Omicidio Voghera, chi è l’assessore Massimo Adriatici: avvocato «sceriffo» con il colpo sempre in canna e in guerra con i senzatetto

Dal nostro inviato a Voghera
Lo «sceriffo» con il colpo in canna anche quando andava a comprare il gelato. Mai s’è davvero capito se il soprannome sia un regalo altrui, una generosa e facile concessione della parte di popolo che lo idolatra e ora lo difende insultando chi avanza dei dubbi, oppure se sia un’autodefinizione da lui voluta come una medaglia e infine e ottenuta: ma certo Massimo Adriatici che martedì sera a Voghera ha sparato uccidendo un 39enne marocchino, Youns El Bossettaoui – vive in pieno dentro la nomea. Fonti sparse del Corriere a Pavia tra Prefettura e Questura raccontano della sua incessante abitudine di fornire consigli per gestire, anzi migliorare, l’ordine pubblico, sottintendendo una scarsa capacità dei vertici istituzionali oppure una loro sottovalutazione nella gestione delle richieste dei cittadini perbene.

Uno dei teorici, l’assessore, dell’approccio muscolare ai problemi di ordine pubblico previa l’esibizione delle divise, delle camionette, delle retate, delle telecamere ovunque, e di una inesorabile caccia senza pietismi alle presenze indesiderate. Comprese quelle dei barboni, che a suo dire dovrebbero essere cacciati senza poter fare mai più ritorno nei portici dove stendono cartoni e giornali, e nascondono le scarpe per non farsele rubare. Dopodiché, ma questa è un’altra storia, nessuno può obiettare sulla concentrazione di Adriatici nella missione politica e, ancor prima, sulla professionalità da docente successiva all’esperienza da sovrintendente della polizia per sedici anni, esperienza che, sempre a suo dire, gli ha permesso d’addentrarsi nella conoscenza degli abissi umani specie quando coincidono con la delinquenza.


Sicurissimo di sé, appassionato di musica, rigoroso nella gestione della quotidianità con attenzione al cibo e alle bevande, cordiale e attento alle buone maniere, al netto dell’assenza di minacce legate alla sua professione oppure causate dal camminare in un territorio urbano pericoloso, Adriatici dovrà spiegare la necessità di quel proiettile già pronto per essere esploso, con gli evidenti rischi collaterali.

Un colpo per appunto partito per sbaglio e di sicuro non con l’intenzione di uccidere, come lui sostiene sia avvenuto nello slargo esterno al bar. Una classica e prevedibile difesa da avvocato, dice un investigatore, in un’inchiesta che comunque registra l’iniziale distanza tra chi è intervenuto sulla scena del crimine, ovvero i carabinieri che avevano eseguito l’arresto in flagranza per omicidio volontario, e la successiva modifica dei magistrati, che dopo una breve notte di accertamenti o forse più di riflessioni, stante la non evidenza di prove inequivocabili, hanno inquadrato l’omicidio come eccesso colposo di legittima difesa evitando di attendere ulteriori accertamenti.

Ma esiste un primo discrimine, non banale, basato sull’eventuale contemporaneità tra la caduta a terra di Adriatici, successiva a una spinta di El Bossettaoui, che potrebbe confermare quel proiettile «accidentale»: in caso contrario, se cioè lo sparo è stato successivo al precipitare dell’assessore il quale avrebbe avuto dei secondi per impugnare e far fuoco, sarebbe inevitabile configurare un’azione volontaria, con il proiettile peraltro approdato – e Adriatici è un ottimo sparatore – non in una zona del corpo dove una ferita possa evitare danni letali. Dopodiché pochi se non nessuno, a Voghera, a cominciare dal sindaco che parla di un «fatto gravissimo accaduto al nostro assessore» e non alla vittima, che per appunto ha perso la vita, si soffermano sull’immigrato che – sono dati di cronaca – era in completo stato di ubriacatezza, non equilibrato nei movimenti, disarmato, e insomma non rappresentava una minaccia contro un’altra persona munita di pistola.

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Certo lui, il perditempo El Bossettaoui, che nella cittadina aveva molestato chiunque con insulti, offese e frasi volgari rivolte perfino alle bambine, a Voghera nemmeno sarebbe dovuto esserci, destinatario di plurimi ordini di abbandonare l’Italia, che va da sé non aveva mai rispettato. Nella complicata gestione di un problema, quale egli rappresentava,tra un furto e una dose di droga incontrava chi, forse per generosità o forse per levarselo di torno, gli allungava dei soldi, se non del cibo per tirare avanti un’altra giornata. Sembra che Adriatici, mentre all’interno del bar El Bossettaoui firmava l’ennesima serata di intemperanze, fosse seduto su una delle due panchine dello slargo che affaccia sulla rotonda; s’ignora se in quanto convocato da qualcuno per assistere in diretta alla scena, oppure se approdato durante una delle sue camminate serali, per verificare se Voghera potesse andare a dormire tranquilla.

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22 luglio 2021 | 08:03

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