Zona gialla, i trasporti sotto stress. Scuola, due turni per salire al 70%

Fin qui, tutto bene. La riapertura di bar e ristoranti all’aperto. Quel senso di normalità che la città da bere non vede l’ora di tradurre nell’antico spirito. Però qui inizia l’ansia di gestire l’aumento di mobilità della città. E il tavolo in prefettura di ieri pomeriggio ha confermato tutti i rischi più o meno calcolati a cui si va incontro. Il primo tema riguarda la scuola. Il governo aveva dettato l’ambiziosa linea di rivedere tutti i liceali tra i banchi prima della fine dell’anno. Al netto della frenatina, ha chiesto di garantire comunque la quota in presenza del 70 per cento. Il rebus andrà risolto dai dirigenti scolastici, con l’indicazione di riportare tutte le quinte in classe per la volata finale prima della maturità. Le agende degli altri sono a discrezione dei presidi. Le scuole dovranno fare il possibile, ma a tutti sarà concesso l’alibi delle strutture. Chi non potrà garantire il distanziamento con il 70 per cento dei ragazzi in presenza non sarà obbligato a fare forzature. Chi ha aule troppo piccole, ad esempio, sarà giustificato.


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Il prefetto Renato Saccone ha chiesto di far entrare il 50 per cento dei ragazzi entro le 8. La restante quota dopo le 9,30. Che a Milano significa circa 8.500 ragazzi in più in giro per le strade. Il motivo è quello che preoccupa Atm, che ieri ha lanciato l’allarme. Perché ai mezzi è chiesto di viaggiare al 50 per cento del carico e all’orizzonte non si intravedono ripensamenti da parte del governo. I vertici di Atm, che stamattina si ritroveranno a Cadorna per annunciare il nuovo piano con un ulteriore aggiustamento e rinforzo sui mezzi operativi, ha ribadito come la fascia critica sia quella tra le 8 e le 9. Ma a preoccupare l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale non è tanto la ripartenza delle superiori, ma più in generale l’effetto zona gialla. Con più gente in giro e altre attività che ripartono. Motivo per cui il prefetto ha chiesto l’assoluta applicazione del «Patto per Milano», che prevede che negozi e uffici aprano dopo le 10. La precedenza prima è delle scuole. E così l’appello alla città è quello ad incentivare la mobilità leggera: avete voluto le biciclette, le piste ciclabili, ora pedalate, verrebbe da dire. Venerdì prossimo si rivedranno tutti dal prefetto per vedere come è andata e se servirà aggiustare la macchina.

Ma ad essere particolarmente preoccupati del ritorno in presenza delle scuole al 70 per cento sono i governatori delle Regioni. Che ieri, dopo una riunione fiume, hanno chiesto un incontro urgente al governo per fermare il decreto in tempo utile per lunedì, sventolando un documento congiunto (di questi tempi merce rara). «Tornare alla didattica in presenza è importante, oltre che un segnale positivo, tuttavia la Dad, potenziata con adeguate tecnologie digitali, può rivelarsi una straordinaria opportunità di crescita nel percorso formativo degli studenti», ha ricordato ieri il rettore dell’università Bocconi Gianmario Verona. Sulla stessa linea, il rettore della Statale Elio Franzini: «Non credo che il nuovo decreto del governo avrà effetti sconvolgenti, sempre che, come mi auguro, non venga letto come un liberi tutti, perché così non è e non deve essere». In questo senso le Forze dell’ordine si portano avanti, con le chiusure, notificate ieri, di 20 esercizi commerciali. A completare il quadro, il sequestro della Guardia di Finanza di 5 milioni di mascherine non idonee in un magazzino affittato in nero da un cittadino italiano, nel cuore di Milano, a pochi passi dalla stazione Centrale.

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23 aprile 2021 | 01:02

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