Sciopero mezzi venerdì 26 marzo. Atm, a Milano riparte la protesta: linee metropolitane ferme dalle 18

È ripartita alle 18 la protesta dei sindacati del trasporto pubblico per il rinnovo del contratto nazionale di categoria. È la seconda fase dello sciopero che venerdì mattina, dalle 8.45 e alle 15, ha paralizzato le linee della metropolitana. Cancelli di nuovo giù fino alla fine del servizio. Problemi anche per le linee di superficie, con autobus e tram che viaggiano a singhiozzo, anche per una serie di incidenti stradali e manifestazioni di protesta, che hanno costretto a deviazioni e a saltare alcune fermate a quei pochi mezzi di superficie che hanno continuato a circolare.

Il venerdì nero è iniziato con quattro linee su quattro ferme, dalle 8.45. Tutte le stazioni sotterranee chiuse. Saranno riaperte appunto alle 15. «Sciopero nazionale: dalle 8.45 chiudono le metropolitane — è l’avviso fatto subito circolare da Atm — Riduzione della circolazione di bus, tram e filobus. Dalle 15 tutte le linee metropolitane e di superficie sono tornano in normale servizio fino alle 18». E già, perché poi ci sarà il secondo tempo. Dalle 18, appunto, fino a fine servizio.

Il mondo del trasporto pubblico locale è tornato a scioperare. Lo stop di 24 ore è stato proclamato da tutte le maggiori sigle sindacali: Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Faisa Cisal, Ugl e Orsa Trasporti. In ballo c’è ancora la questione del mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore. I timori della vigilia, e cioè di rivedere le immagini delle saracinesche del metrò abbassate, sono stati confermati in pieno. Un nuovo venerdì nero per la mobilità milanese, già alle prese con la difficile convivenza con il virus. Giornata ulteriormente complicata per il corteo dei tassisti, che protestano contro il ritardo dei sostegni previsti dal Governo e chiedono una riduzione delle tasse. Suonando i clacson, le auto bianche hanno sfilato partendo dalla Stazione Centrale, facendo tappa sotto il Pirellone.

I disagi per lo sciopero

Le previsioni per oggi davano sul brutto già dai giorni precedenti, con un rischio di disagi reali, oltre l’«effetto annuncio» che colpisce sempre, anche al di là delle reali conseguenze sul servizio pubblico. Tanti gli indizi che lasciavano presagire un’agitazione decisa. Innanzitutto perché a chiedere di incrociare le braccia erano un po’ tutti i sindacati. E poi per il motivo che li ha spinti all’agitazione: «il rifiuto delle associazioni datoriali Asstra, Agens e Anav di proseguire il confronto negoziale avviato a novembre del 2020». Anche l’ultimo tentativo di evitare il blocco, l’altra mattina, non è riuscito. «Non comprendiamo come lavoratori ritenuti indispensabili nei momenti di crisi — spiegano i promotori — possano rimanere inascoltati quando chiedono il rispetto di un diritto elementare come quello del rinnovo contrattuale».

I precedenti

Vediamo quali sono stati i precedenti. C’è sciopero, e sciopero, infatti. Ci sono le volte (poche, in realtà) in cui i cancelli chiusi delle stazioni interrompono la disperata corsa dei pendolari. E quelle (la maggior parte) in cui si fatica a riscontrare grosse differenze rispetto a un giorno qualsiasi. Anche se alla fine, la differenza in strada in genere è poca: tutti per sicurezza si affidano alla vecchia e cara auto, e traffico in tilt. Basta però dare uno sguardo alle ultime mobilitazioni per capire i timori della vigilia. Negli ultimi cinque anni sono state tre le giornate nere: 5 aprile 2017, 24 luglio 2019, e più di recente l’8 febbraio scorso. In tutti e tre i casi dietro c’erano — come oggi — le principali sigle sindacali. E il risultato è stato lo stesso: tornelli chiusi sottoterra, sopra corse a singhiozzo.

Treni e tram

Quattro anni fa si scioperava per il contratto di servizio del trasporto pubblico in scadenza. Lo stop di 4 ore del personale Atm era stato proclamato dalle stesse sigle che ora tornano a chiedere di incrociare le braccia. Percentuale di adesione di poco superiore al 50 per cento: tutte le linee della rete metropolitana ferme. L’estate di due anni dopo, altra paralisi. «Sciopero nazionale generale dei trasporti» di quattro ore proclamato dai sindacati più importanti. Ampia la piattaforma di rivendicazioni. Treni congelati e pochi tram e bus in circolazione. E arriviamo all’ultimo caso, un mese e mezzo fa: dietro le quattro ore di passione per milanesi e pendolari, di nuovo la richiesta di rinnovo del contratto.

L’impatto sul servizio Atm

In mezzo, molti altri scioperi, 22 per l’esattezza, promossi da sindacati minoritari. Hanno finito per creare disagi più per paura che per altro. Un paio di esempi recenti. Il 23 ottobre di un anno fa, la Cub Trasporti indice uno sciopero nazionale generale di 24 ore su temi che spaziano dagli investimenti pubblici, all’orario di lavoro, alla precarietà. «Nessun impatto sul servizio con prosecuzione della circolazione regolare», è il report finale di Atm. Storia simile all’inizio di questo mese. L’8 marzo è «sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati». C’è l’adesione della Cub Trasporti. Le motivazioni sono «la tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori; la proroga della moratoria sui licenziamenti; il diritto al lavoro, a salari e carriera senza discriminazioni, soprattutto per le donne». Il bilancio: «Nessun impatto sul servizio con prosecuzione della circolazione regolare».

26 marzo 2021 | 08:11

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_marzo_26/sciopero-atm-milano-venerdi-26-marzo-metropolitane-bus-tram-disagi-chi-usa-mezzi-pubblici-e45b4dc6-8dfe-11eb-8542-ee1d410d331e.shtml