Di Montigny: «Non sono un uomo di Salvini. Berlusconi e Meloni? Non li ho visti, avevano cose più importanti»

Può essere un’intervista palindroma, dove non capisci quale sia l’inizio e quale la fine. Oscar di Montigny si sfila dalla corsa, non accetta la candidatura, ma prima di rispondere alla domanda delle cento pistole, racconta, spiega con passione quello che avrebbe fatto da sindaco in pectore. «Voglio mettermi a disposizione. E lo farò».

Di Montigny, cosa ha deciso. Ha sciolto la riserva?
«Ho deciso, ma la risposta gliela darò solo alla fine».


Perché? E soprattutto perché ha deciso di mettersi in gioco?
«Perche il regalo che mi ha portato in dono quest’esperienza è stata proprio la conferma di volermi mettere a disposizione della città. Voglio fare dei progetti per Milano e il Paese. Voglio mettere a disposizione le mie competenza, i miei talenti, le mie relazioni per un progetto ad alto impatto sociale. È un desiderio che ho sempre avuto. Questa occasione mi ha impaurito ma insieme mi ha dato un grande coraggio. Da questa cosa esco con un grande sì. Sì, voglio mettermi a disposizione e lo farò».

Lo farà da candidato sindaco?
«Penso a una progettazione sulla città per sostenerla e catapultarla nel 2030 ma con tante scadenze brevi e a ritroso fino ad arrivare al tombino e alla ciclabile. Mi adopererò per realizzare la Milano che potrebbe essere perché quella di oggi è incompiuta».

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La visione a lungo termine è un suo refrain. I partiti l’hanno accusata di essere troppo visionario e poco realista.
«Lo prendo come un complimento perché se hai visione poi studi e ascolti le persone più brave di te. Non si può vivere solo dell’oggi, ho bisogno di una visione, di raccontare ai miei figli un progetto e di scommettere sulla città. Se dovessi scegliere io punterei su un civico con delle competenze tecniche supportato da una forte struttura amministrativa. Si mette insieme la visione con la macchina e siamo a posto».

A questo punto non si può più procrastinare. Si candida o no?
«La risposta è: non accetterò. Lo faccio a malincuore, commosso e dispiaciutissimo».

Perché?
«Nessun problema con il lavoro. La mia unica riserva era quella personale. L’avrei voluto gestire al meglio qualora la coalizione si fosse espressa».

Si è espresso Salvini, mentre gli altri hanno fatto trapelare dubbi e incertezze.
«Non significa che avrei accettato ma sarei potuto andare dai miei figli e dirgli che sarei partito per un viaggio. Loro mi avrebbero chiesto come partivo. Con una caravella? Con una zattera? Con una nave da guerra? In questo caso gli avrei detto di stare tranquilli, salpo con una supernave e 10 ammiragli, ci vediamo tra 5 anni».

La flotta unita però non si è presentata all’appuntamento.
«E siccome non so con che nave sarei partito, la questione non c’è più. Non c’è stata convergenza di vedute nella coalizione ed è giusto che sia così. La coalizione non mi deve niente, nessuno mi deve spiegazioni. Però deve essere chiara una cosa: voi mi avete cercato, io mi sfilo».

Cosa l’ha infastidita di più?
«Niente, però c’è un tempo per prendere le decisioni. Però vorrei mettere in chiaro una cosa. Non sono un uomo di Salvini. Così come non sono un uomo di FdI e neanche di Berlusconi. Non sono per gli «ismi». Non sono un’emanazione di queste cose. Ho le mie idee e i miei progetti».

I mancati incontri con Berlusconi e Meloni?
«Evidentemente c’erano cose più importanti o non c’erano le condizioni. Ma non è un problema».

Se la coalizione si ripresentasse unita e le chiedesse di ripensarci?
«Dovrebbe essere veramente una superflotta. Poi gli avrei chiesto: ma prima dove eravate? Perché se mi devo girare, voi dovete esserci».

24 giugno 2021 | 07:25

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