«A Federica Bosco, che se ne va, spiego perché Milano è la città dove vivere»

Federica Bosco, che personalmente stimo e apprezzo come scrittrice, abbandona Milano e ha scelto di dichiararne le motivazioni, dopo sette anni vissuti qui. E parla di un «rutilante mondo dell’editoria milanese, tra un evento ed una presentazione», laddove era il tempo di «vedere gente e fare cose» e ancora laddove la scrittrice «ha fatto di tutto per essere giusta per questa città», per essere «to fit», dedicandosi a yoga, palestra, running, ma anche counseling, meditazione e volontariato in una «Milano che gioca a Trivial con gli amici e mette i gelsomini sui balconi».

Luca Barabino
Luca Barabino

Con modestia da lettore e cittadino che vive questa città da «foresto», venendo dalla vicina Genova (che certamente è naturalisticamente più bella, ma purtroppo ben meno attraente). Abito qui da oltre 30 anni e credo di aver compreso cosa sia e forse cosa sarà Milano. E che Milano ha visto, Bosco? E adesso non riesce a vedere la Milano di domani? È possibile se si hanno occhi diversi e lenti multifocali, ben concentrati su presente e futuro. Perché fare di tutto per essere giusta in una città in cui puoi fare tutto essendo te stesso? Perché «caricaturare» Milano, raccontarne gli eccessi e non la normalità vecchia e soprattutto nuova? Questa città è diversa dal pre pandemia (come non potrebbe esserlo!) ma manifesta e pulsa di concretezza, di linfa vitale, di avanguardie e tendenze, di stili di vita, di architetture e ripensamenti del paesaggio urbano, unici al mondo.

E poi la cultura, la storia: c’è chi all’apericena ha sempre preferito la Pinacoteca di Brera, la Triennale, il Teatro alla Scala o l’Orchestra Sinfonica de la Verdi, o gli Arcimboldi, il musical di piazza Piemonte o il Teatro Parenti, il Nuovo e quello dialettale, il Manzoni, Zelig e il Ciak e molto altro. Questa città oggi vive di energia nel ripensarsi, nella voglia di fare, nel riscatto perché ha serbatoi di intelligenza e cultura, di solidarietà e avanguardia.

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Basta alzare gli occhi e vedere che Milano non si è fermata e, nel cambiamento, si fa più bella: oggi la nuova Brera, Isola, Garibaldi, Porta Nuova e la zona Tortona, la nuova Bocconi, il Parco e la Fondazione Feltrinelli. Domani lo studentato in Bocconi, il progetto del Trotto a San Siro, quello di Porta Vittoria e di Bosco Navigli. L’opera progettuale di De Lucchi, Boeri, Herzog, AraAssociati e molte altre archistar pervadono e ricostruiscono Milano. Sono le più belle riprogettazioni dei centri storici, di architetture e habitat che il mondo ci invidia.

Così come la solidarietà di Pane Quotidiano, Banco Alimentare o Opera San Francesco sono avanguardia sociale che tutelano non solo gli ultimi, ma anche i penultimi. Milano è una città che da quando ha preso consapevolezza che l’Expo sarebbe stato un volano di crescita (2012/13), non ha smesso di investire nel cambiamento. Con giunte e rappresentanti politici diversi, ma uniti nell’intento di una Milano più smart, sociale solidale, aperta, innovativa. Una citta che riparte, dove la ristorazione (che poteva essere distrutta dalla pandemia) è impresa, «affrontata da imprenditori», dove le vie dello shopping – lontano dallo sfavillio degli eccessi – offrono le vetrine più eleganti del mondo. È gusto e tendenza forse antesignana al punto di anticipare il futuro che ad alcuni sfugge.

È una città che se la butti giù si tira su. Non è la città dello yoga e delle 12 ore di call e poi di una festa al Salone del Mobile. Mentre è certamente vero che il Salone del Mobile è l’evento fieristico più smart, innovativo e di tendenza al mondo: nessuna città internazionale ha saputo creare un evento così cool e portare in strada 20 milioni di persone che… nelle prossime stagioni torneranno.

E c’è anche la Milano Digital Week di IAB, l’omologa «wine» e perfino quelle degli ordini professionali come la «LegalCommunity Week». Basta osservare, comprendere la Milano che muta. Perché al centro della vita di Milano c’è e ci sarà sempre una cosa: la relazione. La relazione è l’unico elemento che ha «resistito» al cambiamento, alle nuove abitudini della collettività: la relazione sarà al centro delle nostre vite. Qui di «relazione si vive», e Milano è una delle città più relazionate al mondo. Sono cambiati anche i milanesi. Cambiano i linguaggi: aggettivi più misurati, toni di voce essenziali e non eccessivi, si è più asciutti, essenziali. E dobbiamo avere occhi per vedere che è cambiata la narrazione, il racconto. Ma la città è viva, proattiva, pronta a rimettersi in gioco. E con un grande traguardo che si avvicina e di cui inizierà a beneficiare a breve: le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

28 marzo 2021 | 10:38

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