Il capolavoro ritrovato: La Madonna con Bambino di Marco d’Oggiono torna all’Ambrosiana

Un gallerista scrupoloso, un nipote inconsapevole e i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza sono i protagonisti di una storia a lieto fine che dopo settant’anni riporta nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana uno splendido dipinto di Marco d’Oggiono. Tutto è cominciato lo scorso marzo quando un commerciante d’arte di Milano ha contattato i carabinieri, responsabili delle investigazioni sul territorio lombardo, per accertare la regolare provenienza di una tavola rinascimentale che aveva appena visionato. Si trattava della “Madonna con Bambino” di Marco d’Oggiono, parte di un lascito testamentario di una signora milanese a un nipote che, dopo la sua morte, aveva deciso di vendere l’opera tramite il mercante d’arte. “Una segnalazione importante – spiega Francesco Provenza, comandante del Nucleo – perché ci ha permesso di avviare le indagini. La sensibilità di chi opera nel settore è molto preziosa. La tutela del patrimonio culturale non dovrebbe spettare solo a noi, ma a tutti”. La verifica nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più grande database di opere d’arte rubate al mondo, ha permesso di avviare gli accertamenti che oggi riportano il dipinto a casa.

(fotogramma)


“La scomparsa dovrebbe risalire alla metà del secolo scorso, agli anni Cinquanta – racconta monsignor Alberto Rocca, direttore della Pinacoteca Ambrosiana – Non abbiamo la data precisa, ma i documenti e le fotografie conservate nei nostri archivi ci hanno permesso di risalire a quel periodo quando, tra l’altro, ci furono dei lavori in Pinacoteca e quindi delle movimentazione di quadri”. Il furto fu denunciato ai carabinieri, ma da allora nessuno seppe più nulla della “Madonna con bambino” che chiaramente mostra l’influenza di Leonardo da Vinci, di cui Marco d’Oggiono fu uno dei allievi: non solo la posa del bambino girato di tre quarti con gli occhi che guardano lo spettatore, che ricorda la “Madonna Litta” del maestro custodita all’Ermitage, ma anche il paesaggio sullo sfondo.

A rendere possibile il riconoscimento del quadro – che il nipote ha tentato di vendere senza immaginare che fosse un’opera trafugata, “altrimenti non avrebbe scelto una via legale, quindi non c’è alcuna ipotesi di reato nei suoi confronti” continua Provenza – è stata la catalogazione del dipinto. Nella banca dati, infatti, nata nel 1969 e da allora diventata un gigantesco archivio di beni di ogni genere, erano conservati tutti i dettagli del quadro, dal supporto su tavola alla dimensioni, fino alle piccole imperfezioni che, soprattutto nell’arte antica, diventano dei segni distintivi importanti. Dunque è bastato un confronto incrociato con la Pinacoteca per confermare l’originalità della Madonna e dare avvio alla restituzione. “La contraffazione dei dipinti antichi è molto difficile – conclude Provenza – Molto più frequente è nei casi di arte moderna e contemporanea”.

Ora il quadro verrà sottoposto a un restauro, anche se si trova in uno stato piuttosto buono per non essere sotto la tutela di un museo da così tanti anni (la cornice è ancora la stessa). Poi la sua destinazione potrebbe essere la sala 3 della Pinacoteca che raccoglie opere di pittori lombardi dello stesso periodo tra cui un altro d’Oggiono. Di certo prima del 2022 non sarà visibile al pubblico. “Le operazioni richiedono tempo – spiega Rocca – solo il trattamento anti tarme a cui sottoponiamo ogni opera che entra in Pinacoteca, come prevenzione per tutte le altre, ha richiesto settimane”.

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