Caos vaccini, Letizia Moratti attacca la società della Regione: “Inadeguati”

In Lombardia, è di nuovo caos sulle vaccinazioni. Nonostante i proclami di Guido Bertolaso e gli annunci di Letizia Moratti continua a non esserci pace per il sistema di prenotazione. Tra sms mai arrivati, appuntamenti fissati all’ultimo momento a centinaia di chilometri di distanza dal domicilio degli ultraottantenni. Errori tecnici di Aria, l’azienda regionale che continua a gestire il portale delle registrazioni in attesa che Poste italiane rilevi il servizio.

L’ultimo clamoroso episodio è accaduto ieri a Cremona. Dove per colpa di alcuni “disguidi regionali del sistema di prenotazioni”, per il secondo giorno consecutivo, nonostante ci fossero 550 dosi pronte da somministrare ad anziani over 80 si sono presentati solo in sessanta. Ancora una volta, non erano partiti gli sms di Aria. Solo dopo una chiamata generale di medici e Comune a tutti gli anziani della zona disponibili a vaccinarsi, l’hub della Fiera di Cremona ha potuto annunciare che “tutti gli slot erano esauriti”. A Como, invece, all’inizio erano solo in 17. Dopo il richiamo attraverso gli elenchi sono state somministrate 772 dosi, e 212 di AstraZeneca, A Monza dove non si era presentato nessuno, nel pomeriggio i medici hanno recuperato le 400 vaccinazioni saltate all’ospedale vecchio e quelle al nuovo. È solo la punta di un iceberg.

“Una vergogna”, tuona il Pd. “Aria va chiusa subito”, fa eco il Movimento Cinque Stelle. La vice governatrice e assessora Letizia Moratti in serata ammette con un tweet: “L’inadeguatezza di Aria Lombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente rallenta lo sforzo comune per vaccinare. È inaccettabile”. Quindi ringrazia “per la pazienza operatori e cittadini”. La lista dei disguidi si allunga. Nel Varesotto, una donna ottantaquattrenne ha ricevuto nella notte del 19 marzo la convocazione per la vaccinazione ad Antignate, in provincia di Bergamo domani alle 8. Senza nessuna possibilità di cambiare centro vaccinale. Stessa sorte per un ottantaduenne di Varese a cui è stato comunicato che avrebbe dovuto vaccinarsi il giorno dopo a Cremona. A ben 157 chilometri da casa sua. Altri anziani sono stati dirottati da Milano a Crema, da Pavia a Pieve Emanuele, dalla Bassa pavese a Lodi.

Asst e Ats di Cremona e della Val Padana in una nota congiunta ammettono il disguido, ma precisano che “nessuna dose è andata sprecata”. Nonostante il coordinatore regionale della Lega Fabrizio Cecchetti se la prenda “con i ritardi causati dai precedenti governi”, fonti leghiste fanno sapere che domani si discuterà del caso a Palazzo Lombardia. Sempre domani ci sarà una riunione con le Ats e le Asst.

Il problema non è la carenza di dosi. “La Regione aveva annunciato che entro la settimana tutti gli ultraottantenni avrebbero ricevuto almeno la prima dose – spiega il Pd Samuele Astuti – Non sono arrivati nemmeno gli sms”. Da gennaio, sono cambiati cinque piani vaccinali, due assessori al Welfare, due commissari, due direttori generali e due portali. Il dossier parte dall’ormai lontano 27 dicembre, quello del Vax day europeo. Astuti ricorda che l’allora assessore Gallera “non voleva far rientrare i medici dalla ferie”. Così la Lombardia partì solo il 4 gennaio. Fin dall’inizio, sono emersi due problemi. “La difficoltà di reperire gli elenchi relativi alle somministrazioni della fase 1 extraospedaliera. E la ramificazione delle fasi in 1 bis e 1 ter, scelta fatta solo dalla Lombardia”.

Tra le priorità, sono stati inseriti i dipendenti degli stabilimenti termali (chiusi da mesi) e i veterinari in pensione. “La Regione non è riuscita nemmeno a far partire contestualmente le vaccinazioni di forze dell’ordine e insegnanti. Per non parlare dei fragili”. Sul banco degli imputati c’è sempre Aria, che in base al contratto sottoscritto dalla Regio doveva ricevere per il suo servizio 18,5 milioni più Iva e doveva rappresentare l’efficienza lombarda. “Non c’è stata alcuna interazione con i cittadini. Tanto che Moratti e Bertolaso sono costretti ad annunciare che il servizio sarà affidato a Poste italiane, che da gennaio aveva offerto il portale gratuitamente”.

Per non parlare del ritardo di tre settimane della campagna vaccinale scolastica pur con la disponibilità del siero AstraZeneca nelle farmacie. Il mancato raccordo tra Ats che organizza le vaccinazioni e le Asst che le eseguono crea una zona di limbo che sfugge al controllo. “Altro che promettere di vaccinare tutti entro giugno. La verità che se anche avessimo quelle dosi la campagna in Lombardia non andrebbe più velocemente. Nonostante lo sforzo del personale sanitario. Perché manca la testa, l’organizzazione”.

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