Pavia, il monito di Mattarella per la ripartenza dell’università: “Inaccettabile il divario tra il numero dei nostri laureati e la media europea”

Seicentosessant’anni dalla fondazione: l’università di Pavia, tra le più antiche d’Italia ha festeggiato l’anniversario aprendo il nuovo anno accademico alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della ministra Maria Cristina Messa. Una cerimonia iniziata tra gli applausi e l’inno di Mameli all’ingresso dell’auto presidenziale nel cortile dell’ateneo.

Mattarella ha prima sottolineato «il dovere morale e civico della vaccinazione, lo strumento che in grande velocità la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus». Poi ha tracciato un parallelo tra la storia dell’università pavese e i tempi attuali. Anche ai tempi della sua fondazione, infatti, c’era stata una pestilenza, a cui seguì «l’investimento intelligente, lungimirante sui giovani e sulla loro formazione. Questa medesima scelta, criterio, intuizione è quella che ha compiuto l’Ue con il Next generation, quella è stata la spinta che ha permesso di impegnare un grande progetto europeo, che ha raccolto i Paesi per il futuro dei giovani». Infine, un accenno a un cronico problema delle università italiane, anzi proprio dell’Italia: «Uno dei doveri dell’oggi è ampliare la base di coloro che partecipano alla conoscenza, di renderla completa, senza esclusioni. È inaccettabile il divario di percentuale di laureati fra il nostro Paese e la media europea».

La ministra Messa ha sottolineato che la riapertura delle università è finalmente in presenza: «Occorre ricominciare a frequentare e vivere le biblioteche, le aule, i laboratori, gli spazi comuni, le mense e le residenze. Sarebbe curioso, se non imbarazzante, che tutto questo venisse rallentato o addirittura ostacolato e che proprio nelle comunità universitarie trovassero accoglienza e credito fake news o teorie negazioniste sui vaccini o sulla gestione delle fasi emergenziali e post emergenziali. Un conto è il dissenso critico frutto del mondo scientifico, altro la provocazione fine a se stessa: lo spirito critico, per restare tale, deve essere libero da pregiudizi e da preconcetti». E non c’è solo la questione-Covid, che anzi è l’ultima arrivata. I problemi dell’università erano, e sono anche altri: «Occorre costruire il nuovo presente intervenendo chirurgicamente sulle norme: dal pre-ruolo al reclutamento degli organici; dal diritto allo studio alla valutazione; dall’offerta didattica al rapporto con i territori».

Parole a cui ha fatto eco il rettore Francesco Svelto: «Il programma di interventi europei varato a seguito dell’emergenza prende nome di “Next Generation EU” e sollecita a investire sul futuro. Sembrerebbe scontato – ha aggiunto – ma non lo è visto che i giovani sono stati largamente dimenticati anche prima del Covid e a prescindere dal colore dei governi». Bisogna agire su tre punti: «Il miglioramento delle infrastrutture, l’internazionalizzazione degli studenti e la creazione di condizioni per avere sviluppo economico attorno ai centri di ricerca e innovazione». Un esempio di innovazione Svelto lo ha annunciato subito: «L’avvio del corso di laurea interateneo in Intelligenza Artificiale, progettato e gestito con le università Statale e Bicocca di Milano, può anche indicare una via per l’organizzazione di nuovi corsi. La forza di tre atenei multidisciplinari tra loro vicini può e deve essere sfruttata di più».

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