Gianetti Ruote, la notte tra gli operai a difesa della fabbrica: «Non porteranno via le nostre vite da qui»

Il turno di notte comincia con il falò che arde in un bidone di metallo, nonostante la notte di luglio sia piacevolmente tiepida. «Serve per le zanzare, arriva un’ora, appena prima di sera, in cui ti assaltano, e allora accendiamo il fuoco perché il fumo le allontana. Il calore ci servirà sicuramente più avanti, col freddo: abbiamo tutto il parco delle Groane qui intorno per raccogliere legna secca e fare scorte».

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Perché la lotta «sarà lunga». I primi a esserne convinti sono proprio loro, i lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto (Monza Brianza), organizzati in presidio per «crisi aggravata dalla pandemia».Tutti a casa all’improvviso: 152 lavoratori — operai e impiegati — senza più un futuro, senza ammortizzatori sociali, senza una buonuscita. «Dentro ci sono ancora i prodotti finiti, impacchettati e imballati, pronti a essere spediti. Due stock da 3-400 pezzi per Harley Davidson e Volvo. Altro che crisi, di lavoro ce n’era eccome». Poi è successo «il fatto», e i cancelli della fabbrica aperta nel 1880, che per generazioni ha dato da mangiare alle famiglie del territorio, si sono chiusi. «Lì c’è la nostra vita. Per molti è il posto in cui hanno lavorato i loro padri, i loro nonni; ora siamo qui, fino a che non abbiamo garanzie sul futuro non ce ne andiamo, presidiamo l’ingresso perché da lì dentro non deve uscire nulla». Il timore è che «lui» mandi i camion per prendersi i macchinari e «scappare via col bottino». Quel «lui» è Goran Mihajlovic, l’amministratore delegato serbo tedesco «braccio armato del fondo speculativo che da tre anni sta smantellando tutto». L’uomo costretto, la settimana scorsa, a entrare scortato dai carabinieri per sfuggire alla rabbia collettiva. E dunque il picchetto è fisso, giorno e notte, con turni che riproducono quelli della fabbrica. Di giorno si arriva anche a 40-50 persone. Di notte ne restano una decina: Roberto, Alessandro, i due «Gigi», Claudio, Salvatore e gli altri colleghi di una vita. Il più giovane ha 40 anni, l’età media è sulla cinquantina: «Quella fase della vita in cui, se resti a casa, è davvero difficile ricollocarsi», dicono. Padri di famiglia. I più fortunati con la moglie che ha un altro impiego.


Tutti i lavoratori restano in contatto attraverso tre gruppi Whatsapp: «In questo modo, se vediamo movimenti strani, in un attimo lo sanno tutti. Abitiamo nei comuni qui intorno, Ceriano, Solaro, Misinto, Cogliate, il più lontano tra noi sta a Tradate, verso Varese. Basta un messaggio, e nel giro di un quarto d’ora, qui davanti ai cancelli si radunano cento persone». Le ore scorrono tra chiacchiere infinte, risate, preoccupazioni. Si parla di quello che sta succedendo vicino a Firenze, con gli oltre 400 metalmeccanici della Gkn di Campi Bisenzio licenziati con una email. Stesso drammatico copione. Si gioca a scopa, si beve caffè a tutto spiano, si fanno spuntini notturni. Le crostate preparate dalle mogli a casa, o le focacce di mezzanotte regalate dal panettiere di zona. Solo uno dei tanti esempi di solidarietà che stanno arrivando da parte delle comunità locali alla causa dei dipendenti della Gianetti. «Abbiamo iniziato il presidio dandoci il cambio e dormendo in macchina. Ora abbiamo allestito un vero e proprio campo grazie ad aiuti esterni».

Gli alpini di Ceriano hanno offerto il gazebo sotto il quale sono stati sistemati il tavolo centrale e sei brandine per riposare. La Protezione civile di Cogliate ha fornito un prefabbricato da cantiere che viene utilizzato come magazzino, e una cisterna d’acqua che viene riempita ogni due giorni. Nei negozi della zona si fa la «spesa solidale» a sostegno del picchetto. Arrivano sacchi con pacchi di pasta, generi alimentari. Anche il territorio circostante fornisce un contributo, con la legna raccolta nei boschi del parco delle Groane, nota zona di spaccio. Solidarietà bipartisan viene espressa dalla politica locale, e ovviamente dalle organizzazioni sindacali (sabato 10 luglio è arrivato anche il segretario generale Cgil Maurizio Landini). «Arrivano in tanti, ma poi, comprensibilmente, tornano a casa. Noi, invece siamo sempre qui, perché questa per noi è un’altra casa, e da qui non ce ne andiamo. Quanto scommettiamo? Ci si rivede qui che ci sarà la neve, con le luci di Natale».

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14 luglio 2021 | 07:08

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