Un viaggio lungo un anno da Kabul a Segrate: i ragazzini afghani fuggiti nascosti sul camion

Comunicano a fatica. Per lo più a gesti, espressioni, qualche parola, pochissime. Non parlano italiano, l’inglese male. Ma hanno fatto intendere di essere in viaggio da un anno. Di essere partiti la scorsa estate da Kabul e di aver viaggiato da allora ininterrottamente verso l’Europa. Camminando, salendo su mezzi di fortuna, di straforo. L’ultimo, di nascosto nel cassone di un camion arrivato dalla Romania in una ditta di Segrate giovedì in tarda mattinata. Sono tre ragazzini afghani, minorenni, che ora sono al sicuro in due comunità della Lombardia.

Li hanno trovati i carabinieri di San Donato Milanese, guidati dal capitano Luca Ciravegna, due mattine fa. I dipendenti della Jannone Ferrotubi, ditta di Segrate che si occupa della vendita di tubi, hanno sentito bussare dal retro di un tir appena parcheggiato nella piazzola per essere scaricato. Prima piano, poi sempre più forte. Hanno allertato i carabinieri prima di aprire. Non potevano immaginare che dentro, assieme alla loro merce, c’erano tre ragazzini, due di 15 e uno di 16 anni. Il camionista, di origini romene, ha detto di non essersi accorto di nulla. Non è chiaro dove i minori siano saliti, se in una delle tante città della Romania dove il tir ha fatto tappa per caricare, oppure in Ungheria, o in Serbia, o in Slovenia, o addirittura in Italia. È l’ultimo tratto di un viaggio iniziato parecchi chilometri fa. Hanno detto “Afghanistan”, appena il portellone è stato aperto davanti allo stupore tenero dei presenti. Erano spaventati e stanchi, l’ultimo viaggio è stato almeno di un giorno, forse due, chiusi dentro, uno vicino all’altro, al buio e al caldo. Ma erano in buone condizioni fisiche. Sono stati fatti scendere. I lavoratori e i militari hanno dato loro da bere, acqua, molta acqua e qualche snack. Poi li hanno fatti visitare in ospedale per poi essere fotosegnalati in questura. Non hanno documenti con loro, due dicono di essere fratelli, o comunque parenti, l’altro è un amico. Ora sono in due comunità protette che si stanno occupando di loro, e che proveranno a capire come hanno fatto ad arrivare fino qui. E che storia hanno, e come aiutarli.

Per ora qualcosa di loro si è capito. Agli educatori i tre minori hanno provato a raccontare che i talebani c’erano già un anno fa nella loro città, loro li vedevano. Hanno detto di non andare a scuola, hanno scosso la testa quando hanno chiesto loro se nell’ultimo periodo avevano studiato, “hanno fatto capire che non si poteva” riporta un’operatrice della comunità che li ha accolti. Non si sa – ancora – se abbiano parenti o conoscenti in Europa da raggiungere. “Sembrano un po’ sprovveduti” aggiunge. A differenza di altri minori non accompagnati che vengono accolti in queste comunità dove, se ci sarà modo, si tenterà un percorso di inserimento sociale. E dove negli ultimi giorni stanno arrivando diverse telefonate per segnalare minorenni stranieri da soli, molti tunisini dicono, anche albanesi, “che era da un po’ che non ne arrivavano”. Lo scorso luglio quattro afghani di cui tre minorenni sono stati trovati nel retro di un camion arrivato in un’azienda di Bassano Bresciano. Sempre un viaggio per la speranza per fuggire dove non ce n’è più e ritrovarla.

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/09/04/news/afghanistan_milano_ragazzini_fuggiti_su_camion_dalla_romania_a_segrate-316497478/?rss