Vaccino Covid, Gubian e il flop di Aria«Ma l’errore zero è impossibile»

Perché la Lombardia non si è appoggiata da subito al portale di Poste Italiane per la campagna di vaccinazione anti-Covid, come hanno fatto da subito altre Regioni? «Perché si è scelto di partire con il metodo degli inviti e non della prenotazione, mentre la modalità di Poste è a prenotazione, non a invito», spiega Lorenzo Gubian in Commissione Bilancio a Palazzo Pirelli, in veste, da questa mattina, di amministratore unico di Aria oltreché di direttore generale. La fase iniziale, quella degli over 80 e poi degli insegnanti, «vedeva come caratteristiche la disponibilità di pochi vaccini, quindi l’idea di andare ad invito (sul portale attuale, di Aria, ci si registra e in un secondo momento si riceve l’appuntamento per la somministrazione del vaccino, ndr) è maturata perché se si fosse aperta la prenotazione, con i pochi vaccini disponibili, ci sarebbero state problematiche da click day, che volevamo evitare».

Tra fine gennaio e inizio febbraio, dice Gubian, «eravamo in fase di valutazione delle diverse alternative: si è chiesto a Poste se in tempi stretti, nel giro di due settimane, sarebbe riuscita a sviluppare un sistema a registrazione, invito e somministrazione. Ma non era possibile». Sugli errori commessi e i disguidi verificatisi, Gubian difende il lavoro fino a qui svolto, al netto della «grande complessità dell’operazione, con oltre 200 centri vaccinali attivi e diversi migliaia di ambulatori, in cui l’errore zero è impossibile: qualche errore su 1,3 milioni di eventi (il numero di somministrazione finora effettuate dalla Lombardia, ndr) può capitare. Dobbiamo tener conto del livello di complessità della prima campagna vaccinale della storia di queste dimensioni». Gubian spiega, inoltre, che «non era noto immediatamente il numero dei centri vaccinali attivi e quindi raccogliere e configurare le agende di un sistema così complesso ha portato anche ad errori materiali. Qualche volta, però, anche le Asst hanno indicato date di attivazioni e orari sbagliati che hanno portato problemi di sovraffollamento o sottoallocazione». C’è stato, inoltre, «il problema dei cap inseriti: è successo che sono stati inseriti cap vecchi, dismessi, e ciò ha provocato disguidi e mandato persone a vaccinarsi molto lontano da casa».

In un’intervista al Corriere, uno dei consiglieri dimissionari, Mario Mazzoleni (in quota Pd), aveva detto: «I vertici della Regione sapevano bene che il software Siavr utilizzato sul nostro portale, pensato per altro, non avrebbe retto il cambio di passo della campagna vaccinale. Lo sapeva bene Guido Bertolaso, come Attilio Fontana e Letizia Moratti». Insomma: Aria ha avvisato che il sistema non era ancora pronto, e invece si è deciso di partire. Allora perché si è deciso di partire comunque e di anticipare i tempi? Chi ha preso questa decisione? È la domanda che si pongono tanti cittadini e su cui i consiglieri di opposizione incalzano il neo amministratore unico. «Si è deciso insieme: Aria e l’unità di crisi di regione Lombardia — risponde Gubian, che non vuole commentare le affermazioni di Mazzoleni — . Si è deciso di partire comunque, con i rischi che sono stati valutati. C’è stata una valutazione dei rischi congiunta. Con tempi molto stretti e con un piano vaccinale che non ha precedenti nella storia, nella Regione più grande d’Italia».

25 marzo 2021 | 12:12

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