Voghera, i legali della famiglia dell’uomo ucciso da Massimo Adriatici: “L’assessore sceriffo nella Beretta aveva proiettili da guerra”

MILANO – Proiettili vietati, persino in guerra, di tipo espansivo, con una probabilità di uccidere più alta rispetto a quelli normali. L’ex assessore leghista di Voghera, Massimo Adriatici, ai domiciliari dopo aver sparato e ucciso Youns El Boussettaoui, la sera del 21 luglio scorso, avrebbe avuto la sua Beretta caricata da proiettili hollow point, conosciuti anche come proiettili dum dum, caratterizzati da un piccolo foro sulla punta dell’ogiva, così da aprirsi e provocare maggiori ferite al momento dell’impatto su un corpo. È quanto sostengono gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che assistono i familiari del marocchino ucciso a 39 anni in piazza Meardi a Voghera. L’analisi sui proiettili è contenuta nella consulenza del perito balistico Luca Soldati, lo specialista incaricato dai due avvocati di analizzare la pistola, i 7 bossoli rimasti nel caricatore e quello che ha ucciso Boussettaoui.

Un documento allegato alla memoria depositata dai due legali contro la richiesta di revoca dei domiciliari, presentata invece dagli avvocati di Adriatici, secondo cui erano cessate le esigenze cautelari. Proprio ieri però i legali Gabriele Pipicelli e Colette Gazzaniga hanno fatto retromarcia rinunciando all’istanza. Adriatici, ex sovrintendente di polizia, è accusato di eccesso colposo in legittima difesa. Quel martedì, poco dopo le 22, incrocia il marocchino che si aggira tra i bar disturbando diversi clienti e lanciando una bottiglia in un’aiuola. I due si fanno sempre più vicini, poi Youns colpisce Adriatici che cade a terra. Subito dopo, lo sparo dalla Beretta che uccide il marocchino. Adriatici aveva appena raccolto le lamentele del titolare del bar Cervinia e aveva deciso di pedinare il magrebino fino al luogo della tragedia.

Ora, se gli esiti della consulenza della difesa saranno confermati dalla perizia affidata ai Ris di Parma, la posizione del leghista potrebbe aggravarsi. “Sebbene la perizia sia in divenire – scrivono gli avvocati Piazza e Romagnoli nella memoria al gip Maria Cristina Lapi – un gravissimo elemento oggettivo è già emerso dal mero esame dell’arma e delle munizioni: sia il proiettile estratto dalla salma, sia i sette proiettili contenuti nel caricatore della pistola in uso all’indagato sono munizioni di tipo espansivo, vietate dalla legge per la difesa personale”. Un divieto, scrivono ancora i due avvocati riprendendo le risultanze della consulenza, “dettato dal fatto che le munizioni espansive al momento dell’impatto subiscono una vistosa alterazione strutturale, votata a una superiore cessione energetica e a un maggior effetto distruttivo sui tessuti, con una più alta probabilità di uccidere”.

Per questo, le munizioni “a espansione” sono vietate in Italia dal 1992, e dal 2008 la Cassazione le equipara a munizioni di guerra “per la loro potenzialità offensiva, a nulla rilevando – scrivono i giudici – che il loro uso bellico sia formalmente impedito da una convenzione internazionale”. “Quale può essere il fine di andare in giro con munizioni da guerra se non per utilizzarle? – è il commento amaro dei legali della vittima – . Da un penalista, ex poliziotto e assessore alla Sicurezza ci si aspetta una condotta volta ad aiutare chi è in difficoltà, non a eliminare dalla società le persone svantaggiate”.

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