Milano, la Torre bruciata: la famiglia Cossu e la casa dei sogni frutto di sacrifici: «Ma si sono salvate le foto-ricordo»

Intanto c’è il problema della lavatrice. «A casa ne avevamo una da dieci chili con asciugatrice, ora siamo tornati a farci lavare i vestiti della nonna». Mamma Serena, papà Roberto. Simone e Chiara che sono gemelli e hanno 20 anni. Gloria ne ha 15. Sul marciapiede, da tre giorni senza casa. «Diciamo che è un reset totale: in qualche modo ripartiremo».

Lassù il settimo piano è una macchia nera. La finestra del bagno socchiusa. La famiglia Cossu in quella casa era entrata dieci anni fa. «Volevamo stare vicino ai nostri parenti che abitano tutti in questo quartiere», ricorda Roberto. Dicono che è il condominio dei ricchi. Ma il nostro è un trilocale: Simone ha la sua camera, le ragazze nell’altra. Mamma e papà in sala, sul divano letto. Anche gli armadi e i bagni sono divisi tra uomini e donne. «Io faccio l’operaio, mia moglie è impiegata. Una vita di sacrifici, l’abbiamo comprata con l’aiuto dei genitori e con i soldi del risarcimento di un infortunio sul lavoro di mia sorella arrivato dopo anni», prosegue il padre. Ora si sono trasferiti da sua mamma, dividendosi anche in un altro appartamento di una zia che è ricoverata in ospedale: «Sono due bilocali, ma almeno ci siamo risparmiati lo strazio di stare da soli in una stanza d’albergo».


La priorità ora è la scuola. Chiara si è appena diplomata, Simone fa un Its e Gloria deve fare la seconda del liceo artistico. «Ho perso tutto il materiale che avevo comprato ai tempi della dad… cartellette, creta, tavole…». La mente rimbalza a quel maledetto pomeriggio di domenica. In casa ci sono Serena e Roberto, i ragazzi sono fuori. «Non abbiamo sentito né visto il fumo — ricorda la mamma —. Ero sul terrazzo e ho visto un poliziotto da sotto che si sbracciava».

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La famiglia Cossu lunedì aveva vissuto uno dei momenti più toccanti dall’inizio emergenza. Perché dentro casa, per 24 ore, sono rimasti i due gattini, sopravvissuti, che allungano la famiglia. «Sono ancora in cura dal veterinario», dice Chiara. La priorità domenica era tenere tranquilla Gloria che due giorni dopo doveva fare l’esame di recupero di inglese: «L’abbiamo mandata dalla nonna, è l’unica che non ha visto il fuoco».

La famiglia Cossu sta per essere chiamata dai vigili del fuoco per il primo sopralluogo. «Ci hanno detto che parte della casa si è salvata, ma non ci aspettiamo più niente», continua Roberto. Sono giornate strane, vuote, ma piene di problemi. «I ragazzi vedono gli amici, provano a fare una vita normale — racconta Serena —. Noi siamo degli zombie, tre notti che non dormiamo, sempre qui sotto». Gli amici sono la miglior stampella possibile. «Alcuni ci hanno regalato dei vestiti. Ci invitano a dormire. Ieri anche una associazione ci ha donato scatoloni di abiti», dice Simone. I genitori prima o poi devono tornare a lavorare. «Ma senza fretta, ci hanno detto, dimostrandosi come una seconda famiglia — spiega Serena. Mio marito lavora in provincia di Bergamo, io a San Giuliano. Aspetteremo ancora qualche giorno».

Intanto dal megafono arriva il turno dei Cossu. Roberto prende tre borsoni carichi di speranza e si avvicina agli uomini della protezione civile. «Quando ci hanno chiesto cosa cercare non sapevo cosa rispondere», dice Serena. Poi sul modulo segnano documenti, macchina fotografica, le foto dei ragazzi da piccoli. Chiara chiede la piastra dei capelli. Pezzi di vita vera per tornare un pochino a galla. Passa una mezzora che sembra una vita. Le borse tornano piene. La scia di odore di bruciato che lasciano mette i brividi.

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2 settembre 2021 | 07:39

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