Andrea Costantino, 105 giorni in cella ad Abu Dhabi senza sapere perché. La moglie: «Disperato, ha perso 18 chili»

Quattro minuti di telefonata, mercoledì mattina: «Erano le 8 e stavo portando la bambina all’asilo. M’ha potuto parlare solo quattro minuti, poi è caduta la linea». Per dirle cosa? «Andrea è una persona forte, ma è disperato. L’ultima volta che l’hanno visto, era dimagrito 18 chili: io non gli ho chiesto niente, lui non m’ha detto niente. E so che lo fa per non spaventarmi, anche se lo sono già abbastanza». Dura, eh?… «Le prime settimane, sono tornata da Dubai e mi sono isolata da tutto. Ero scioccata: sei là con la famiglia e arrivano otto poliziotti, arrestano il papà di tua figlia e lo fanno sparire nel nulla, senza spiegarti nulla». E adesso? «Vivo appesa al telefono. Per sapere qualcosa. L’hanno portato via il 21 marzo e Andrea, visto come s’erano messe le cose, poteva anche esser morto. La prima volta che il console italiano l’ha potuto visitare, era un mese dopo. La prima volta che l’ho potuto sentire io, era il 27 maggio: più di due mesi dopo». Ma come lo trattano? «Non me l’ha detto. Quattro minuti. Non sono riuscita a raccontargli neanche come sta la bambina».

Sono 105 giorni che Stefania Giudice, 41 anni e una figlia di tre, sta aspettando un perché. «Andrea è uno che paga subito le multe», dice. E invece Andrea Giuseppe Costantino, 49 anni, trader milanese nel petrolio, da tre mesi e mezzo è chiuso in una cella ad Abu Dhabi. Unico occidentale fra siriani, libici, yemeniti nel carcere di al Wathba: famoso da sempre per le rudi condizioni dei detenuti, noto nell’ultimo anno per i numerosi casi di Covid. Non gli hanno contestato un reato. Non l’hanno interrogato. Non gli hanno consegnato un atto giudiziario. Non gli hanno ancora permesso di parlare con un difensore. E alla Farnesina, che ha chiesto spiegazioni, hanno risposto solo: «Stiamo indagando». È la linea degli Emirati arabi, mai teneri. Ma nel caso Costantino si sta andando un (bel) po’ oltre: «L’ambasciata italiana non è mai stata informata ufficialmente dell’arresto — spiega l’avvocato Cinzia Fuggetti — e se quella mattina non ci fosse stata Stefania, nessuno avrebbe saputo niente».


Quella mattina, Stefania è su una spiaggia di Dubai con la bimba e sta aspettando che Andrea sbrighi qualche faccenda. Sei giorni prima sono decollati tutt’e tre da Malpensa e arrivati a Dubai, come tante volte. Lui ha una società, l’Eidon Global, e con la doppia residenza compravende da una decina d’anni i carichi di petrolio: gli Emirati gli hanno appena rinnovato il permesso e bisogna ripartire, finita la pandemia. L’incubo si presenta con una chiamata dall’hotel: signora, venga qui, suo marito… «C’erano agenti in borghese e in divisa. Senza mandato. La camera era stata messa a soqquadro, un pc e due telefonini già sequestrati. Due poliziotti han preso la bambina, per allontanarla. Andrea ha avuto solo il tempo di dire: mi stanno portando in prigione ad Abu Dhabi…».

Da allora, il buio. L’inchiesta è nelle mani della polizia federale, una specie d’Fbi emiratino, e riguarderebbe questioni finanziarie: prima di pronunciarsi sulle contestazioni, l’autorità investigativa starebbe aspettando un «rapporto della Banca centrale». Ma su che? Un breve passato in politica da vicesindaco di Arese, una quasi ventennale conoscenza del mondo arabo, Costantino non ha mai pensato d’essere nel mirino. «Altrimenti non ci avrebbe portato là», dice la compagna. La sua Eidon, costituita nel 2012, gode di buone relazioni: negli Emirati, al trader milanese è capitato d’incrociare la famiglia reale e in passato nella sua società ebbe un ruolo anche Alessandro Nasi, il manager diventato da poco presidente della Juventus, imparentato con gli Agnelli e gli Elkann.

«Non hanno preso uno qualunque», dice l’avvocato Fuggetti: dopo l’embargo sulle armi agli Emirati deciso in gennaio da Luigi Di Maio — e dopo le ripicche dell’emiro, che ha sfrattato i militari italiani dalla base d’al Minhad, vietando qualche giorno fa lo scalo anche all’aereo che andava in Afghanistan per la cerimonia di ritiro delle truppe —, «il timore è che la vicenda di Costantino s’inserisca nel recente clima di tensione diplomatica con Roma». Qualche sospetto c’è: fra le perdite subite con le partecipazioni in Alitalia e Piaggio, fra gli affari sfumati con Leonardo, tra le forniture bloccate perfino alla loro pattuglia acrobatica, gli emiratini hanno qualche sassolino da togliersi. Dalla Farnesina l’escludono, ovviamente. Dall’ambasciata araba a Roma, solo silenzi. Ma ogni giorno che passa nella sua cella, più che un detenuto, Costantino si sente un ostaggio.

3 luglio 2021 | 07:31

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