza di ciascuno di noi, oggi come allora.

Fra le tante idee e iniziative dell’anno dantesco, un modo originale per omaggiare il Sommo poeta è quello di ripercorrerne le orme in questo straordinario itinerario che è il Cammino di Dante.

Dedicare un cammino a Dante, riporta la guida nell’introduzione, vuol dire offrire al viaggiatore del terzo millennio l’opportunità di scoprire a passo lento le vicende, le
mete, gli scenari che lo segnarono, accostarsi alla sua storia e alla sua opera attraverso una dimensione esperienziale. È un esempio significativo di quei cammini storici, culturali e religiosi che esprimono un turismo alternativo, sostenibile e legato alla mobilità dolce.

Nel caso specifico, da Ravenna a Firenze e ritorno, dalla tomba di Dante alla casa natale, il viaggio ripercorso da questa guida accompagna l’escursionista a conoscere alcuni degli scorci più significativi della narrazione dantesca, incastonati tra valli e crinali appenninici. Il Cammino di Dante è un continuo gioco di rimandi tra realtà e metafora, tra natura e letteratura.

La guida “Il Cammino di Dante” è stata ideata dall’Associazione il Cammino di Dante, di cui sono membri i tre autori. Il Cammino di Dante fa parte del progetto Le Vie di Dante, che comprende itinerari culturali e naturali ispirati alla figura, alle opere e alle peregrinazioni di Dante Alighieri in Emilia-Romagna e in Toscana e che si è aggiudicato il premio “Best in Travel 2021” di Lonely Planet.