“Nessuna responsabilità dei medici nella morte di Imane Fadil”, la consulenza scagiona i sanitari dell’Humanitas

I medici non hanno responsabilità nella morte di Imane Fadil. E’ la conclusione a cui è giunta la consulenza firmata da un pool di esperti guidato dal medico legale Cristina Cattaneo, nominata dalla procura di Milano, che indaga sulla morte della 34enne modella marocchina deceduta a marzo del 2019 per una rara forma di aplasia midollare. “Non si ravvede alcuna responsabilità professionale da imputare sotto il profilo penalistico a carico dei sanitari intervenuti” dice il testo della consulenza.

La prima ipotesi emersa sulle cause della morte era stata quella di un avvelenamento, poi scartata in seguito a una lunga serie di accertamenti. Addirittura si era ipotizzata un avvelenamento con materiale radioattvo, salvo poi scoprire che si era trattato di un errore di rilevazione degli strumenti utilizzati. Dopo una richiesta di archiviazione, il gip ha chiesto nuove indagini e il fascicolo ha quindi visto 12 medici dell’Humanitas di Rozzano iscritti nel registro degli indagati, come atto dovuto e a garanzia, per omicidio colposo. Ora l’esito della consulenza che sembra eliminare definitivamente anche l’ipotesi di un errore di valutazione da parte dei medici.

Imane Fadil era stata una delle ragazze che avevano partecipato alle “cene eleganti” di Berlusconi e con le sue dichiarazioni aveva rafforzato le ipotesi dell’accusa nel “processo Ruby” sui festini a casa dell’ex premier.

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