Vaccino anti Covid in Lombardia, la denuncia della consigliera regionale Strada: “Ho ricevuto duemila richieste di aiuto: tantissime persone si sentono abbandonate”

Elisabetta Strada, consigliera regionale della lista Lombardi Civici Europeisti, da lunedì si sta occupando attivamente degli ultraottantenni che non vengono chiamati. Ovvero i nati prima del 1941 che da mesi hanno effettuato la regolare registrazione sul portale Aria, ma sono ancora in attesa di una data per l’appuntamento. “La gente è disperata, per questo faccio da portavoce. Non si hanno strumenti e non si sa con chi parlare”.

Strada, in che senso portavoce?
“Lunedì scorso ho mandato dei Whatsapp e fatto un’uscita su Facebook rivolta agli over 80 che, seppur iscritti al portale, ancora non avevano ricevuto notizie. Nel giro di poche ore mi sono arrivate centinaia di segnalazioni, a fine settimana erano 2 mila”.

Un sacco di gente che quindi non è ancora stata chiamata. Poi cos’è successo?
“I casi più eclatanti li ho girati direttamente alle Ats e alla direzione Welfare della Regione Lombardia. Quotidianamente invece inviavo file con i dati delle persone in attesa alle Ats di riferimento”.

Si sono mobilitati, almeno a giudicare dai numerosi ringraziamenti che ha ricevuto sulla sua bacheca Facebook. Hanno ricevuto tutti un appuntamento?
“Tutti no, motivo per cui adesso farò un secondo controllo per chiedere a chi mi ha scritto se è stato chiamato o no. Ma la situazione è davvero drammatica, le persone si sentono abbandonate. Capisco la difficoltà di organizzare una campagna di massa , ma non possiamo lasciare le persone da sole, dobbiamo accompagnarle, soprattutto se sono le più fragili e anziane. Penso ad esempio a chi deve ricevere il vaccino a casa”.

Cosa succede a loro?
“È stato messo in piedi un sistema parallelo, che passa dai medici di base e dalle Ats, ma anche in questo caso siamo in ritardo. Dovrebbero andare le Usca e i medici curanti che hanno aderito, ma le prime sono poche e non funzionano e i secondi non hanno avuto istruzioni. Il risultato è che chi dovrebbe ricevere il vaccino a domicilio non sa niente di quando avrà la prima dose”.

Qual è stato secondo lei l’errore più grave?
“Non aver scelto subito il sistema delle Poste. Abbiamo speso 11 milioni per non avere organizzazione e non avevamo neanche un sistema informatico funzionante. Poi anche non aver dato istruzioni precise e non aver collaborato con i medici di medicina generale, chiamandoli come partner. Infine è stato sbagliato non coinvolgere in modo attivo e costruttivo i Comuni. Chi meglio di loro potrebbe contattare i propri cittadini? Le anagrafi sanno esattamente quanti sono e che età hanno”.

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