Buono scuola Lombardia, resi pubblici i nomi dei richiedenti: Regione multata dal Garante

Aver messo potenzialmente in imbarazzo 104.000 persone, facendo conoscere a tutti che erano abbastanza povere da chiedere un buono-scuola di poche centinaia di euro, costa alla Regione Lombardia una tirata d’orecchie dal Garante della Privacy e una sanzione pecuniaria di 200.000 euro. Il collegio del «Garante per la protezione dei dati personali», infatti, a seguito di una segnalazione, ha ritenuto che la Regione abbia violato la normativa in materia di protezione dei dati personali quando ha diffuso online sul proprio sito web istituzionale quelli degli studenti che avevano chiesto i contributi economici da 200 a 500 euro per l’acquisto di libri di testo, di dotazioni tecnologiche e di strumenti per la didattica; o l’erogazione di borse di studio statali a condizione che il loro Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) non superasse i 15.000 euro.

Dalla home page del sito web istituzionale della Regione era cioè stato possibile per 11 mesi visualizzare e scaricare l’elenco in chiaro dei richiedenti, la classe dello studente, codice e denominazione della scuola, il numero della domanda. Il punto è che l’articolo 26 comma 4 del decreto legislativo n. 33 del 2013 vieta di diffondere, seppure per finalità di trasparenza, dati identificativi di soggetti beneficiari di contributi economici da cui si possano desumere informazioni relative «alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati»; e già nelle Linee guida in materia di trasparenza il Garante aveva spiegato che questo divieto è «funzionale alla tutela della dignità, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’interessato, al fine di evitare che soggetti che si trovano in disagiate condizioni economiche o sociali soffrano l´imbarazzo della diffusione di tali informazioni, o possano essere sottoposti a conseguenze indesiderate a causa della conoscenza da parte di terzi della particolare situazione personale». Inoltre per il Garante anche la diffusione delle informazioni relative all’Isee degli interessati era stata comunque del tutto sproporzionata rispetto alla finalità di trasparenza prevista dalla disciplina di settore, mentre i soggetti pubblici, nel rispettare gli obblighi di trasparenza, possono diffondere dati personali solo se questa operazione è prevista da una norma di legge o di regolamento, nei casi previsti e sempre nel rispetto dei principi in materia di protezione dei dati come, ad esempio, il principio di minimizzazione.


La Regione Lombardia si è difesa giustificando la propria condotta al Garante con «l’assoluta convinzione che il trattamento effettuato dei dati non avesse evidenziato alcuna situazione di cosiddetto “disagio economico-sociale degli interessati” destinatari dei provvedimenti di concessione del buono-scuola». Perché no? Perché la Regione valutava che il valore Isee di 15.000 euro, richiesto per l’ammissione ai benefici, «fosse una mera soglia di accesso al contributo e non identificasse un effettivo stato di disagio sociale e/o economico»: argomento che puntellava con quella giurisprudenza di legittimità portata a ribadire come «lo “stato di disagio” vada inteso in senso rigoroso e consista in una “condizione obiettivamente deteriore rispetto a quella della generalità dei consociati”». Inoltre la Regione indicava che il tipo di profilazione informatica (tramite Spid, Cie, Pin) avrebbe «consentito la esclusiva visualizzazione dell’”id” della persona profilata e non di altri. Ne consegue che, con il solo id, non era possibile in alcun modo risalire ad informazioni personali e/o contenuti presenti nel sistema».

Ma l’istruttoria del Garante della Privacy, «pur comprendendo il difficile bilanciamento tra esigenze di trasparenza e protezione dei dati personali, soggetto a valutazione caso per caso», in questo appunto specifico caso non ha ritenuto accoglibili gli argomenti difensivi della Regione Lombardia, di cui ha invece apprezzato il fatto che abbia collaborato all’iter e soprattutto abbia rimosso dal sito web istituzionale i dati personali dei 104.000 lombardi oggetto di contestazione. Circostanze di cui ha tenuto conto per quantificare la sanzione, in una misura certo consistente ma non enorme pur in considerazione dell’enormità della platea di cittadini lombardi danneggiati: 200.000 euro.

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11 settembre 2021 | 07:50

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