Incendio di via Antonini, l’eroe del palazzo: «Ho bussato a tutte le porte, solo ora realizzo il disastro»

Non parla più al presente. Ormai qui non lo fa più nessuno. Quella casa è un ricordo. «Un attimo e ti spazza via quel luogo dove pensavo di poter stare al sicuro», racconta Sam Nabi, 32 anni, origini persiane, ai piedi di quella casa all’ottavo piano che per 24 ore non ha smesso di bruciare. Il giorno dopo ci sono meno lacrime e più rabbia. Sconforto. Perché questo non è un film. E anche i piccoli eroi come lui devono fare i conti con la vita vera. Con la seconda notte in un albergo anonimo, senza nemmeno mezza valigia ai piedi del letto.

Eppure domenica è anche grazie a lui se al maxi incendio in via Antonini resta comunque un lieto fine. Nessun ferito, per quella che poteva essere una tragedia se lui, insieme ad altri condomini, non fossero corsi a battere sulle porte dei vicini invece di scappare fuori in preda al panico. «Mi sento peggio di ieri perché sto realizzando che il luogo dove vivevo, tra i miei oggetti e quello che eravamo riusciti a costruire, è andato in fuoco cancellando gran parte della mia vita». Come una candela. Impotente a guardare il disastro da sotto, mentre alcuni curiosi passano a scattare foto in una surreale pausa pranzo davanti allo scheletro del grattacielo.


La memoria è un flipper con quei sette minuti in cui le fiamme montano e si mangiano ogni parete. Le grida in disordine. «Abbiamo sentito la puzza di bruciato, visto il fumo. La mia compagna Valentina è stata più lucida. Ha preso il telefono, il nostro cagnolino Bruce. Il tempo di suonare campanelli e battere a più porte possibili». Poi giù di corsa lungo le scale interne: l’affanno, le gambe che si fanno di legno all’ultimo pianerottolo. «Una volta fuori, abbiamo comunque sperato di poter rientrare. Che la nostra fuga da casa fosse un arrivederci e non un addio», continua Sam, che nella vita fa il consulente tecnico del tribunale di Milano. Una sorta di ausiliare del giudice, sfruttando le sue conoscenze con il mondo orientale. Per il condominio, nel 2017, era stato anche consigliere e conosceva da vicino la storia di quel palazzo.

L’incendio in via Antonini a Milano: gli approfondimenti

Ieri la seconda notte praticamente insonne in un hotel in via Lampedusa. Altri sfollati sono stati parcheggiati dall’altra parte della città. «Abbiamo lottato per poter restare vicino a casa. Ieri ci siamo staccati da qui solo per fare un salto a un supermercato per comprare un cambio e un deodorante. In questo momento non penso nemmeno ai vestiti. Una sorta di scaramanzia che ci siamo imposti con Valentina: spero di entrare e trovare almeno quelle tre quattro cose salve».

Un pezzo di vita è riuscito a recuperarlo nel pomeriggio di lunedì, quando i vigili del fuoco hanno permesso di scendere chiavi in mano ai piani sotterranei. «Abbiamo recuperato l’automobile intatta, una sensazione strana vederla tutta intera». Martedì mattina invece il primo incontro ufficiale con gli altri condomini, dopo quello virtuale nella chat che ha salvato la vita a molti facendo correre l’allarme. «Ci ha convocati l’amministratore: ora la cosa più importante è restare uniti. Affrontare insieme questa emergenza, perché fra qualche giorno gli altri si dimenticheranno di noi. Per un po’ è facile essere solidali. Noi ora siamo come bambini, qualcuno ci deve aiutare a gestire la vita».

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31 agosto 2021 | 07:09

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