Quei lucidi pannelli bruciati come cerini erano “combustibili”

C’è una prima conferma ufficiale, arrivata dal laboratorio analisi del nucleo investigativo antincendi dei Vigili del Fuoco delle Capannelle a Roma: quei pannelli montati sulle vele che abbracciavano la Torre dei Moro erano fatti di materiale combustibile, “plastico e sintetico ” . Non Alucobond quindi, ma un altro tipo di rivestimento che dopo essere stato preso dalle fiamme si è sciolto, lasciando precipitare grandi pozze liquide alla base dell’edificio.

La copertura delle vele è ancora oggetto di analisi, visto che i tecnici devono stabilire di che materiale si tratti con esattezza. Fondamentale sarà capire anche se c’è conformità tra quanto dichiarato nella pratica edilizia e i pannelli che erano stati effettivamente installati.

La presenza di Alucobond (emerso in questa vicenda perché citato dall’amministratore di condominio all’indomani del rogo) è riportata anche in un atto giudiziario, ovvero un accertamento tecnico preventivo realizzato anni fa e deciso nell’ambito di un contenzioso tra il condominio e uno dei residenti, nato per la pulizia delle vele (l’unico modo per effettuarla era passare dal suo appartamento). Nell’accertamento si fa riferimento ai pannelli che rivestono le vele proprio come composti di Alucobond.

Altro discorso invece quello che riguarda il cappotto, ovvero la copertura che era stata utilizzata direttamente sulla struttura principale dell’edificio per l’isolamento termico, che nulla hanno a che vedere con le vele. La Saint-Gobain Italia che produce e vende materiali per l’edilizia e che si è occupata dell’isolamento termico della torre fa sapere in una nota che quelli da lei installati erano “pannelli in lana di vetro a marchio Isover in classe A2-s1, d0 di reazione al fuoco, classificati come incombustibili e non infiammabili.

I pannelli in lana di vetro Saint- Gobain Italia a marchio Isover – si legge nella nota – sono stati utilizzati dall’impresa di costruzione direttamente sulla facciata/ struttura principale dell’edificio al fine di isolarlo termicamente. Saint- Gobain Italia non ha venduto pannelli per il rivestimento aggiuntivo esterno installato in seguito sull’edificio per finalità estetiche”.
Un primo passo per le indagini.

Ma il fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Marina Petruzzella per disastro colposo è ancora contro ignoti: per nuove eventuali iniziative della procura sarà necessaria la relazione a cui stanno lavorando i vigili del fuoco. Ancora ieri molti tra i residenti del condominio sono stati ascoltati. L’obbiettivo è capire se ci fossero materiali infiammabili o altri elementi che possano indicare agli investigatori le cause dell’incendio.

Al momento, gli elementi che sembrano essere più solidi riguardano il luogo dell’innesco: la casa dell’inquilino al 15esimo piano, che non si trovava a Milano da giugno, oppure il suo terrazzino. L’ipotesi che prende corpo è che si sia trattato di un evento non del tutto accidentale, ma di certo non volontario: motivo per cui gli investigatori stanno cercando di capire se qualcuno avesse avuto accesso a quell’abitazione negli ultimi giorni, oltre al portiere del palazzo che annaffiava le piante sul balcone e che ci era entrato cinque giorni prima dell’incendio. Proseguono i lavori per la messa in sicurezza. Da ieri i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibili anche le villette attigue alla Torre: il motivo è legato alla stabilità dello scheletro delle vele che potrebbe avere dei cedimenti.
 

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