Salvatore Furci e Lia Vismara: chi sono il capo dei vigili arrestato e la collega che ha tentato di incastrare

Lia Vismara ha 32 anni, dal giugno del 2018 è comandante della polizia locale di Corbetta, dopo quasi cinque anni da ghisa a Milano e una laurea in Scienze politiche. La notte del 14 gennaio 2020 sta tornando a casa dopo un allenamento di pallavolo in palestra e un brindisi con le compagne di squadra nel parcheggio della parrocchia di Baranzate. All’improvviso la sua auto viene affiancata da una pattuglia di carabinieri, tre militari che la fanno scendere e, a colpo sicuro, perquisiscono la vettura concentrandosi sotto il sedile del guidatore: lì trovano cinque palline di cocaina, scatta la denuncia.

Salvatore Furci ha 43 anni, originario di Gioia Tauro, una laurea in Giurisprudenza e anche lui servizio nella polizia locale di Milano, tra Annonaria, nucleo controllo trasporti pubblici e squadra antidroga, un’esperienza di formazione – così raccontava al quotidiano Il Giorno – in America. Furci viene nominato comandante dei vigili di Trezzano – carica vacante per un precedente scandalo che ha investito il comando – soltanto a inizio marzo. “Non siamo solo quelli che fanno le multe, il mio obiettivo è portare la polizia locale tra i cittadini, renderla un punto di riferimento, far comprendere che non siamo solo vigili che staccano sanzioni, ma che operiamo in aiuto di chi ha bisogno e svolgiamo attività diverse”, dice in una intervista, pochi giorni dopo la nomina, a Il Giornale dei Navigli.

Le loro storie si incrociano a Corbetta: Furci, nel 2018, risulta vincitore del concorso per ricoprire la posizione di ufficiale, ma la comandante Vismara esprime parere negativo. E per questo Furci non supera il periodo di prova e nel 2019 torna a fare l’agente di polizia locale a Milano, fino alla nomina di un mese fa a Trezzano. Ed è in quella bocciatura che adesso si incastra la vicenda che ha portato all’arresto di Furci, accusato di aver messo nell’auto di Vismara la droga. Per incastrarla, per punirla di quel no che – per lui – aveva voluto dire uno stop nella carriera.

La comandante Vismara, dopo quella notte del 2020, capisce subito che c’è qualcosa di strano. Con il sostegno del sindaco Marco Ballarini e con il suo avvocato Roberto Grittini prova a difendersi. Chiede una perizia sulla sua auto, che risulta forzata: una prima prova del fatto che qualcuno poteva aver messo la droga sotto il sedile. C’è un altro elemento: quel controllo dei carabinieri non è stato casuale, ma qualcuno ha fatto una soffiata con una telefonata anonima. Vismara si sottopone al test del capello, per dimostrare che non fa uso di droga, come invece sui social ipotizzano i suoi nemici: risultato negativo. A quel punto presenta un esposto al pm Gianluca Prisco della Dda e fa nomi e cognomi: “Ritengo di sospettare il Sig. Furci Salvatore – scrive – per l’organizzazione dei fatti che mi hanno vista coinvolta”. Non solo: punta il dito anche contro i carabinieri che l’hanno fermata, e qui è il colonnello Luca De Marchis, comandante dell’Arma all’epoca dei fatti, ad assicurare: “Il nostro intervento è stato trasparente, comandante provinciale dell’Arma – abbiamo risposto a una segnalazione al 112 e chiesto i tabulati per risalire all’anonimo: se anche qualcuno avesse organizzato una trappola, noi non ci siamo di certo prestati. Quanto al presunto verbale falso, attendiamo gli accertamenti”. Da quanto si viene a sapere, al telefono un uomo avrebbe detto di aver venduto la droga alla donna, e di essere stato pagato con banconote false, indicando l’auto su cui avrebbero trovato la cocaina.

Adesso quella voce anonima ha un nome: Mariglen Memushi, un uomo che – secondo le accuse – avrebbe fatto la soffiata al 112 su ordine del comandante Furci. Che, da questa mattina, è in arresto. E forse non era un finale inaspettato: il vigile nei mesi scorsi aveva anche tentato di sapere da conoscenti in servizio in tribunale se ci fosse un procedimento penale aperto nei suoi confronti.

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