Milano, violentò una donna nel 2006, preso dopo 14 anni e condannato grazie alla prova del Dna

Lo stupro risale al 20 agosto del 2006, avvenne nel pieno centro di Milano. Erano le 6 del mattino quando una donna si presentò alla clinica Mangiagalli sotto choc, raccontando di essere stata aggredita da uno sconosciuto mentre andava alla fermata dell’autobus per recarsi al lavoro. L’uomo si sarebbe avvicinato con la scusa di chiederle l’ora e, dopo averla bloccata, l’avrebbe trascinata in una zona isolata, nella zona di viale Umbria, e violentata, minacciandola di colpirla con una grossa pietra. Prima di allontanarsi le aveva anche rubato la catenina d’oro, 20 euro e il cellulare. Dopo 14 anni, lo scorso gennaio, è arrivata la cattura dell’uomo, un algerino 49enne, e oggi la condanna a 13 anni e 4 mesi decisa dal gup di Milano Sara Cipolla al termine del processo abbreviato e delle indagini sul «cold case», coordinate dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo, prima archiviate e poi da loro riaperte

A febbraio il Tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza della difesa di revoca della misura cautelare in carcere emessa dal gip di Milano Tommaso Perna nei confronti dell’algerino, che durante l’interrogatorio di garanzia aveva respinto le accuse. Le indagini inizialmente vennero archiviate, ma la svolta sul «cold case» è arrivata grazie all’esame del Dna, è stata accertata la corrispondenza del profilo genetico trovato su alcuni mozziconi di sigaretta repertati all’epoca della violenza e il tampone salivare eseguito all’uomo quando, nel 2017, era a San Vittore a causa di altri reati.


1 luglio 2021 | 18:50

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