Occupato il Piccolo Teatro di Milano: la protesta del personale dello spettacolo contro le chiusure

Sabato mattina una cinquantina di lavoratori dello spettacolo e studenti delle scuole di recitazione hanno occupato a sorpresa il chiostro del Piccolo Teatro Studio in via Rovello a Milano. Quella di sabato 27 marzo, Giornata mondiale del teatro, è una data significativa perché secondo le promesse del governo, oggi avrebbero dovuto riaprire cinema e teatri – ma ancora una volta l’appuntamento, a causa della pandemia, è slittato a data da destinarsi. Tra gli altri occupanti c’è l’attrice Rita Pelusio, che aveva già partecipato ad altre iniziative di sensibilizzazione come «L’ultima ruota», in bicicletta da Milano a Sanremo: «A tutti coloro che mi scrivevano: “dovremmo occupare come in Francia”, ecco. L’abbiamo fatto, abbiamo occupato il Grassi – dice -. Abbiamo scelto questo luogo per la sua storia, perché è il primo teatro comunale di prosa d’Italia, nato con l’impegno di essere un teatro d’arte per tutti. Vogliamo riportare il lavoro delle attività culturali in agenda, a questo punto deve rientrare nelle priorità del governo, per più di un anno è stato trattato come l’ultima ruota del carro, come se non avesse un imprescindibile valore sociale, oltre che economico».

I manifestanti – che hanno chiamato la loro iniziativa «Prove per uno spettacolo vivo» – hanno convocato per le 17 un’assemblea pubblica, «una sorta di parlamento culturale che speriamo sarà il più possibile partecipato». Dal Piccolo, che in occasione della Giornata mondiale del teatro aveva già organizzato di sua iniziativa sui social una serie di video di sensibilizzazione, si limitano a dire che «non c’è polemica specifica verso il Piccolo, nei manifestanti, e la direzione mantiene un atteggiamento dialogante».

Il direttore del Piccolo, Claudio Longhi, ha incontrato i lavoratori e ha riferito: «C’è comprensione e dialogo, ma vogliamo capire esattamente quali sono le richieste. A fronte di una occupazione permanente dello spazio la nostra proposta è quella di creare un presidio permanente collegato agli orari di lavoro, dalle 9 alle 19 e quando il teatro è chiuso di liberare lo spazio. Se la proposta non verrà accettata troveremo un altro punto di compromesso». Il tema della situazione dei lavoratori dello spettacolo «mi è carissimo e ne parlo da sempre ma è complesso e va affrontato nella radicalità – ha concluso – delle sue implicazioni. Siamo in una situazione di deregolamentazione di cui ho sempre denunciato i limiti politici, in questo momento c’è un’enorme confusione rispetto a cosa sia un lavoratore dello spettacolo. Il Covid ha acceso i riflettori su questa condizione e va capito bene di cosa stiamo parlando». L’intenzione dei lavoratori era quella di occupare in modo permanente il cortile e, dopo la richiesta del direttore, arrivato in via Rovello per un confronto, si riuniranno in assemblea per decidere il da farsi.

Sempre per oggi il Franco Parenti guidato da Andrée Ruth Shammah, in rete con altri teatri d’Italia e d’Europa, ha raccolto e posterà «dichiarazioni d’amore verso il lavoro del palcoscenico, appelli al pubblico di non abbandonarci ma invece di riprendere in mano ciò che gli spetta, la cultura»: da Filippo Timi a Pamela Villoresi, da Michele Placido a Laura Marinoni, da Isabelle Huppert a Adriana Asti, hanno levato la loro voce. Per il resto, qualche altra iniziativa di timida resistenza: il teatro del carcere di Bollate, che era stato inaugurato a settembre ma non ha mai potuto aprire davvero causa Covid, sta facendo circolare un video in cui si vede l’enorme sala vuota improvvisamente illuminata e poetica, mentre il teatro alla Scala manderà in televisione il dittico Kurt Weill e il Caboto sta organizzando una diretta sui suoi social.

Dai cinema, invece, quasi tutto tace. L’ingresso dell’Arcobaleno di viale Tunisia è diventato un dormitorio, con materassi di senza tetto accatastati davanti in cerca di riparo. Fa eccezione il vitale cinema Beltrade di via Oxilia: da oggi, con una iniziativa fortemente simbolica, vende i biglietti per una mini-maratona di riapertura, «appena ci sarà il via libera». La maratona si chiama, non a caso, «L’alba dei cinema vivaci». E ancora vivi.

27 marzo 2021 | 10:01

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_marzo_27/occupato-piccolo-teatro-milano-protesta-personale-spettacolo-contro-chiusure-106a07ec-8ed9-11eb-a5c9-f2c86d18b040.shtml