Cathy e Stefania uccise nel sonno, la comunità di Carpiano sotto choc: “Non si può morire a 15 anni per mano di tuo padre”

“Ho incontrato questa famiglia nel 2019, quando sono arrivato a benedire la loro abitazione. La loro figlia ha frequentato la parrocchia, come tanti ragazzi, fino alla cresima. Questo è un grande dolore per tutti”. Don Antonio Loi è il parroco di Carpiano, il paese nel Milanese dove ieri Salvatore Staltari, 70 anni, ha ucciso la moglie e la figlia per poi suicidarsi. Un duplice omicidio e un suicidio sconvolgenti. Le due vittime, la mamma Cathy, 41 anni, e la figlia Stefania, 15 anni appena, sono state uccise nel sonno, con un colpo di pistola.

“Ai miei parrocchiani – continua il sacerdote – dico ‘facciamo silenzio e preghiamo’. Personalmente sono rimasto sconvolto. Certo, in una situazione economica difficile si può litigare ma arrivare a quanto abbiamo visto è impensabile. Sono realmente sconfortato”. Carpiano è un piccolo paese, tutti si conoscono. Paolo Branca, il sindaco, spiega: “La comunità è tutta ancora sotto choc, è frastornata, lo sono anche i ragazzi e gli adolescenti, che conoscevano Stefania”. Mentre proseguono le indagini della magistratura, su cui il sindaco vuole mantenere “una stretta riservatezza”, il Comune sta pensando a come potrà elaborare il lutto la comunità: “La nostra intenzione – anticipa Branca – è organizzare un momento di riflessione e anche di conforto per chi è veramente addolorato e per certi aspetti non comprende. In particolare gli adolescenti sono la parte della comunità che fa più fatica a comprendere per quale ragione sia scomparsa in modo così tragico una loro coetanea”.

Ed è G., una delle amiche ed ex compagna di classe di Stefania Chiarisse Staltari, a raccontare: “L’ultima volta che ci siamo viste siamo andate a fare una passeggiata, poi è venuta a casa mia. Le ho proposto di rimanere a cena, quindi lei ha chiamato il padre per chiedergli se poteva restare: quando lui le ha detto di no è scoppiata a piangere”.

Staltari aveva 70 anni, era nato a Messina ma cresciuto a Porto Empedocle, ex elettricista e manutentore in pensione. Un uomo che nella sua fedina penale non ha precedenti penali gravi (un porto abusivo d’armi molto datato e una recente denuncia per danneggiamento) ma che nel ricordo delle persone vicine alla famiglia era scorbutico, fissato con gli orari, litigioso, in alcuni casi pure manesco. Ma nulla che potesse far immaginare a un omicidio-suicidio, raccontano amici e parenti arrivati ieri pomeriggio davanti al piccolo appartamento sulla strada provinciale 40 nella frazione di Francolino. Comunque episodi, ricordi e dettagli che descrivono una situazione non serena in famiglia. Battibecchi e litigi continui oltre a una situazione di disagio economico. I tre vivevano in un bilocale, con il letto matrimoniale a una piazza e mezzo e sopra, a castello, il lettino della figlia. Per il resto solo una piccola cucina, dove è stato trovato il corpo dell’uomo. Fino a due anni fa erano seguiti dai servizi sociali e Staltari aveva ricevuto anche dei voucher lavoro da parte del Comune. Sulla sua fedina penale un precedente datato per porto abusivo d’armi e una denuncia recente per danneggiamenti. Non risultano però denunce per maltrattamenti in famiglia. “Quando venivano a casa nostra quella ragazza era molto silenziosa, parlava poco e con un tono di voce bassissima – dice Diana Fasciano, collega e amica della moglie di Staltari, Catherine Panis, 41 anni e madre della compagna di classe – certo, dei problemi in casa era evidente che ci fossero, ma nessuno poteva immaginare una cosa del genere”. Chiusura e timidezza che si manifestavano anche a scuola, come ricorda la compagna. “Le maestre davano a Stefania una caramella quando parlava, per incoraggiarla, perché non lo faceva quasi mai. Del padre non parlava molto, ricordo una volta mi disse che le tirò i capelli perché era arrabbiato”. Di certo, negli ultimi tempi, i dissidi con la moglie erano aumentati: lo ricordano anche le colleghe di Catherine, impiegate insieme in una ditta di logistica della zona. “La tragedia che si è verificata a Carpiano, dove un uomo ha sterminato l’intera famiglia, è il miglior modo per essere ricordati come colossali vigliacchi. Non esistono problemi così insormontabili da giustificare il suicidio e l’omicidio”, ha detto il procuratore di Lodi Domenico Chiaro.

Le indagini, sono coordinate dalla procura di Lodi, sono portate avanti carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della compagnia di San Donato Milanese, guidata dal tenente Valerio Azzone. Che ormai hanno ricostruito nei dettagli quanto accaduto. Prima Staltari ha sparato alla moglie e alla figlia – appena tornate da una vacanza in Toscana -, quando ancora erano a letto. Poi ha scritto una lettera, lunga cinque pagine, su un quaderno a quadretti. Il rancore nei confronti della moglie Catherine Panis, che definisce “dispettosa ” e che in casa distrugge i “fiori” e “le prese elettriche”. E poi la decisione di uccidere la figlia Stefania, che secondo lui non avrebbe potuto vivere senza i genitori. Quindi, dopo aver scritto vicino ai cadaveri, ha chiamato il 118 per avvisare di quello che aveva fatto e annunciando il suo suicidio. Che poi è effettivamente avvenuto, intorno alle 13,45.

Domani sono previste le autopsie sui tre corpi.

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