Festeggiamenti Inter in piazza Duomo a Milano, trentamila tifosi (e assembramenti)

Undici anni dopo la festa del Triplete, piazza Duomo torna a tingersi di nerazzurro. Un’invasione di trentamila persone, bandiere, fumogeni rompe un lockdown scudetto che quasi non sembra vero. Perché come nel 2009, il titolo di campione arriva senza giocare. Omaggio dell’Atalanta che non va oltre il pareggio contro il Sassuolo e regala all’Inter di Antonio Conte e Zang la certezza matematica dello scudetto. Di diverso, rispetto alla festa Champions di undici anni fa ci sono solo le mascherine. Il distanziamento, gli assembramenti, la paura del contagio lasciano spazio alla festa dei tifosi. Se sarà follia e imperdonabile errore nella lotta al Covid nella Regione più martoriata dalla pandemia lo diranno le prossime settimane. Certo le urla a squarciagola, i cori, gli abbracci collettivi non aiuteranno.

«Oggi festeggiamo, al Covid ci pensiamo domani», taglia corto un gruppo di giovanissimi tifosi arrivati dal quartiere di Baggio. In piazza anche moltissimi bambini accompagnati dai genitori. Un ragazzino di 12 anni indossa una maglia decisamente extra large numero 10 di Sneijder, eroe del Triplete appartenuta, undici anni fa, al padre. Per lui è la prima festa scudetto. Altri, ancora più piccoli, non erano neppure nati ai tempi della finale di Madrid con Eto’o e soci. C’è chi arriva in bici, gli scooter risalgono via Torino in un unico frastuono di clacson. «È una liberazione dopo anni di sofferenze, sono 19 ma se non ci fosse stata Calciopoli sarebbero molti di più», racconta Nicola, 26 anni.


Alle 18 gli ultrà della Curva Nord si sono ritrovati in largo Cairoli, e lì la calca è stata ancora peggiore: oltre ventimila tifosi assembrati tra fumogeni, bandiere e fuochi d’artificio. Nel pomeriggio il direttivo della Curva Nord s’era dato appuntamento fuori dallo stadio di San Siro per organizzare i festeggiamenti previsti (scaramanticamente) per sabato prossimo. Ma davanti al Castello la calca si è fatta indescrivibile e ha superato qualsiasi controllo. Abbracci, cori, poche mascherine, un tifoso salito sul tetto di un bus rimasto imbottigliato nel traffico e soprattutto nessun distanziamento. In largo Cairoli anche i membri del direttivo della Nord, a cominciare da Nino Ciccarelli, storico capo curva, con 12 anni di carcere alle spalle, poi coinvolto nelle indagini sui disordini di Inter-Napoli del 26 dicembre 2018 e condannato a tre anni e dieci mesi in appello.

A metà pomeriggio capitolano le transenne poste a protezione del monumento equestre a Vittorio Emanuele. Scatta un’arrampicata su per i gradoni che diventa una piramide umana. Più che al nemico juventino (non proprio protagonista di una stagione esaltante), i cori vanno soprattutto ai cugini rossoneri. Quelli che, a metà stagione, parlavano di scudetto e adesso accelerano il passo per uscire dalla calca sorpresi dalla festa scudetto in differita mentre passeggiavano in centro con mogli e fidanzate. Ai tavolini di corso Vittorio Emanuele i turisti mollano lo spritz e impugnano gli smartphone. Le immagini della festa sono destinate a fare il giro del mondo in tempo reale. Sperando non diventino un monumento alla quarta ondata.

2 maggio 2021 | 17:19

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