Comunali Milano, pressing di Salvini su Albertini. Ma Berlusconi frena

Il caffè con Salvini e la telefonata con Berlusconi. Detta così sembrerebbe che la morsa intorno a Gabriele Albertini sia ormai alla stretta finale e colui che è già stato sindaco per dieci anni sia costretto a capitolare e a candidarsi dietro la spinta di due terzi del centrodestra. La realtà del centrodestra è però molto più composita e fa bene Albertini a dire che prima di prendere ogni decisione è necessario l’accordo dei partiti. «Devono mettersi d’accordo loro — ha detto ai microfoni del Tgr — poi quando si saranno messi d’accordo loro devo mettermi d’accordo io, con me stesso, se proprio lo voglio fare, e con la mia famiglia». Perché se da una parte Salvini e la stessa Giorgia Meloni (nonostante gli sbarramenti tattici in vista della scelta del candidato per la Capitale) concordano sulla figura di Albertini, è colui che l’ha voluto sindaco nel ‘97 a tirare il freno a mano. Berlusconi non ha mai nascosto di puntare sull’ex ministro Maurizio Lupi e ieri, nonostante la telefonata dal San Raffaele, la situazione non sembra esser cambiata. Parole cordiali ma atmosfera freddina.

Giornata double face. Con Salvini che continua a spingere sull’acceleratore. Ieri ha voluto incontrare «pubblicamente» Albertini per un caffè e insieme rinnovare il pressing sulla candidatura. «Albertini è un candidato civico, sfido a dirmi a quale partito è iscritto. Non ne ho la minima idea neanche io — ha detto il leader della Lega —. È una persona che ha un’idea di città, è libera e indipendente. Ha dimostrato di saper fare e di parlare poco e costruire tanto. In questo momento di ricostruzione Milano ha bisogno di un ricostruttore». Aggiunge: «È stato un grande sindaco, il sindaco dei grattacieli e ora potrebbe prendere in mano le Olimpiadi». Spinge anche il governatore lombardo Attilio Fontana: «Sarebbe «un ottimo candidato. È una persona che stimo molto. Spero che sciolga la riserva in modo positivo». Parole che sicuramente hanno fatto piacere all’ex sindaco («I necrologi da vivo sono molto graditi»), che però non cambia posizione anche se un paio di frasi sul futuro della città sembrano indicative. «Non dobbiamo rinunciare al Salone del Mobile». «Bisogna ripartire come nel dopoguerra».


Se la Lega è convinta che Albertini sia il candidato migliore e in grado di battersela fino all’ultimo voto con Sala, FI procede con prudenza. «Mi auguro che il prima possibile ci possano essere incontri per candidature unitarie» dice Antonio Tajani. La telefonata di Berlusconi non sarebbe andata al di là delle buone maniere e qualcuno tra gli azzurri malignamente insinua che al Cavaliere non dispiacerebbe affatto fare un favore a Sala con una candidatura meno forte di quella di Albertini. D’altro canto, l’ex sindaco ha sempre rivendicato la sua autonomia creando non pochi malumori. A riprova ci sono le cinque volte in cui è stato candidato ministro in pectore. Tutte concluse con un nulla di fatto. Discorso diverso per FdI che prima di dare il via libera ad Albertini deve fare i conti con la Lega per la scelta del candidato a Roma. «Siamo in una fase di stallo» ha detto Daniela Santanché.

27 aprile 2021 | 08:39

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