Amazon, per la prima volta è sciopero: nel mirino turni e carichi di lavoro

È un fatto storico: per la prima volta in Italia e in Europa lunedì la filiera di Amazon al completo – cioè i dipendenti della società nei magazzini e quelli dell’indotto, specie nella logistica – sciopera compatta a livello nazionale, coinvolgendo anche i 5 mila dipendenti e i sette centri della Lombardia. “Strike hard, have fun, make history”, recita un volantino sindacale distribuito in questi giorni, volutamente in inglese visto che si tratta della più ricca multinazionale (americana) del mondo: “sciopera duro, divertiti e fai la storia”.

Perché è stata indetta questa protesta di 24 ore da parte delle categorie di Cgil, Cisl e Uil? Si chiede una contrattazione sui carichi e i ritmi di lavoro che vengono imposti dalla big company, la verifica e la contrattazione dei turni, la riduzione dell’orario dei driver, la clausola sociale per garantire continuità occupazionale in caso di cambio di appalto o fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali e, non ultimo, il rispetto delle norme su salute e sicurezza. Un pacchetto ampio insomma, che da tempo era sul tavolo delle trattative, poi abbandonato da Amazon. “La vera domanda dovrebbe essere: com’è possibile che l’azienda dell’uomo più ricco del mondo non rispetti nemmeno questi basilari diritti? Soprattutto pensando ai super guadagni di Amazon post pandemia”, dice il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. I rapporti tra l’azienda e l’organizzazione sindacale in sé sono storicamente pessimi, mentre il controllo sulla “produttività” dei singoli è altissimo, grazie anche all’utilizzo di nuove tecnologie e strumenti di sorveglianza.

“I lavoratori sono stremati. Nei mesi della pandemia hanno garantito un servizio fondamentale e continuo, anche in condizioni di rischio. Con l’ulteriore aggravante, per i somministrati, di dover garantire la massima flessibilità sul lavoro, spesso senza la corretta parità di trattamento economico e perennemente posti sotto minaccia di non avere rinnovato il contratto” , recita il comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil.

Era il 2017 “quando incontrammo per la prima volta alcuni driver di Amazon – ricorda Emanuele Barosselli della Filt Cgil milanese – . Erano in pochi, precari, sottopagati e costretti a turni di lavoro interminabili. Ma erano determinati e decisi a cambiare le cose, a creare un futuro migliore per loro e le loro famiglie. Hanno alzato la testa, si sono organizzati con il sindacato, grazie alla loro unione hanno cancellato la paura e messo in campo il primo sciopero nella “pancia” del gigante americano. Ottennero una prima vittoria: l’applicazione del corretto contratto nazionale della logistica, stabilizzazione del lavoro e indennità di trasferta”.

Sul fronte della clientela, invece, giovedì è arrivato un appello al boicottaggio degli acquisti online da parte di Federconsumatori: in nome della “sostenibilità sociale del mercato”, decide “di aderire per solidarietà allo sciopero del 22 marzo, invitando i suoi soci a non effettuare acquisti sulla piattaforma in questa giornata. Un piccolo gesto che darà più forza a tutti: a chi chiede di lavorare in condizioni sostenibili ed a chi acquista, rendendolo protagonista di scelte volte al cambiamento degli stessi modelli produttivi, orientandoli sempre più all’equità ed al rispetto dei diritti e della sicurezza”, sostiene infine Federconsumatori.
 

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